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venerdì 10 luglio 2026

FIAT CRUTO


Il Bicerin
di Claudio Pasqua
- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda


L'11 luglio 1899, dentro le sale di Palazzo Bricherasio, un gruppo di signori torinesi con i baffi curati e le idee ancora più curate mette la firma su un atto che cambierà il volto della città: nasce la FIAT. Fabbrica Italiana Automobili Torino, un nome che non lascia spazio a fraintendimenti, come piace a noi sabaudi: si dice quello che si fa, e basta.


Tra i fondatori un giovane Giovanni Agnelli, "il senatore" e nonno del più celebre avvocato Gianni, che di lì a poco capirà che il vero motore della faccenda non è il propulsore a scoppio, ma la pazienza. Perché prima di vedere le catene di montaggio di Mirafiori bisognerà attraversare guerre, crisi, scioperi e almeno un paio di rivoluzioni industriali. Ma tant'è, i torinesi hanno sempre avuto un rapporto speciale con l'attesa: vedi i tempi di un aperitivo in centro, o quelli di un cantiere della metropolitana.


Da quella stanza di Palazzo Bricherasio uscirà l'azienda che darà lavoro a mezza città, disegnerà lo skyline operaio del Novecento e insegnerà al mondo che si può essere seri, seriosi e produttivi tutto insieme, senza mai concedersi un sorriso di troppo. Un po' come noi al bar, quando ci chiedono "tutto bene?" e rispondiamo "eh, suma si", che detto da un torinese equivale a un'esplosione di gioia contenuta.


Oggi Palazzo Bricherasio ospita mostre d'arte. La FIAT è diventata Stellantis, e i torinesi, come sempre, hanno lasciato che fossero gli altri a intestarsi il merito, limitandosi a inventare tutto.


Nota a margine: e già che siamo in tema di primati automobilistici, un piccolo promemoria per gli amici di Torino sud: la prima auto elettrica non la inventò né la FIAT, né tantomeno Elon Musk o Nikola Tesla. 


La costruì, ad Alpignano, un piemontese: Alessandro Cruto, lo stesso della lampadina a incandescenza.

Se gli Stati Uniti hanno Nikola Tesla, il Piemonte può vantare Alessandro Cruto: un genio dell'elettricità che contribuì in modo determinante allo sviluppo della lampadina a incandescenza e che la storia ha troppo spesso relegato nell'ombra.


Dalla sua fabbrica sulla Dora Riparia uscì nel 1906 la vettura elettrica DORA, ottanta chilometri di autonomia, frenata rigenerativa e pure la pubblicità giusta: "vettura ideale per città e per dame". Poi arrivò il motore a scoppio, più rumoroso e inquinante ma capace di percorrere distanze maggiori, e il futuro elettrico venne accantonato per un secolo buono. 


Morale: qui l'abbiamo inventato tutto già dal 1906, solo che ce lo siamo dimenticati anche noi.



Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram e Facebook


Immagine di fantasia con un giovane Alessandro Cruto che stringe la mano di Camillo Benso conte di Cavour 


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