Bussoleno e le violenze in Valle di Susa: contro l'ipocrisia dopo il disastro - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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martedì 28 luglio 2026

Bussoleno e le violenze in Valle di Susa: contro l'ipocrisia dopo il disastro

Dopo le violenze in Valle di Susa, Bussoleno rivendica una posizione netta: condannare gli scontri non è sufficiente se, per anni, si è continuato a legittimare o minimizzare gli ambienti nei quali l'estremismo ha trovato spazio. Servono coerenza, responsabilità e chiarezza, non dichiarazioni di circostanza.




Pubblichiamo il pensiero, dopo i fatti accaduto il 25 luglio scorso, del Sindaco di Bussoleno supportato dalla Maggioranza Consiliare e inviato alle redazioni


Di fronte agli ultimi gravi eventi avvenuti in Valle di Susa, Bussoleno non sente il bisogno di ricorrere alle formule di circostanza che tornano puntualmente dopo ogni episodio di violenza: "prendere le distanze", "dissociarsi", dichiararsi "vicini alle Forze dell'Ordine".

L’attuale Amministrazione non prende le distanze, perché non ha mai avuto vicinanze; non si dissocia, perché non è mai stata socia e non aspetta che la Valle venga nuovamente messa a ferro e fuoco per manifestare rispetto, solidarietà e vicinanza alle donne e agli uomini delle Forze dell'Ordine.


Stupiscono, quindi, alcune prese di posizione che da un lato ripropongono la ormai prevedibile litania della solidarietà e, dall'altro, sembrano dimenticare o negare la propria prossimità politica, certamente comoda, a chi è da sempre al fianco di un movimento nel quale, da troppi anni, trovano spazio anche frange capaci di trasformare il dissenso in intimidazione, devastazione e scontro.

Non si tratta di confondere un intero movimento con i responsabili delle violenze, né di negare il diritto di manifestare. Si tratta, al contrario, di riconoscere le responsabilità politiche di chi continua a offrire legittimazione, visibilità e copertura retorica ad ambienti nei quali l'estremismo può radicarsi ed agire.

Quando nacque la contrarietà alla TAV, molte persone vi aderirono in buona fede: cittadini, e famiglie che esprimevano dubbi ambientali, economici e territoriali. Nel corso degli anni, tuttavia, una parte significativa di quelle persone si è allontanata proprio perché il movimentoaveva mal interpretato le loro richieste e aveva assunto una piega sempre più radicale e violenta, incompatibile con un dissenso civile e democratico.

La paglia vicino al fuoco, prima o poi, brucia; chi accatasta legna accanto ad una scintilla non può dichiararsi sorpreso quando divampa l'incendio; chi lascia una porta aperta durante la tempesta non può stupirsi quando il vento entra e devasta la casa. Allo stesso modo, chi strizza l'occhio agli estremisti, ne cerca la complicità, ne tollera la presenza o ne minimizza sistematicamente le azioni, deve sapere che quegli estremisti arriveranno e cercheranno spazio. Chi ha avviato questo percorso ormai trent'anni fa non poteva ignorare tale rischio; e oggi, dopo decenni di episodi analoghi, non può certamente sostenere di non averne compreso la portata e, se lo fa, è corresponsabile e complice.

Affermare, dopo i disordini, che una manifestazione era "soltanto uno spazio culturale e musicale" non basta a cancellare il contesto, le presenze annunciate, i precedenti e i rischi prevedibili. Una finalità dichiarata non neutralizza automaticamente ciò che si è scelto di ospitare o tollerare. Presentarsi poi come vittime sorprese significa non tenere conto della realtà e sottovalutare, ancora una volta, la gravità delle conseguenze.

La solidarietà alle Forze dell'Ordine è credibile quando è coerente e quotidiana, non quando compare soltanto nei comunicati successivi agli scontri.

Condannare la violenza è necessario, ma non è sufficiente se contemporaneamente si continua a legittimare gli ambienti che la rendono possibile.

La Valle di Susa non ha bisogno di dissociazioni tardive, formule rituali ed ambiguità di comodo: ha bisogno di chiarezza, responsabilità e specialmente di coerenza anche e soprattutto da una parte di chi la amministra.

Il Sindaco e la Maggioranza Consiliare di Bussoleno



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