Mi sveglio con un dubbio sabaudo. Al Roma Pride sfili solo se firmi il documento giusto. Gli ebrei Lgbt hanno esitato sulla parola "genocidio": fuori. L'inclusione, scopro, ha un esame d'ingresso. Non lo sapevo. Forse avrei dovuto studiare di più.
Ancora un po’ e i circoli scacchisti dovranno firmare un documento contro l’invasione della Polonia. Gli astronomi saranno costretti a condannare i buchi neri perché discriminanti verso i buchi bianchi e obbligheranno il CAI a prendere posizione contro le valanghe.
Si tratta di un fenomeno affascinante chiamato pacifismo selettivo. È contro tutte le guerre… tranne quelle che stanno simpatiche. Una specie di menu à la carte del conflitto: questa sì, a questa sono intollerante, questa la commento dopo aver letto i commenti degli altri.
Viviamo nell’epoca più straordinaria della storia occidentale: gente che cambia bandiera ogni ventiquattrore ma pretende lezioni di coerenza dagli altri.
Fino a ieri tutti con la bandiera arcobaleno, il simbolo della pace, la colomba, il girasole, il filtro “no war”, il cuoricino umanitario. Oggi invece trovi i pacifisti a giorni alterni, che ti spiegano la geopolitica dopo aver visto tre reel su Instagram e un documentario su Netflix accelerato a 1.5x.
E guai a cambiare opinione in silenzio. No. Bisogna annunciarlo con tono drammatico, possibilmente accompagnato da una frase di Churchill mai pronunciata da Churchill.
Lo scrittore Erri De Luca rifiuta di parlare di genocidio? “Allora non comprerò mai più i suoi libri”.
Francesco De Gregori trova imbarazzante Springsteen? “Mai ascoltato, che musica di 💩”.
Sui social funziona così: non importa capire un problema. Importa sembrare moralmente superiori entro trenta secondi dalla notizia.
Nel frattempo, la gente normale cerca solo di pagare le bollette, sopravvivere ai cambiamenti climatic, al caldo e capire perché ogni discussione online finisca inevitabilmente con qualcuno che dà del fascista a qualcun altro.
La verità è che il simbolo della pace oggi non è più la colomba.
È il tasto “disattiva commenti”.
Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram, Facebook e su Substack.
