Ah, Marco Polo: uno che, a confronto, il torinese medio quando va “fuori porta” a Moncalieri sembra un sedentario cronico.
Nacque a Venezia nel 1254, in un’epoca in cui il massimo dell’esotico, per molti, era cambiare parrocchia. E invece lui — il giovane Marco Polo — prese la faccenda del mondo come un invito personale: “Già che c’è, vediamolo tutto.”
Partì e non si limitò a timbrare il cartellino delle spezie: attraversò deserti, corti imperiali e culture che, per l’Europa dell’epoca, erano più misteriose di una ricevuta fiscale ben compilata. Tornò con storie talmente incredibili che molti pensarono: “Sì, va bene, raccontane un’altra.” E lui, imperturbabile, le mise pure per iscritto.
Ne venne fuori Il Milione, che non è un bilancio, ma quasi: un inventario meravigliato del mondo, dove ogni pagina sembra dire “guardate che là fuori è tutto più grande, più strano e più interessante di quanto pensiate.”
E così, mentre altri collezionavano galline o terreni, Marco Polo collezionava meraviglie.
E ancora oggi, a distanza di secoli, ci ricorda una verità molto poco sabauda e molto universale: che il mondo non si capisce stando fermi. Si capisce — magari anche un po’ esagerando — andando a vedere di persona.
L'immagine seguente è di Alberto Stefani: Presidente della Regione Veneto