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domenica 30 agosto 2026

La favola è finita

Il Bicerin - Il buongiorno del mattino in chiave sabauda




Il 31 agosto 1997 il mondo si fermò: Lady Diana moriva a Parigi, e con lei finiva qualcosa di più di una favola reale. Non solo una principessa, ma un fenomeno mediatico globale, capace di mettere in ombra perfino la monarchia che avrebbe dovuto rappresentare.


A distanza di quasi trent’anni, viene da chiedersi: cos’è oggi una monarchia? Un’istituzione millenaria o una serie TV con budget illimitato? Tra incoronazioni trasmesse in mondovisione, scandali familiari e comunicati stampa scritti con la precisione di un notaio, la sensazione è che la corona pesi meno dell’audience.


Diana, in questo, era un cortocircuito perfetto. Troppo umana per essere reale, troppo reale per restare dentro il protocollo. Stringeva mani, abbracciava malati, rompeva regole non scritte con una naturalezza che oggi farebbe impazzire qualsiasi ufficio stampa reale. Era, paradossalmente, più moderna di un’istituzione ferma a secoli fa.


La sua morte fu il primo grande lutto globale dell’era ipermediatica: non solo tragedia, ma spettacolo planetario, con milioni di persone incollate a uno schermo. Oggi, abituati a tragedie in tempo reale e notifiche push, quell’evento sembra quasi “innocente” nella sua portata emotiva.


E oggi? La monarchia sopravvive, impeccabile e distante, come un museo ben illuminato: affascinante, ordinato, sostanzialmente immobile. Senza Diana, però, resta il dubbio che più che una favola sia diventata una replica infinita. Di quelle che guardi per abitudine, non perché ti emozionano davvero. Ma d’altronde, anche le corone, si sa, possono brillare molto… soprattutto quando sotto non c’è più niente di vivo.


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Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi al mattino su Torino.plus e anche su: Instagram e Facebook











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