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giovedì 27 agosto 2026

I have a dream

Il Bicerin - Il buongiorno del mattino in chiave sabauda



Il 28 agosto 1963, a Washington si radunano 200.000 persone. Nessun palco sponsorizzato, nessun influencer in prima fila, nessuna diretta studiata per “fare engagement”. Solo gente vera, lì per ascoltare. Oggi una cosa del genere farebbe quasi sorridere: senza hashtag, come fai a esistere?


Poi sale Martin Luther King Jr. e pronuncia quattro parole: “I have a dream”. Senza un claim costruito da un social media marketing. Un sogno. Punto. Eppure quelle parole pesano più di migliaia di post indignati che scorrono ogni giorno senza lasciare traccia.


Fa quasi impressione pensarci: oggi abbiamo mezzi infinitamente più potenti per comunicare, ma riusciamo a dire molto meno. Ci perdiamo in polemiche usa e getta, in brigate “woke” che spesso finiscono per tradire le stesse idee che proclamano, trasformandosi in una forma di moralismo selettivo


Il paradosso è evidente: nel tentativo di combattere le discriminazioni, si rischia di riprodurne di nuove, solo con segno opposto. E così, mentre ci si proclama dalla parte dei diritti, si finisce per diventare i primi censori dei diritti altrui



Nel frattempo, un discorso di sessant’anni fa continua a essere citato, studiato, ricordato.


Forse il problema non è la mancanza di visibilità. È la mancanza di sostanza. Perché la verità è scomoda: non basta parlare di diritti per cambiare qualcosa. Bisogna crederci davvero. E soprattutto, essere disposti a pagare il prezzo di quelle parole.


Il resto è rumore. E il rumore, si sa, non ha mai fatto la storia.

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Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi al mattino su Torino.plus e anche su: Instagram e Facebook




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