La memoria di un paese, il fascino di una Valle ottocentesca e un delitto che riaffiora dalle acque del passato. Sabato 20 giugno alle ore 18, , sarà presentata l'antologia Racconti dal Piemonte, che contiene il racconto inedito L'acqua non dimentica di Claudio Pasqua.
L'incontro, intitolato Delitto al Mulino, accompagnerà il pubblico tra i vicoli del borgo, le ombre di un Castello le antiche ruote di un Mulino in una storia dove mistero e storia locale si intrecciano.
Come nasce "L'acqua non dimentica"?
Nasce dall'incontro tra un luogo e una domanda. Il luogo è una amena cittadina del Piemonte, con la sua storia millenaria e i suoi angoli che sembrano custodire ancora le voci del passato. La domanda è semplice: è davvero possibile seppellire una verità per sempre? Da qui prende forma un giallo storico in cui il tempo non cancella le colpe, ma le conserva come fa l'acqua con ciò che trascina lungo il suo corso.
Nel racconto troviamo un Mulino
Il Mulino , rappresenta la vita quotidiana del paese. Qui passavano contadini, mugnai, commercianti e viandanti. È il luogo ideale per ambientare una storia in cui tutti vedono qualcosa ma nessuno vede tutto.
Il titolo "L'acqua non dimentica" sembra avere un significato particolare proprio in questo contesto.
Assolutamente sì. Il mulino vive grazie all'acqua. Senza l'acqua le ruote non girano, il grano non viene macinato e il luogo perde la sua funzione. Nel racconto l'acqua assume anche un valore simbolico: conserva tracce, trasporta segreti e restituisce alla luce ciò che qualcuno vorrebbe cancellare. In fondo è la vera testimone della vicenda.
La storia è ambientata nel gennaio del 1867. Perché questa scelta?
Perché sono anni di grandi trasformazioni. L'Italia è unita da poco e in Valle di Susa si vive una stagione straordinaria legata ai lavori del traforo ferroviario del Moncenisio. È un periodo di progresso e speranza, ma anche di tensioni sociali, sfruttamento e disuguaglianze. Dietro l'entusiasmo per la modernità si nascondono spesso vicende umane drammatiche che meritano di essere raccontate.
Chi è Beatrice Lanfranchi?
Beatrice è una donna che non si accontenta delle spiegazioni facili. Non è una detective nel senso moderno del termine, ma possiede una qualità rara: la capacità di osservare. Vive in un'epoca che non concede molto spazio alle donne indipendenti, eppure riesce a ritagliarsi un ruolo grazie all'intelligenza, alla cultura e a un forte senso della giustizia.
Che rapporto ha Beatrice con il Piemonte
Nel racconto il Piemonte non è soltanto uno sfondo. È un protagonista. Beatrice deve imparare a leggere il territorio, a comprenderne i silenzi, le rivalità e le memorie. Ogni vicolo, ogni edificio e ogni testimonianza diventano tasselli di un mosaico più grande.
Quanto è importante la ricerca storica nei suoi racconti?
Fondamentale. Ho cercato di ricostruire il contesto storico con attenzione, studiando il territorio, le attività economiche dell'epoca e i luoghi reali. Mi piace pensare che il lettore possa non solo seguire un'indagine, ma anche compiere un viaggio nel tempo.
C'è un messaggio che desidera lasciare ai lettori?
Che la memoria è un bene prezioso. Le comunità sono fatte di storie, e ogni storia rischia di andare perduta se nessuno la racconta. Il mio racconto è anche un omaggio a Bussoleno, alla sua gente e a quei luoghi che continuano a custodire il passato.
Se dovesse descrivere "L'acqua non dimentica" in tre parole?
Memoria. Mistero. Piemonte
E se dovesse convincere qualcuno a leggerlo con una sola frase?
Perché tra le mura di un antico mulino medievale e l'ombra di di un Castello si nasconde un delitto che il tempo ha tentato di seppellire, ma che l'acqua non ha mai smesso di ricordare.