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domenica 18 ottobre 2026

Bar e ristoranti a Torino, c’è una scadenza da non ignorare: dehors temporanei autorizzati fino a fine 2026

Tavolini all’aperto, procedure online, costi e controlli: ecco che cosa devono sapere i titolari dei locali torinesi per evitare errori e continuare a lavorare con gli spazi esterni.

elaborazione AI


Per bar, ristoranti e attività di somministrazione di alimenti e bevande di Torino arriva una notizia importante: il regime straordinario per i dehors temporanei è destinato a proseguire fino al 31 dicembre 2026. Una possibilità che interessa molti esercenti, soprattutto quelli che negli ultimi anni hanno puntato sui tavolini all’aperto per accogliere più clienti e aumentare le occasioni di consumo.

Ma attenzione: la proroga non significa che sia possibile occupare liberamente marciapiedi, piazze o altre aree pubbliche. Per continuare a utilizzare gli spazi esterni occorre rispettare le procedure previste dal Comune, verificare la regolarità della propria posizione e fare attenzione alle condizioni imposte per l'installazione degli arredi.

Per chi gestisce un'attività, conoscere queste regole può fare la differenza tra un dehors utilizzabile e il rischio di contestazioni.


Dehors a Torino: come presentare la richiesta senza commettere errori

La procedura temporanea consente agli operatori interessati di ricorrere a una modalità amministrativa semplificata per richiedere l'utilizzo di uno spazio esterno.

La pratica deve essere trasmessa attraverso il portale nazionale Impresainungiorno, indicato per la gestione delle procedure amministrative relative alle attività produttive. Dal 2026 questo canale è diventato il riferimento previsto per le pratiche interessate dalle nuove disposizioni.

Nella dichiarazione occorre indicare gli elementi richiesti, tra cui la superficie che si intende utilizzare e le caratteristiche degli arredi previsti. La durata dell'occupazione deve essere specificata nel rispetto del termine fissato al 31 dicembre 2026.

Il punto fondamentale è che la semplificazione riguarda la modalità di presentazione della pratica, non elimina gli obblighi a carico dell'esercente.

Prima di posizionare tavoli, sedie, ombrelloni o altre attrezzature, è quindi opportuno verificare che la documentazione sia stata trasmessa correttamente e che l'occupazione rispetti le condizioni applicabili.


Quanto costa il dehors? Non bisogna guardare soltanto ai tavolini

Per un bar o un ristorante, lo spazio esterno rappresenta una risorsa commerciale, ma comporta anche costi che devono essere considerati nella gestione dell'attività.

L'occupazione del suolo pubblico può infatti richiedere il pagamento del canone previsto dal Comune. L'importo dipende dalle caratteristiche dell'occupazione e dai criteri stabiliti dalla disciplina comunale, compresi la superficie utilizzata e la sua ubicazione.

A questi importi possono aggiungersi gli adempimenti relativi alla tassa sui rifiuti, la TARI.

Per le occupazioni temporanee, il trattamento applicabile può variare in funzione della durata e delle regole vigenti. In particolare, la disciplina richiamata per il regime in questione distingue le occupazioni che superano 182 giorni da quelle di durata inferiore o pari a tale soglia, prevedendo criteri differenti per il calcolo della TARI.

Per evitare sorprese, è consigliabile verificare con gli uffici competenti quale regime si applichi concretamente al proprio dehors e quali somme siano dovute.

La procedura temporanea prevede inoltre agevolazioni sul piano amministrativo, con l'esenzione dalle ordinarie spese di istruttoria e dall'imposta di bollo nei casi contemplati.

Attenzione anche ai debiti pregressi: eventuali importi non pagati per precedenti occupazioni o altre pendenze rilevanti possono incidere sulla possibilità di accedere alla procedura. Anche il mancato versamento delle somme dovute può avere conseguenze sulla validità della dichiarazione.


Tavolini all'aperto: i controlli possono costare caro

La possibilità di utilizzare un dehors non esonera il titolare dal rispetto delle regole sulla sicurezza, sulla circolazione pedonale e sulla corretta collocazione delle attrezzature.

Un aspetto importante riguarda lo spazio lasciato libero per il passaggio delle persone. Tavoli e sedie non devono essere disposti in modo da ostacolare i pedoni o creare situazioni incompatibili con le prescrizioni applicabili.

Occorre inoltre prestare attenzione alle dimensioni dell'area occupata: la superficie effettivamente utilizzata deve corrispondere a quella dichiarata e consentita.

Le irregolarità possono determinare contestazioni e provvedimenti da parte dell'amministrazione. Per gli operatori che hanno già ricevuto sanzioni o contestazioni per occupazioni abusive possono inoltre essere previste limitazioni all'accesso al regime temporaneo, secondo le condizioni stabilite dalla normativa comunale.

