Solferino: vinci e ti fregano - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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martedì 23 giugno 2026

Solferino: vinci e ti fregano

 



Ogni torinese passa da Piazza Solferino, ci si dà appuntamento, si attraversa di corsa, si litiga col traffico o si aspetta qualcuno sotto l'esoterica fontana Angelica. Quasi nessuno, però, si ferma a pensare al motivo per cui si chiami così. E invece la risposta è molto semplice, e molto meno allegra di un aperitivo in centro: Piazza Solferino si chiama così per una battaglia del 24 giugno 1859, cioè per una gigantesca mattanza risorgimentale.


A Torino il 24 giugno oggi significa fuochi, patrono, famiglie in processione verso il centro e torinesi che per una sera fingono di tollerare la folla. Ma prima di diventare la data in cui si alza il naso al cielo aspettando i botti sul Po, il 24 giugno per il Piemonte fu soprattutto un’altra cosa: una giornata di macello vero.


Quel giorno, tra Solferino e San Martino, il Regno di Sardegna andò a fare l’Italia insieme alla Francia di Napoleone III e trovò il classico pacchetto risorgimentale completo: caldo infernale, ordini confusi, morti ovunque e retorica patriottica distribuita a badilate.  


A San Martino i piemontesi fecero quello che sanno fare meglio da secoli: incaponirsi.  Il 24 giugno 1859, nella battaglia di Solferino e San Martino, l’esercito franco-piemontese sconfisse gli austriaci. Fu una vittoria durissima e sanguinosa. Poi arrivò la fregatura: dopo Solferino il Piemonte pensava di aver aperto la strada alla cacciata definitiva dell’Austria dal Nord Italia, ma Napoleone III si fermò a Villafranca: al Piemonte toccò la Lombardia, il Veneto restò a Vienna e Cavour, furibondo, si dimise.


Dietro la Torino del farò, dei fuochi pirotecnici e delle transenne e del “l’anno scorso era meglio”, c’è anche questa roba qui: una città che è stata capitale sul serio. 


E se proprio vogliamo chiuderla con Napoleone, va ricordato che il 24 giugno ai Bonaparte porta male: nel 1812 un altro Napoleone pensò bene di entrare in Russia con l’aria di chi dice “che mai potrà andare storto?”.


Precisazione storica: quello in foto non è Cavour, ma uno che gli somiglia 😅
Perché come molti di voi avranno notato è stata realizzata solo nel 1930 da Giovanni Riva



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