Essere torinesi non è una questione di nascita. È una condizione mentale. Un modo di affrontare la vita con compostezza, ironia trattenuta e una certa diffidenza verso qualsiasi forma di entusiasmo eccessivo.
Il torinese autentico spesso non si rende nemmeno conto di avere abitudini che, agli occhi di chi arriva da fuori, appaiono quantomeno curiose. Sono piccoli gesti quotidiani, atteggiamenti inconsapevoli e rituali che fanno parte del DNA cittadino.
Ecco dieci cose che solo un vero torinese fa senza rendersene conto.
1. Usa la collina come unità di misura del successo sociale
In molte città si parla di reddito, professione o auto posseduta. A Torino basta sapere dove abiti.
Se qualcuno dice di vivere in collina, automaticamente l'interlocutore elabora una scheda completa della persona: tenore di vita, orientamento politico, numero di cani e probabilmente anche la scuola frequentata dai figli.
La collina non è un luogo geografico. È uno stato sociale espresso in metri sul livello del mare.
2. Dice che Torino è grigia... e si offende se lo dice un forestiero
Il torinese passa buona parte dell'anno a lamentarsi della nebbia, delle giornate uggiose e del cielo color cemento.
Ma guai a uno che arriva da fuori e osa criticare la città.
In quel momento scatta una trasformazione sorprendente: Torino diventa improvvisamente elegante, raffinata, misteriosa, ricca di storia e infinitamente superiore a qualsiasi altra metropoli italiana.
Solo i torinesi hanno il diritto di parlarne male.
3. Chiama ancora Piazza Castello "il centro"
Per un torinese esiste il centro e poi esiste tutto il resto.
Non importa quanto la città si sia espansa negli ultimi decenni. Nella sua mente il vero cuore dell'universo resta sempre Piazza Castello.
Qualunque indicazione stradale finisce inevitabilmente con la frase:
"Eh, ma dal centro sei lì."
Anche quando la destinazione dista quaranta minuti.
4. Conosce almeno tre percorsi diversi per evitare il traffico di Corso Francia
È una competenza acquisita nel tempo, tramandata quasi geneticamente.
Ogni torinese possiede una mappa mentale fatta di vie secondarie, scorciatoie improbabili e stradine che teoricamente dovrebbero essere segrete ma che conoscono tutti.
Il risultato? Tutti cercano di evitare il traffico nello stesso modo e finiscono imbottigliati nella stessa strada alternativa.
5. Considera il Bicerin una cosa normalissima
Il torinese medio dimentica che nel resto del mondo ordinare una bevanda composta da caffè, cioccolato e crema di latte non è esattamente un'abitudine quotidiana.
Per lui il Bicerin è semplicemente lì.
Come la Mole.
Come il Po.
Come le lamentele sul traffico.
Fa parte del paesaggio.
6. Attraversa sulle strisce con una fiducia quasi commovente
In molte città italiane attraversare la strada è un'attività sportiva estrema.
A Torino no.
Il torinese mette piede sulle strisce con una serenità disarmante, convinto che l'automobilista si fermerà.
E spesso accade davvero.
Quando viaggia altrove scopre che questa fiducia nel prossimo non è universalmente condivisa.
7. Si lamenta del caldo a 25 gradi e del freddo a 15
Le stagioni perfette durano circa quattro giorni all'anno.
Per il resto il clima è sempre motivo di discussione.
Se è estate fa troppo caldo.
Se è inverno fa troppo freddo.
Se piove, piove troppo.
Se c'è il sole, "però è un caldo umido".
La meteorologia rappresenta uno degli sport cittadini più praticati.
8. Aspetta il verde anche quando non passa nessuno
Il torinese possiede un rispetto quasi istituzionale per il semaforo.
Può trovarsi alle tre del mattino, su una strada deserta, senza una macchina all'orizzonte.
Eppure aspetterà.
Non perché sia obbligato.
Per principio.
Per educazione.
Per quella forma di disciplina sabauda che continua misteriosamente a sopravvivere.
9. Pronuncia "bogia nen" almeno una volta al mese
Anche chi non lo usa abitualmente finisce per citarlo.
Il "bogia nen" non è soltanto un motto storico. È una filosofia di vita.
Descrive perfettamente la capacità torinese di restare fermo sulle proprie posizioni, mantenere la calma e affrontare qualsiasi situazione con ostinata determinazione.
O, in alcuni casi, con una certa testardaggine.
Dipende dai punti di vista.
10. Quando è lontano da Torino ne parla continuamente
Magari durante l'anno critica il traffico, i cantieri, il meteo e i prezzi dei parcheggi.
Poi però basta trascorrere qualche giorno fuori città e scatta la nostalgia.
All'improvviso iniziano i paragoni.
"Però da noi il caffè è migliore."
"Però Torino è più vivibile."
"Però Torino ha i portici."
"Però Torino..."
Il torinese può lamentarsi della propria città ogni giorno dell'anno. Ma appena se ne allontana diventa il suo più convinto ambasciatore.
In fondo, essere torinesi è questo
Forse il vero torinese si riconosce proprio da questa miscela unica di eleganza discreta, ironia, abitudini consolidate e amore non dichiarato per la propria città.
Perché sotto la scorza apparentemente riservata c'è un legame fortissimo con Torino.
Un affetto che raramente viene espresso con entusiasmo travolgente, ma che emerge nei dettagli quotidiani: una passeggiata sotto i portici, un aperitivo in piazza, una vista sulla collina o una discussione infinita sul traffico di Corso Francia.
E se leggendo questo elenco vi siete riconosciuti in almeno sette punti su dieci, probabilmente siete torinesi.
Oppure lo siete diventati senza accorgervene.
