Un nuovo raggiro sta circolando anche in Piemonte come nel resto d'Italia e sfrutta il nome del sistema sanitario per trarre in inganno i cittadini. Tutto inizia con un SMS apparentemente credibile, che invita a richiamare con urgenza un presunto ufficio CUP per comunicazioni importanti. Il messaggio gioca sulla preoccupazione legata alla salute, spingendo le persone ad agire senza riflettere.
Il problema è il numero indicato: spesso si tratta di numerazioni che iniziano con 893 o altre simili della famiglia 89, associate a servizi a pagamento. Chiamando, la vittima può ritrovarsi con addebiti elevati sul proprio credito telefonico.
Questa truffa si basa sulla fiducia che le persone ripongono nelle comunicazioni sanitarie. I truffatori utilizzano nomi che ricordano il vero CUP (Centro Unico di Prenotazione), ma che in realtà sono inventati, come “Centro Unico Primario” o “Centro Unico Polivalente”, per risultare più credibili.
Il messaggio è volutamente generico: parla di comunicazioni urgenti senza fornire dettagli. Questo aumenta le probabilità che chi lo riceve, soprattutto se sta aspettando visite o esami, richiami senza verificare.
Quando si effettua la chiamata, può rispondere una voce registrata o un operatore che prolunga la conversazione, facendo crescere i costi. Più dura la telefonata, maggiore sarà la spesa.
Un altro aspetto critico è che anche il mittente dell’SMS può sembrare affidabile, grazie a tecniche come lo spoofing, che permettono di falsificare il nome visualizzato sul telefono.
La regola fondamentale è semplice: non richiamare mai il numero indicato nel messaggio. In caso di dubbi, è sempre meglio cercare i contatti ufficiali sul sito della propria ASL o Regione e verificare direttamente.
Questo tipo di truffa rientra nello “smishing”, ovvero le frodi via SMS che spingono a compiere azioni come chiamare numeri a pagamento o fornire dati personali. Per difendersi è importante non rispondere, non cliccare eventuali link e non condividere informazioni sensibili.
Infine, è consigliabile segnalare questi messaggi come spam e, se necessario, denunciarli alla Polizia Postale, contribuendo così a contrastare la diffusione di questo raggiro.
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