La memoria di un paese, il fascino della Valle di Susa ottocentesca e un delitto che riaffiora dalle acque del passato. Sabato 20 giugno alle ore 18, presso la Biblioteca "Nella Bar" di Bussoleno, sarà presentata l'antologia Racconti dal Piemonte, che contiene il racconto inedito L'acqua non dimentica di Claudio Pasqua.
L'incontro, intitolato Delitto al Mulino, accompagnerà il pubblico tra i vicoli del borgo, le ombre di Castel Borello e le antiche ruote del Mulino del Piano, oggi Mulino Varesio, in una storia dove mistero e storia locale si intrecciano.
Come nasce "L'acqua non dimentica"?
Nasce dall'incontro tra un luogo e una domanda. Il luogo è Bussoleno, con la sua storia millenaria e i suoi angoli che sembrano custodire ancora le voci del passato. La domanda è semplice: è davvero possibile seppellire una verità per sempre? Da qui prende forma un giallo storico in cui il tempo non cancella le colpe, ma le conserva come fa l'acqua con ciò che trascina lungo il suo corso.
Perché ha scelto Bussoleno come ambientazione?
Perché Bussoleno è uno dei luoghi più affascinanti della Valle di Susa. È un paese cresciuto lungo la Via Francigena, attraversato nei secoli da mercanti, pellegrini, soldati e viaggiatori. Camminando nel borgo storico si ha la sensazione che ogni pietra abbia una storia da raccontare. Per uno scrittore di misteri è una tentazione irresistibile.
Nel racconto troviamo due luoghi simbolo: Castel Borello e il Mulino del Piano. Cosa l'ha colpita di questi siti?
Sono due luoghi molto diversi ma accomunati dalla memoria. Castel Borello domina il territorio dall'alto da secoli. È una presenza silenziosa che osserva il passare delle generazioni e che nel racconto diventa quasi un guardiano della verità. Il Mulino del Piano, invece, rappresenta la vita quotidiana del paese. Qui passavano contadini, mugnai, commercianti e viandanti. È il luogo ideale per ambientare una storia in cui tutti vedono qualcosa ma nessuno vede tutto.
Perché proprio il Mulino del Piano, oggi conosciuto come Mulino Varesio?
Perché è un luogo straordinario. Le sue origini risalgono al Medioevo ed è considerato uno degli edifici storici più significativi di Bussoleno. Sorge lungo l'antica strada della Via Francigena e per secoli è stato un punto nevralgico della vita economica e sociale del borgo. Quando l'ho visitato ho avuto subito la sensazione che le sue mura avessero assistito a migliaia di storie, alcune raccontate e altre dimenticate. O forse soltanto nascoste.
Il titolo "L'acqua non dimentica" sembra avere un significato particolare proprio in questo contesto.
Assolutamente sì. Il mulino vive grazie all'acqua. Senza l'acqua le ruote non girano, il grano non viene macinato e il luogo perde la sua funzione. Nel racconto l'acqua assume anche un valore simbolico: conserva tracce, trasporta segreti e restituisce alla luce ciò che qualcuno vorrebbe cancellare. In fondo è la vera testimone della vicenda.
La storia è ambientata nel gennaio del 1867. Perché questa scelta?
Perché sono anni di grandi trasformazioni. L'Italia è unita da poco e in Valle di Susa si vive una stagione straordinaria legata ai lavori del traforo ferroviario del Moncenisio. È un periodo di progresso e speranza, ma anche di tensioni sociali, sfruttamento e disuguaglianze. Dietro l'entusiasmo per la modernità si nascondono spesso vicende umane drammatiche che meritano di essere raccontate.
Chi è Beatrice Lanfranchi?
Beatrice è una donna che non si accontenta delle spiegazioni facili. Non è una detective nel senso moderno del termine, ma possiede una qualità rara: la capacità di osservare. Vive in un'epoca che non concede molto spazio alle donne indipendenti, eppure riesce a ritagliarsi un ruolo grazie all'intelligenza, alla cultura e a un forte senso della giustizia.
Che rapporto ha Beatrice con Bussoleno?
Nel racconto il paese non è soltanto uno sfondo. È un protagonista. Beatrice deve imparare a leggere il territorio, a comprenderne i silenzi, le rivalità e le memorie. Ogni vicolo, ogni edificio e ogni testimonianza diventano tasselli di un mosaico più grande.
Quanto è importante la ricerca storica nei suoi racconti?
Fondamentale. Ho cercato di ricostruire il contesto storico con attenzione, studiando il territorio, le attività economiche dell'epoca e i luoghi reali. Mi piace pensare che il lettore possa non solo seguire un'indagine, ma anche compiere un viaggio nel tempo.
C'è un messaggio che desidera lasciare ai lettori?
Che la memoria è un bene prezioso. Le comunità sono fatte di storie, e ogni storia rischia di andare perduta se nessuno la racconta. Il mio racconto è anche un omaggio a Bussoleno, alla sua gente e a quei luoghi che continuano a custodire il passato.
Se dovesse descrivere "L'acqua non dimentica" in tre parole?
Memoria. Mistero. Valle di Susa.
E se dovesse convincere qualcuno a leggerlo con una sola frase?
Perché tra le mura di un antico mulino medievale di Bussoleno e l'ombra di Castel Borello si nasconde un delitto che il tempo ha tentato di seppellire, ma che l'acqua non ha mai smesso di ricordare.