- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda
A Torino esistono cose che il resto d’Italia semplicemente non può capire. E forse è meglio così.
Per esempio: il torinese medio riesce a lamentarsi contemporaneamente del caldo, del freddo e dell’umidità nella stessa frase. Con eleganza sabauda, naturalmente. «Fa caldo, però è un caldo umido. E poi stasera gira l’aria». Lo dice indossando una giacca primaverile acquistata quando sindaco era Castellani e tenendo un ombrello nel bagagliaio «perché non si sa mai».
A diciotto gradi il torinese si abbronza ai Murazzi come fosse a Saint-Tropez.
A ottobre tira fuori piumino, sciarpa e una malinconia ereditata dai nonni, che a loro volta l'avevano ricevuta in dote dai Savoia.
Il bicerin non è una bevanda: è un esame morale
Se lo mescoli, sei un barbaro. Se chiedi il latte vegetale, vieni guardato come uno che ha parcheggiato in doppia fila davanti alla Gran Madre.
A Torino il ceto sociale non si misura in euro, ma in altitudine.
Più sali in collina, più salgono il reddito, il prezzo delle case e l’abitudine a dire “scendo in città” come se si partisse per una spedizione coloniale. L’ascensore sociale esiste ancora: più sali, più le case diventano ville, i cani diventano labrador e le auto spariscono nei garage sotterranei.
Piazza Baldissera.
Nessuno sa attraversarla, tutti fingono di saperlo. Ufficialmente è una rotonda. Ufficiosamente, l'unico sistema rimasto in Italia per selezionare la popolazione su base darwiniana. O un portale dimensionale? Mistero.
Il Martini non l’ha inventato James Bond.
James Bond, al massimo, l’ha agitato troppo. La ditta Martini & Rossi viene fondata nell’Ottocento vicino a Torino, a Pessione di Chieri, molto prima che Hollywood decidesse che bere cocktail guardando nel vuoto fosse sinonimo di fascino.
Il bogia nen non è un motto: è una postura ontologica.
Il torinese resta fermo al semaforo verde da tre minuti, perché partire per primi è da gente che ha qualcosa da dimostrare. E noi non abbiamo nulla da dimostrare. Lo sappiamo dal 1563.
E attenzione al linguaggio. Il “bogia nen” non è solo un motto: è un approccio esistenziale. Il torinese resta fermo anche quando il semaforo è verde da tre minuti, purché con dignità.
Guai a criticare i tram GTT.
Solo noi possiamo farlo. Un torinese può insultare un tram che attende da venti minuti e poi commuoversi quando ne vede uno storico.
Infine, la vera essenza della città: l’apparente freddezza. A Torino nessuno ti abbraccia subito. Prima ti osserva per sei mesi, poi forse ti invita a prendere un caffè. Ed è lì che capisci una cosa fondamentale: il torinese non è freddo. È semplicemente in modalità risparmio energetico.
Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram, Facebook e su Substack.