Abbiamo appreso con sommo interesse — e un certo sollievo, dopo un inverno che ha messo a dura prova persino il più stoico degli spiriti — che Torino si appresta a concedersi tre settimane di straordinaria frivolezza verde. Dal 4 al 24 maggio, la città intera si trasformerà in un salotto a cielo aperto, e chi scrive non potrebbe esserne più compiaciuta.
Il Festival del Verde torna, cari lettori, per la sua quarta edizione. E come ogni buona istituzione che si rispetti, cresce, si espande e acquista ambizioni. Il suo ideatore, un certo Giustino Ballato — nome che questa penna si riserva di pronunciare con la dovuta ammirazione — ha avuto l'ardire di portare la rassegna fino a Cuneo e di allungare lo sguardo verso la Liguria. Che dire? Quando si ha talento, è un peccato contenerlo entro i confini di una sola provincia.
Il tema scelto per questa edizione è "Simbiosi urbane: acqua e radici". Poetico. Evocativo. Questa cronista sospetta che più d'uno lo citerà ai ricevimenti senza averne compreso appieno il significato, il che, si sa, è la cifra di ogni tema davvero riuscito.
Più di ottanta location coinvolte — giardini, musei, orti, residenze storiche, vivai e persino biblioteche. Ottanta, care lettrici. Il che solleva una domanda legittima: esistono forse, a Torino, altrettanti pretendenti all'attenzione del pubblico colto? A giudicare dal programma, sembrerebbe proprio di sì.
Il sindaco Stefano Lo Russo ha assicurato che l'edizione coinvolgerà numerosi Comuni dell'area metropolitana, con una visione — cito con rispetto — "più equilibrata e sostenibile". Questa cronista non sa bene cosa ciò significhi per il calendario mondano della città, ma presume che l'equilibrio, in ogni sua forma, non possa che giovare.
L'assessore Francesco Tresso, dal canto suo, ha annunciato con evidente soddisfazione che il 75 per cento dei lavori al Valentino è già completato. Il restante 25, si suppone, sarà ultimato entro luglio — o almeno, questa è la promessa ufficiale. Torino, è bene ricordarlo, detiene anche il titolo di Urban MaB italiana nell'ambito del sistema Unesco. Un riconoscimento che, come ogni titolo che si porta con eleganza, vale assai più quanto viene taciuto di quanto venga detto ad alta voce.
Il cartellone si aprirà con le iniziative dedicate ai più piccoli — perché formare i futuri frequentatori di giardini è, a tutti gli effetti, un investimento sociale — e si chiuderà il 9 maggio con una festa gratuita al Museo Lavazza. Gratuita, si è detto. Una parola che, in certi ambienti, fa più scalpore di qualsiasi altra.
La seconda settimana vedrà protagoniste le cosiddette Pagine Verdi, iniziative intrecciate al Salone del Libro tra biblioteche, librerie e spazi culturali. Libri e piante, dunque. Questa penna approva incondizionatamente.
Ma veniamo al momento che i ben informati attendevano con più trepidazione: il 9 e 10 maggio, quando oltre quaranta luoghi tra Torino e Moncalieri apriranno i propri cancelli al pubblico. Villa Rignon, Villa Fubini, La Vigna, Il Merlo, il Terrazzo sul Balon e il Parco del Re del Castello Reale di Moncalieri. Giardini che di norma restano celati agli occhi indiscreti, custodi di segreti botanici — e forse non solo botanici.
Questa cronista si chiede quanti, tra coloro che visiteranno quei luoghi, andranno per le piante e quanti per vedere — e farsi vedere. Non è un giudizio. È, semplicemente, la natura umana.
La chiusura spetterà a Flor Primavera, dal 22 al 24 maggio, quest'anno dedicata al tema "Aquarium". La mostra mercato di fiori e piante ritorna al Parco del Valentino — là dove tutto ebbe inizio — e sarà, come il cielo sopra di essa, completamente gratuita.
Il cerchio si chiude. Flor torna a casa. C'è qualcosa di profondamente romantico in questo ritorno alle origini, e questa penna — solitamente impermeabile ai sentimentalismi — non può fare a meno di riconoscerlo.
Per chi avesse ancora energie, il calendario proseguirà nei Comuni aderenti: da Chieri a Settimo Torinese, con passeggiate, letture e spettacoli. A Pino Torinese, il 24 maggio, è già annunciato l'evento "Effetto bosco". Un nome che promette molto. Questa cronista terrà gli occhi — e le orecchie — ben aperti.
Adelaide di Valmorra