Siamo in grado di affermare, con la certezza che solo anni di onorata osservazione possono conferire, che i segreti più avvincenti non si celano nei salotti dorati di Londra, bensì tra le pietre millenarie delle nostre montagne. E questa settimana, o miei devotissimi lettori, le Alpi stesse hanno qualcosa di straordinario da confessare.
Sabato 18 aprile, alle ore 21:00, la Chiesa di Santa Caterina a Chiomonte aprirà le proprie porte per rivelare uno scandalo di proporzioni storiche — nientemeno che i disegni segreti del più ambizioso ingegnere militare del Re Sole in persona. Stiamo parlando, naturalmente, del leggendario Sébastien Vauban, l'uomo che Luigi XIV chiamava quando aveva bisogno che qualcosa rimanesse al suo posto — e che, a quanto ci è dato sapere, non ci riuscì affatto.
L'oggetto del desiderio della serata è il cahier n. 34 dell'Ecomuseo Colombano Romean, intitolato Vauban al Forte di Exilles, opera dei signori Eugenio Garoglio e Massimo Garavelli — due gentiluomini evidentemente dotati di una predilezione per gli archivi polverosi e i segreti sepolti da tre secoli. Questa cronista non può che approvare.
Ma di cosa si tratta, esattamente? Permettete che vi illumini.
Il Forte di Exilles ha sempre occupato una posizione di assoluta preminenza nei conflitti tra i Delfini, signori della valle della Dora fino a Chiomonte, e i conti di Savoia, che occupavano la Comba di Susa. Un'eterna disputa, cara alla nostra cronista quanto lo è la rivalità tra le famiglie più illustri della stagione mondana. E come in ogni buona disputa che si rispetti, alla fine qualcuno perse tutto.
Anche Vauban ci mise mano tra il 1692 e l'inizio del 1700, con l'aggiunta di un nuovo corpo detto "dehors" dotato di vani per la lavorazione e il deposito delle attrezzature connesse con l'attività militare. Il genio al servizio della Corona francese, dunque, lavorò freneticamente su queste rocce alpine nel tentativo di tenere a bada le ambizioni sabaude. Un tentativo, questa cronista è lieta di ricordarlo, destinato al fallimento più clamoroso.
Poiché nel 1713, con il Trattato di Utrecht, tutto passò ai Savoia. I disegni di Vauban, i sogni di Luigi XIV, le ambizioni del Delfinato — tutto scivolò dall'altra parte delle montagne come neve in primavera. Nel 1708, durante la Guerra di Successione Spagnola, il Forte tornò già ai Savoia con Vittorio Amedeo — anticipando di qualche anno il verdetto definitivo. La Francia, miei cari, non seppe leggere i presagi.
E come se non bastasse, il Forte che conosciamo oggi risale al XIX secolo, poiché dopo la sua completa distruzione per mano francese in seguito al Trattato di Parigi, fu ricostruito dal Re di Sardegna. I francesi, nella loro uscita di scena, pensarono bene di non lasciare nulla agli avversari. Una mossa che questa cronista definisce, nella migliore delle ipotesi, poco elegante.
I documenti presentati sabato sera provengono direttamente dagli archivi dell'esercito francese di Vincennes — e chi, se non la sottoscritta, sa quanto i segreti custoditi negli archivi siano i più deliziosi di tutti? Carte inedite, disegni originali, mappe di un sistema difensivo che avrebbe dovuto essere invincibile e che invece si rivelò, col senno di poi, un monumentale esercizio di ottimismo reale.
Il nome antico di Exilles, Excingomagus, evoca un "campo di eroi" — e questa cronista trova singolarmente appropriato che un luogo con tale nome abbia assistito a così tante battaglie perdute con grande stile.
L'appuntamento è dunque fissato. Questa cronista si aspetta che chiunque abbia a cuore le sorti dell'Alta Valle Susa — e le macchinazioni dei potenti di tre secoli fa — si presenti puntuale. Dopotutto, i segreti di Vauban hanno atteso trecento anni per essere rivelati. Attendere fino alle 21:00 di sabato sembra il minimo.
Adelaide di Valmorra