Anche le violazioni ripetute possono avere conseguenze. In presenza dei presupposti previsti, tre infrazioni accertate nell'arco di dodici mesi possono comportare misure restrittive.

Per questo motivo, prima di ampliare il dehors o modificare la disposizione dei tavolini, è opportuno verificare che ogni cambiamento sia compatibile con le condizioni autorizzate.


Rumori dopo le 22: il problema non riguarda soltanto i residenti

Per i locali situati nelle zone più frequentate della città, il dehors può rappresentare una componente importante degli incassi, soprattutto nelle ore serali.

Tuttavia, proprio in queste fasce orarie possono emergere conflitti con chi abita nelle vicinanze. Le conversazioni dei clienti, lo spostamento delle sedie e la permanenza delle persone all'esterno possono contribuire a generare disturbo acustico.

Le attività che utilizzano gli spazi esterni dopo le 22 devono quindi prestare particolare attenzione alle prescrizioni in materia di rumore e alle eventuali condizioni specifiche applicabili al locale.

Non è sufficiente avere una dichiarazione per l'occupazione del suolo pubblico: la regolarità del dehors e il rispetto delle norme acustiche sono questioni distinte.

Per gli esercenti è importante conoscere gli eventuali limiti orari, le condizioni previste per la propria zona e gli obblighi che possono derivare da ordinanze o provvedimenti specifici.

L'obiettivo è consentire alle attività economiche di lavorare senza compromettere la vivibilità dei quartieri. Per i titolari dei locali, prevenire le contestazioni è anche un modo per proteggere la continuità del servizio.


Il futuro dei dehors: meno burocrazia e autorizzazioni più stabili?

La proroga fino alla fine del 2026 si inserisce in un percorso più ampio di revisione delle regole cittadine relative all'occupazione degli spazi esterni.

Tra le questioni in discussione rientra la possibilità di rendere più stabile il sistema delle concessioni, riducendo la necessità di ripetere periodicamente gli adempimenti amministrativi. Tra le ipotesi considerate figurano autorizzazioni senza una scadenza prestabilita e procedure più snelle per alcune installazioni di dimensioni contenute.

Un altro tema riguarda le strutture che restano sul suolo pubblico dopo la cessazione dell'attività. In questi casi si valuta l'impiego di garanzie economiche per coprire eventuali costi di rimozione.

Nelle aree caratterizzate da una forte concentrazione di locali e da un'intensa attività serale potrebbero inoltre essere previste misure specifiche, come limiti alla capienza dei dehors o restrizioni per nuove occupazioni.

È importante distinguere questi possibili sviluppi dalle disposizioni temporanee attualmente applicabili: le ipotesi di riforma non devono essere considerate automaticamente regole già in vigore.


Che cosa devono fare adesso i titolari di bar e ristoranti?

Per chi gestisce un'attività a Torino, la proroga offre la possibilità di programmare il servizio all'aperto fino al termine del 2026, ma è opportuno controllare subito alcuni aspetti.


Ecco la lista delle verifiche da non rimandare:

  1. Controllare la pratica: verificare che la dichiarazione sia stata presentata attraverso il canale previsto e che i dati siano corretti.
  2. Misurare la superficie occupata: tavoli, sedie e altre attrezzature devono rimanere entro i limiti consentiti.
  3. Verificare i pagamenti: controllare il canone per l'occupazione del suolo pubblico e gli eventuali importi dovuti per la TARI.
  4. Rispettare le regole di sicurezza: assicurarsi che il dehors non ostacoli il passaggio dei pedoni e rispetti le prescrizioni applicabili.
  5. Prestare attenzione agli orari serali: verificare gli obblighi relativi al rumore e le eventuali disposizioni specifiche della zona.
  6. Controllare le autorizzazioni precedenti: chi dispone di titoli rilasciati secondo regimi differenti deve verificare quale procedura sia necessaria per proseguire l'occupazione.


Il 31 dicembre 2026 è la data da tenere d'occhio

Per bar e ristoranti torinesi, la proroga del regime temporaneo rappresenta un'opportunità per continuare a utilizzare gli spazi esterni, ma non elimina la necessità di pianificare il futuro.

La scadenza di fine anno impone agli operatori di seguire l'evoluzione delle disposizioni comunali e di verificare per tempo quali regole saranno applicabili successivamente.

La questione interessa non soltanto i grandi locali del centro, ma anche i piccoli bar di quartiere, le trattorie e i ristoranti che hanno fatto dei tavolini all'aperto una parte importante della propria attività.

Il consiglio per gli esercenti è semplice: non aspettare l'ultimo momento. Verificare la propria posizione, controllare i costi e conoscere gli obblighi applicabili consente di ridurre il rischio di contestazioni e di organizzare con maggiore tranquillità il servizio.


 



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