| Battaglia di Torino di Karl von Blaas – licensed under CC BY-SA 4.0 |
Se chiedete a un torinese, sappiate che ha due certezze granitiche: i liguri non spiccano per empatia… ma i francesi in quanto a simpatia occupano la posizione più bassa della classifica.
L'assedio di Torino del 7 settembre 1706 è uno degli eventi da cui nasce questa certezza.
Parliamo di una svolta tra le più importanti della storia torinese con forte risonanza internazionale, tanto che alcuni storici la considerano come quello che diede inizio al risorgimento: senza quella vittoria, probabilmente Torino non avrebbe avuto il ruolo centrale che poi ha avuto nella nascita dell’Italia.
Altro che brunch in centro e dehors: qui si combatte sul serio. I francesi stringono la città come un conto troppo salato, convinti che prima o poi i torinesi alzeranno bandiera bianca. E invece no. Perché a Torino puoi anche togliere tutto, ma non la testardaggine.
Dentro le mura si stringono i denti, fuori si prepara il colpo di teatro: arriva il principe Eugenio, e invece dei croissant porta un assortimento poco gourmet di cannoni. Quando attacca, lo fa con quella tipica eleganza sabauda: prima un inchino, poi un pacato — ma chiarissimo — “adess basta”.
I francesi capiscono rapidamente che l’aria è cambiata: da assedio a fuga è un attimo.
Pietro Micca, eroe nazionale, pochi giorni prima aveva fatto saltare tutto – letteralmente – pur di non far entrare il nemico. Un gesto che oggi chiameremmo “problem solving estremo”.
Alla fine Torino è salva. E non è solo una vittoria militare: è il momento in cui una città capisce di poter diventare qualcosa di più. Almeno fino a che non arrivarono i milanesi a soffiarci via l'aperitivo.
Senza quel giorno, forse niente capitale sabauda, niente Risorgimento, niente Italia.
Insomma, mentre oggi discutiamo di ZTL e aperitivi, qualcuno – tre secoli fa – ha fatto in modo che potessimo farlo. Anche questo, in fondo, è servizio pubblico.
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| Eugenio di Savoia dipinto da Jacob van Schuppen – licensed under CC BY-SA 4.0 |