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giovedì 23 luglio 2026

Il piemontese che ci insegnò a pedalare

Il Bicerin - Il buongiorno del mattino in chiave sabauda



Il 24 luglio 1949 Fausto Coppi vince il Tour, dopo aver già vinto il Giro. Prima doppietta della storia. Un'impresa monumentale, raccontata con l'entusiasmo di chi ha appena vinto qualcosa e con la sobrietà di chi è nato tra le colline tortonesi, dove ci si vanta pedalando, non parlando.


Niente cardiofrequenzimetro, niente GPS, niente frullato di quinoa: solo una bici, due gambe e una forza di volontà che intimidiva le salite prima ancora dei gregari. Era così scarno che in discesa col vento laterale lo cercavano col binocolo. Poi la strada saliva, e lui spariva all'orizzonte come se conoscesse una scorciatoia riservata ai fenomeni atmosferici.


Oggi basta una rampa del parcheggio Esselunga per dichiarare chiusa la stagione agonistica, e si pedala non per arrivare primi ma per pubblicare "37 km, meritata focaccia" — salvo scoprire che la focaccia pesa più della bici.


Coppi affrontava Alpi e Pirenei senza guru motivazionali. Rivoluzionò l'alimentazione e l'allenamento, anticipando di decenni il ciclismo moderno — mentre la rivalità con Bartali spaccava l'Italia a tavola, con più passione di un rigore dubbio ai tempi dei social.


Morì nel 1960, a quarant'anni, per una malaria diagnosticata troppo tardi: sconfisse le montagne, non un parassita. Una vita che, se non fosse vera, sembrerebbe inventata da un romanziere con il vizio dell'esagerazione.


Morale sabauda: se qualcuno oggi vi racconta di aver fatto "Giro e Tour nello stesso anno", probabilmente parla di gelaterie e parenti in vacanza. E la maglia gialla, in quel caso, la assegna il colesterolo.




Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram e Facebook






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