Il Bicerin di Claudio Pasqua
- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda
Il 15 giugno si celebra la Giornata mondiale contro l’abuso sugli anziani. Una ricorrenza necessaria, perché gli anziani in Italia vengono trattati con grande rispetto. Soprattutto nei comizi, nei manifesti elettorali e nelle frasi tipo: “I nostri anziani sono la nostra memoria”. Poi però, appena finisce la conferenza stampa, diventano la memoria da lasciare in attesa al CUP.
Il Piemonte, terra sabauda e prudente, lo sa bene: l’anziano non chiede molto. Una pensione decente, un medico che risponda, una farmacia non distante come il Monviso e magari un nipote che non lo chiami solo quando serve l’IBAN. Troppo? Evidentemente sì.
L’abuso non è solo violenza. È anche solitudine, burocrazia, truffe telefoniche, pratiche digitali pensate da ventenni convinti che tutti abbiano lo SPID, il PIN, il QR code e una serenità zen davanti al portale INPS.
Certo, non è che una volta gli anziani fossero necessariamente più considerati. Però erano sicuramente più determinati. Ricordo due signore anziane, in piedi su un autobus, che confabulavano guardando uno studente seduto, serenissimo, senza la minima intenzione di alzarsi. La prima, con tono profetico, disse: “Vedrai quando avrà la nostra età”. La seconda, più realista e decisamente sabauda, rispose: “Se ci arriva, alla nostra età!”.
E qui sta il punto: il modo in cui trattiamo gli anziani non riguarda solo loro. Riguarda anche noi. Perché l’invecchiamento non è una categoria sociale lontana: è una destinazione comune. Chi oggi considera gli anziani un problema amministrativo, domani potrebbe scoprire di essere diventato pratica arretrata.
Poi ci sono gli anziani usati come argomento politico: tutti li difendono, tutti li omaggiano, tutti li citano. Finché votano. Dopo, diventano “utenza fragile”, che è il modo elegante per dire: arrangiatevi, ma con dignità istituzionale.Un Paese civile si misura da come tratta chi è venuto prima. Noi, intanto, gli facciamo fare la coda.
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