Bussoleno, successo per “Delitto al Mulino”: Beatrice Lanfranchi tra storia e mistero - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

Post Top Ad

 


Post Top Ad

lunedì 22 giugno 2026

Bussoleno, successo per “Delitto al Mulino”: Beatrice Lanfranchi tra storia e mistero

Un pomeriggio tra letteratura, storia locale e gioco investigativo ha animato sabato scorso la Biblioteca “Nella Bar” di Bussoleno, dove Claudio Pasqua ha presentato al pubblico i racconti dedicati a Beatrice Lanfranchi, la protagonista dei suoi gialli storici ambientati nel Piemonte dell’Ottocento.




L’incontro, organizzato con la partecipazione di Antonella Arianos e della Associazione MuliVar – Amici del Mulino Varesio, ha offerto ai presenti un viaggio originale tra narrativa, memoria del territorio e ricostruzione storica. Al centro dell’appuntamento, i due racconti con protagonista Beatrice Lanfranchi, pubblicati da Land Editore e Historica Edizioni, con particolare attenzione a L’acqua non dimentica, il giallo ambientato a Bussoleno nel 1867, tra le mura del suggestivo Mulino Varesio, un tempo noto come Mulino del Piano.



Durante la presentazione, Pasqua ha raccontato la genesi della sua investigatrice e il contesto storico in cui si muove: un Piemonte postunitario attraversato da grandi trasformazioni, promesse di progresso e profonde disuguaglianze sociali. In questo scenario si inserisce la vicenda di Beatrice Lanfranchi, figura colta, razionale e anticonformista, chiamata a far luce su un delitto che affonda le radici nei silenzi della comunità e nelle contraddizioni del suo tempo.





Uno degli aspetti più apprezzati dell’incontro è stato proprio il forte legame tra racconto e territorio. Attraverso una serie di slide storiche e di approfondimento, il pubblico ha potuto seguire non solo la trama del racconto, ma anche il mondo reale che ne costituisce lo sfondo. Ampio spazio è stato dedicato alla storia del traforo del Fréjus, grande cantiere simbolo della modernità ottocentesca e snodo fondamentale per comprendere il periodo in cui è ambientata la vicenda narrata. Allo stesso modo, sono stati ricostruiti la storia e il ruolo del Mulino Varesio, luogo centrale della memoria bussolenese e cornice perfetta per un’indagine sospesa tra acqua, lavoro e mistero.





Non meno importante il focus sulla condizione femminile nel 1867, uno dei temi che attraversano l’universo narrativo di Beatrice Lanfranchi. Le slide hanno proposto un confronto tra Torino e Bussoleno, mostrando come, pur all’interno dello stesso quadro giuridico e sociale dell’Italia postunitaria, la vita delle donne potesse cambiare profondamente tra città e paese di valle. 


Da un lato Torino, con qualche possibilità in più sul piano del lavoro, dell’istruzione e dell’accesso a una maggiore autonomia pratica; dall’altro Bussoleno, dove il peso della famiglia, della reputazione e del controllo sociale restringeva ancora di più gli spazi di libertà femminile. Un confronto che ha arricchito il racconto, rendendo ancora più viva e credibile la figura della protagonista.





A rendere l’evento ancora più coinvolgente è stato il finale, che ha trasformato la presentazione in un’esperienza partecipata. Al termine dell’incontro, infatti, i presenti sono stati coinvolti in una escape room / gioco investigativo dal vivo ispirato proprio a “L’acqua non dimentica”. I partecipanti si sono ritrovati immersi nell’atmosfera del racconto, chiamati a raccogliere indizi, ricostruire moventi e confrontarsi con personaggi e segreti legati al delitto del mugnaio Ettore Bonetto. Un modo originale e molto apprezzato per prolungare la narrazione oltre la pagina scritta, trasformando il pubblico in parte attiva dell’indagine.




L’iniziativa ha così unito con efficacia divulgazione storica, promozione della lettura e valorizzazione del patrimonio locale, dimostrando come un racconto possa diventare occasione per riscoprire luoghi, vicende e memorie del territorio. Bussoleno, il suo mulino, il traforo e le sue storie sono diventati per un pomeriggio non solo sfondo, ma protagonisti di un evento capace di tenere insieme cultura, intrattenimento e identità locale.


Un successo di partecipazione e attenzione che conferma l’interesse per un progetto narrativo in cui il giallo storico diventa anche strumento per interrogare il passato e, attraverso di esso, guardare con occhi nuovi il presente.






Post Top Ad