Non è solo una questione di numeri gonfiati: è un sistema che rischia di incrinare la fiducia nei contributi pubblici destinati alla montagna. L’operazione condotta dai Carabinieri Forestali nella zona di Val di Susa riporta al centro dell’attenzione un fenomeno tanto silenzioso quanto diffuso: quello delle dichiarazioni irregolari per ottenere fondi agricoli.
Controlli mirati sui pascoli
Nel corso delle verifiche relative alle domande di contributo per il 2025, il nucleo di Oulx ha individuato anomalie significative. Alcune aziende agricole hanno dichiarato superfici di pascolo superiori a quelle realmente disponibili, in alcuni casi addirittura raddoppiandole.
Un comportamento che consente, sulla carta, di accedere a finanziamenti più consistenti nell’ambito delle politiche europee per lo sviluppo rurale, ma che nei fatti si traduce in un danno per l’intero sistema agricolo e per gli operatori onesti.
Le sanzioni e i fondi recuperati
Grazie alla collaborazione con Regione Piemonte e con l’agenzia regionale per i pagamenti agricoli (collegata al sistema nazionale di AGEA), i controlli hanno portato a risultati concreti:
- circa 70 mila euro di risparmi complessivi per le casse pubbliche
- quasi 30 mila euro di contributi recuperati
- oltre 5.600 euro di sanzioni amministrative
Numeri che fotografano un fenomeno non marginale, ma allo stesso tempo contenuto grazie all’attività preventiva e repressiva delle autorità.
Un sistema sotto osservazione
Quello dei pascoli dichiarati in eccesso non è un caso isolato. Negli ultimi anni, in diverse aree alpine e appenniniche, sono emerse situazioni simili: terreni difficilmente verificabili, frammentazione fondiaria e complessità burocratiche creano margini per irregolarità.
Proprio per questo, le istituzioni stanno rafforzando i controlli incrociati tra dati catastali, immagini satellitari e sopralluoghi diretti. L’obiettivo è evitare che fondi destinati alla tutela del territorio e alla sopravvivenza dell’agricoltura di montagna finiscano nelle mani sbagliate.
La tutela delle aziende oneste
Nonostante le violazioni accertate, il bilancio complessivo resta positivo. La maggior parte delle aziende controllate è risultata in regola, confermando la presenza di un tessuto agricolo sano e rispettoso delle norme.
Ed è proprio questo il punto centrale: i controlli non servono solo a punire chi sbaglia, ma soprattutto a proteggere chi lavora correttamente. In territori fragili come quelli alpini, dove l’equilibrio tra uomo e ambiente è delicatissimo, ogni abuso rischia di avere conseguenze più ampie.
Un segnale per il futuro
L’operazione in Val di Susa rappresenta un segnale chiaro: i controlli ci sono e diventano sempre più sofisticati. La montagna non è una zona “fuori radar”, ma un’area strategica per politiche ambientali, agricole ed economiche.
E proprio qui si gioca una partita importante: garantire che le risorse pubbliche arrivino davvero a chi mantiene vivi i pascoli, preserva il paesaggio e contribuisce alla sostenibilità delle aree interne.