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giovedì 29 ottobre 2026

Colpevole di intelligenza

Il Bicerin - Il buongiorno del mattino in chiave sabauda

 




Torino, 29 ottobre 1887

Mia carissima Clotilde,

ti scrivo mentre  attendo di recarmi a teatro. Oggi la mia mente è corsa indietro di oltre un secolo, precisamente al 29 ottobre del 1711, giorno in cui a Bologna veniva al mondo Laura Bassi. Sfogliando alcune memorie dell'Istituto delle Scienze nella biblioteca di mio padre, mi sono ritrovata a riflettere sulla vita di questa donna straordinaria, colpevole di un difetto che il mondo – il suo come il nostro, ahimè – fatica ancora a perdonare: essere dotata di un’intelligenza viva, profonda, e non avere alcuna intenzione di chiedere scusa per questo.

Pensa, Clotilde, di quale coraggio dovette armarsi. Nel suo secolo, mentre la gran parte degli uomini sentenziava che il nostro unico regno dovesse restare il focolare o il ricamo, lei osava interrogare la natura: studiava la compressione dell’aria, scrutava i segreti del vapore acqueo, misurava la pressione atmosferica. Mentre nei circoli cittadini i dotti signori discutevano gravemente se il cervello muliebre fosse adatto alle scienze, Laura non perdeva tempo a guardar loro il dito: guardava la Luna e cercava di comprendere le leggi dell’universo.


Quando nel
1732 conquistò la cattedra universitaria a Bologna, compì un’impresa che ha dell'incredibile. Ma tu ed io sappiamo bene quale sia il prezzo di simili trionfi. A un uomo è concesso il lusso della mediocrità senza che nessuno ne faccia colpa al suo sesso; a noi donne, per ottenere anche solo il diritto di parlare, si chiede di essere prodigi, eccezioni, quasi miracoli viventi.



Eppure,
nemmeno dopo quell'onore le porte dell'Accademia le furono davvero spalancate. E sai cosa fece lei? Non si diede per vinta: allestì un gabinetto di fisica sperimentale tra le mura della propria dimora. Se le istituzioni le imponevano limiti e silenzi, lei trasformava il proprio salotto in un tempio del sapere! Mi viene da sorridere immaginando la scena: istruire i giovani studiosi tra alambicchi e macchine pneumatiche, badando bene che qualche ospite distratto non confondesse gli apparecchi per la pressione dell'aria con il bollitore per il servizio del tè.


Solo nel 1776, ormai avanti negli anni, le fu finalmente concessa la cattedra di Fisica sperimentale all’Istituto delle Scienze. Ha dovuto spendere un’intera esistenza per dimostrare una verità tanto limpida quanto osteggiata: l’ingegno non ha sesso. Un principio così semplice, mia cara, eppure guarda in che tempi viviamo: siamo nel 1880, il nostro Regno d'Italia da pochi anni ci permette sulla carta di varcare la soglia dei licei e delle università, e tuttavia quanti sguardi di scherno, quanti opuscoli, quante discussioni tocca ancora sopportare per spiegare a certi signori ciò che Laura Bassi aveva già provato coi fatti cent’anni or sono!


A volte fantastico sul futuro.
Immagino che un giorno il nome di Laura Bassi non resterà chiuso solo nei polverosi registri bolognesi, ma viaggerà lontano, magari inciso sulla prua di un grande bastimento destinato a esplorare i confini del mondo e a fendere i ghiacci eterni dei poli. Sarebbe un destino davvero poetico, non trovi? Una donna che ha dovuto sfidare per tutta la vita il gelo dei pregiudizi trasformata nel simbolo di chi affronta il ghiaccio vero in nome della conoscenza.


Chi ancora oggi si ostina a credere che la scienza sia un affare riservato agli uomini dovrebbe leggere la sua storia.
O meglio ancora, dovrebbe tentare un piccolo esperimento nel proprio studio: chiudere un vecchio pregiudizio dentro un recipiente di vetro, introdurvi qualche solido dato di realtà e osservare in quanto tempo va in frantumi.


Laura Bassi ci ha insegnato che la pressione dell’aria si può misurare e comprendere. La pressione dell’ignoranza e dell'ottusità umana, invece, pare non diminuire mai, ed è una forza ostinata che nemmeno la fisica, da sola, riesce ancora a spiegare.


Scrivimi presto, amica mia, e dimmi che anche tu non hai smesso di coltivare i tuoi studi.

Con il più vivo affetto, 

La tua devotissima, Beatrice Lanfranchi











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