Fermi i lavori della Metro 1 per Rivoli: sciopero degli operai senza stipendio e futuro appeso al tribunale - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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mercoledì 24 giugno 2026

Fermi i lavori della Metro 1 per Rivoli: sciopero degli operai senza stipendio e futuro appeso al tribunale


Il prolungamento della Linea 1 della metropolitana di Torino verso Rivoli si inceppa di nuovo. Questa volta non per un problema tecnico o per l’ennesimo slittamento burocratico, ma per una crisi che tocca direttamente chi quel cantiere lo manda avanti ogni giorno: i lavoratori. Da giorni, infatti, il cantiere della tratta Collegno-Cascine Vica è fermo a causa dello sciopero proclamato dagli addetti della ICI Spa, la società appaltatrice dell’opera, alle prese con una grave crisi finanziaria. Al centro della protesta ci sono stipendi non pagati, mensilità arretrate e un futuro occupazionale che, al momento, resta tutt’altro che chiaro.


La situazione è esplosa dopo mesi di tensioni. Secondo quanto denunciato dai sindacati, i lavoratori attendono da tempo il pagamento di diverse spettanze economiche. La crisi di Italiana Costruzioni Infrastrutture (ICI), già nota da mesi, si è aggravata al punto da paralizzare non solo l’azienda, ma anche la regolare erogazione degli stipendi. Già il 19 giugno Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil avevano proclamato lo stato di agitazione nel cantiere della metropolitana, spiegando che i problemi di liquidità dell’impresa stavano producendo conseguenze dirette sui dipendenti e sul ritmo dei lavori.


Un’opera strategica bloccata all’80%

Il paradosso è che il prolungamento della metro non è affatto a uno stadio iniziale. La tratta ovest della Linea 1, quella che dovrebbe collegare Fermi a Cascine Vica, è un’infrastruttura considerata strategica per la mobilità dell’area torinese ed è arrivata, secondo gli ultimi aggiornamenti ufficiali, a circa il 75-80% dello stato di avanzamento. Infra.To, la società pubblica che segue la realizzazione dell’opera, ha confermato nei mesi scorsi che i lavori avevano raggiunto una fase avanzata: in galleria è stata completata la posa dell’armamento e in alcune stazioni erano già iniziate installazioni tecniche come le porte di banchina.


Il prolungamento, lungo 3,4 chilometri, prevede la realizzazione di quattro nuove fermate: Certosa, Collegno Centro, Leumann e Cascine Vica. Non si tratta di semplici fermate aggiuntive, ma di un tassello importante nel ridisegno della mobilità dell’ovest torinese. La stazione Certosa dovrà funzionare anche come nodo di interscambio con la stazione ferroviaria di Collegno, mentre a Cascine Vica è previsto un parcheggio di interscambio per favorire l’uso combinato dell’auto e del trasporto pubblico. L’intervento, nel suo complesso, vale circa 380 milioni di euro.


Il nodo ICI: debiti, concordato e pignoramenti

A tenere tutto in ostaggio è però la crisi della società appaltatrice. ICI Spa si trova da tempo in una situazione economica molto delicata, con un passivo pesante e centinaia di creditori. La società ha presentato al Tribunale di Roma una domanda di ammissione alla procedura di concordato, nel tentativo di evitare il fallimento e proseguire l’attività. Secondo quanto emerso anche in sede istituzionale, ICI avrebbe oltre un migliaio di creditori e un patrimonio netto fortemente negativo, mentre i debiti complessivi supererebbero i 24-25 milioni di euro.


Il punto è che il tribunale non ha ancora sciolto il nodo. E questa incertezza pesa come un macigno sul destino del cantiere. Finché non arriverà una decisione chiara sulla procedura, tutto resta sospeso: i pagamenti, la continuità dell’appalto, la tenuta occupazionale e soprattutto la conclusione dell’opera. Nel frattempo, la mancanza di liquidità ha finito per travolgere anche la gestione ordinaria dei salari, rendendo la situazione insostenibile per gli operai.


La protesta dei lavoratori: “Non si può andare avanti così”

È da qui che nasce lo sciopero. I lavoratori chiedono una risposta immediata, non solo sul pagamento degli arretrati, ma anche sulla prospettiva futura del cantiere. Continuare a lavorare senza certezze economiche, mentre la società resta appesa a una procedura giudiziaria, è diventato per molti semplicemente impossibile. I sindacati hanno parlato di una condizione non più sostenibile, maturata dopo settimane di attesa e promesse senza sbocco concreto. Il blocco del cantiere, quindi, non è soltanto una vertenza sindacale: è il sintomo più evidente di un’opera pubblica che rischia di impantanarsi ancora una volta per colpa della fragilità dell’appaltatore.


E non è la prima frenata. Già all’inizio del 2026 il commissario straordinario Bernardino Chiaia aveva spiegato che il prolungamento verso Rivoli era entrato in una fase di forte rallentamento proprio per via della crisi di ICI. Allora si parlava di ulteriori 60 giorni di stop in attesa di capire se l’impresa sarebbe riuscita a presentare un piano credibile per rientrare dai debiti. Oggi, a distanza di mesi, quel limbo non si è chiuso: anzi, si è trasformato in un blocco vero e proprio.


Cosa succede adesso: due scenari possibili

A questo punto gli scenari sono sostanzialmente due. Il primo è che il Tribunale di Roma accolga la richiesta di concordato e consenta a ICI di proseguire l’attività, magari all’interno di un percorso di risanamento. In quel caso l’azienda resterebbe titolare dell’appalto e il cantiere potrebbe ripartire, anche se con tempi da ridefinire e con la necessità di rimettere in sicurezza la parte economica e occupazionale.


Il secondo scenario è invece quello che tutti, almeno a parole, dicono di voler evitare: il rigetto della domanda e la successiva liquidazione dell’impresa. Se così fosse, Infra.To sarebbe costretta a interrompere il rapporto con l’appaltatore e ad avviare una nuova gara per affidare il completamento dei lavori a un’altra azienda. Sarebbe una soluzione molto più lunga e complessa, con il rischio concreto di allungare ulteriormente i tempi di consegna dell’opera. E i precedenti, a Torino, non mancano: basta guardare ai ritardi accumulati da altri lotti della metropolitana per capire quanto una nuova procedura possa trasformarsi in anni aggiuntivi di attesa.


Il vero problema: una metro attesa da anni che continua a slittare

Il prolungamento verso Cascine Vica è atteso da anni da chi vive tra Collegno e Rivoli. Doveva essere uno dei tasselli fondamentali per alleggerire il traffico di corso Francia e migliorare il collegamento tra Torino e la cintura ovest. Invece, tra rinvii, problemi dell’appaltatore e scadenze spostate in avanti, il cronoprogramma continua a sfaldarsi. A febbraio, durante un sopralluogo della Commissione Trasporti del Consiglio regionale, l’orizzonte indicato per l’apertura al pubblico era la fine del 2027, ma quella previsione era già legata alla formula prudente “alle attuali condizioni”. Oggi, con il cantiere fermo e il destino di ICI ancora appeso al tribunale, anche quel traguardo appare molto meno solido di quanto già non fosse.


La vicenda, insomma, è diventata il simbolo perfetto di un’infrastruttura che procede a strappi: finanziata, avanzata, quasi pronta in alcuni suoi tratti, ma comunque incapace di arrivare al traguardo. E nel frattempo a pagare il prezzo più alto sono prima di tutto i lavoratori, lasciati senza certezze e senza stipendio, e poi i cittadini, che continuano a vedere la metropolitana verso Rivoli come una promessa sempre rimandata.



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