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martedì 16 giugno 2026

Maturità: ansia di Stato

Il Bicerin di Claudio Pasqua
- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda




Domani, 18 giugno 2026, alle 8.30, torna la Maturità con la prima prova scritta di italiano: sei ore, sette tracce e quel silenzio tragico da aula magna in cui persino il vocabolario sembra giudicarti.


Una volta la Maturità era un rito iniziatico. Negli anni ’80 ci si presentava con la penna Bic, la Smemoranda e l’aria di chi aveva dormito tre ore ascoltando Venditti. Negli anni ’90 arrivò la generazione di Notte prima degli esami, convinta che bastassero amore, motorino e una frase su Leopardi per salvarsi. Nei 2000 arrivarono cellulari nascosti, tesine con PowerPoint e mappe concettuali: partivi da Pascoli e, per fare “collegamenti”, dovevi arrivare a Freud, Einstein e alla crisi del 1929. Più che un esame, Google Maps della disperazione.


Negli anni 2010 arrivò la maturità ibrida: metà rito scolastico, metà startup motivazionale. Tesine multidisciplinari, collegamenti arditi e studenti capaci di partire da Svevo per arrivare a Facebook passando da Freud, Keynes e una canzone dei Coldplay. Il telefono era già in tasca, WhatsApp già bollente, Google già tentatore. Ma l’ansia era ancora artigianale, fatta in casa, non generata da algoritmo.
 

Poi arrivò il 2020, la Maturità in versione pandemia: niente scritti, solo un orale in aula, con mascherina, gel igienizzante e distanza di sicurezza. Non era didattica a distanza: era ansia in presenza, ma sanificata. Il candidato entrava come in sala operatoria, salutava senza stringere mani, si sedeva a due metri dalla commissione e iniziava a parlare. La notte prima degli esami diventò la notte prima dell’autocertificazione. Più che Maturità, sembrava una conferenza stampa della Protezione Civile con Leopardi sullo sfondo.


Il cinema, in fondo, ci aveva preparati a tutto. In Notte prima degli esami c’erano l’ansia, gli amori estivi, Venditti e il terrore del professore. In Ovosodo c’era la scuola come palestra sociale, con più vita che programma ministeriale. In Compagni di scuola ritrovavamo gli ex studenti diventati adulti, o almeno convinti di esserlo. In Immaturi addirittura gli adulti erano costretti a rifare la Maturità, dimostrando che certi traumi scolastici non passano: si archiviano male.


Ma nessuno di questi film aveva previsto la scena più moderna: il candidato che entra all’orale, firma, saluta la commissione e dice più o meno: “Io non parlo, contesto il sistema dei voti”. Gesto solenne, quasi rivoluzionario. Peccato che alcuni potessero permetterselo perché avevano già abbastanza punti tra crediti e scritti per essere promossi comunque. Più che assalto al Palazzo d’Inverno, una protesta con calcolatrice alla mano. La rivoluzione, sì, ma solo dopo aver verificato la media.




Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram e Facebook



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