Un pomeriggio tra letteratura, storia locale e gioco investigativo ha animato sabato scorso la Biblioteca “Nella Bar” di Bussoleno, dove Claudio Pasqua ha presentato al pubblico i racconti dedicati a Beatrice Lanfranchi, la protagonista dei suoi gialli storici ambientati nel Piemonte dell’Ottocento.
L’incontro, organizzato con la partecipazione di Antonella Arianos e della Associazione MuliVar – Amici del Mulino Varesio, ha offerto ai presenti un viaggio originale tra narrativa, memoria del territorio e ricostruzione storica. Al centro dell’appuntamento, i due racconti con protagonista Beatrice Lanfranchi, pubblicati da Land Editore e Historica Edizioni, con particolare attenzione a “L’acqua non dimentica”, il giallo ambientato a Bussoleno nel 1867, tra le mura del suggestivo Mulino Varesio, un tempo noto come Mulino del Piano.
Durante la presentazione, Pasqua ha raccontato la genesi della sua investigatrice e il contesto storico in cui si muove: un Piemonte postunitario attraversato da grandi trasformazioni, promesse di progresso e profonde disuguaglianze sociali. In questo scenario si inserisce la vicenda di Beatrice Lanfranchi, figura colta, razionale e anticonformista, chiamata a far luce su un delitto che affonda le radici nei silenzi della comunità e nelle contraddizioni del suo tempo.
Uno degli aspetti più apprezzati dell’incontro è stato proprio il forte legame tra racconto e territorio. Attraverso una serie di slide storiche e di approfondimento, il pubblico ha potuto seguire non solo la trama del racconto, ma anche il mondo reale che ne costituisce lo sfondo. Ampio spazio è stato dedicato alla storia del traforo del Fréjus, grande cantiere simbolo della modernità ottocentesca e snodo fondamentale per comprendere il periodo in cui è ambientata la vicenda narrata. Allo stesso modo, sono stati ricostruiti la storia e il ruolo del Mulino Varesio, luogo centrale della memoria bussolenese e cornice perfetta per un’indagine sospesa tra acqua, lavoro e mistero.
Non meno importante il focus sulla condizione femminile nel 1867, uno dei temi che attraversano l’universo narrativo di Beatrice Lanfranchi. Le slide hanno proposto un confronto tra Torino e Bussoleno, mostrando come, pur all’interno dello stesso quadro giuridico e sociale dell’Italia postunitaria, la vita delle donne potesse cambiare profondamente tra città e paese di valle.
Da un lato Torino, con qualche possibilità in più sul piano del lavoro, dell’istruzione e dell’accesso a una maggiore autonomia pratica; dall’altro Bussoleno, dove il peso della famiglia, della reputazione e del controllo sociale restringeva ancora di più gli spazi di libertà femminile. Un confronto che ha arricchito il racconto, rendendo ancora più viva e credibile la figura della protagonista.
A rendere l’evento ancora più coinvolgente è stato il finale, che ha trasformato la presentazione in un’esperienza partecipata. Al termine dell’incontro, infatti, i presenti sono stati coinvolti in una escape room / gioco investigativo dal vivo ispirato proprio a “L’acqua non dimentica”. I partecipanti si sono ritrovati immersi nell’atmosfera del racconto, chiamati a raccogliere indizi, ricostruire moventi e confrontarsi con personaggi e segreti legati al delitto del mugnaio Ettore Bonetto. Un modo originale e molto apprezzato per prolungare la narrazione oltre la pagina scritta, trasformando il pubblico in parte attiva dell’indagine.
L’iniziativa ha così unito con efficacia divulgazione storica, promozione della lettura e valorizzazione del patrimonio locale, dimostrando come un racconto possa diventare occasione per riscoprire luoghi, vicende e memorie del territorio. Bussoleno, il suo mulino, il traforo e le sue storie sono diventati per un pomeriggio non solo sfondo, ma protagonisti di un evento capace di tenere insieme cultura, intrattenimento e identità locale.
Un successo di partecipazione e attenzione che conferma l’interesse per un progetto narrativo in cui il giallo storico diventa anche strumento per interrogare il passato e, attraverso di esso, guardare con occhi nuovi il presente.