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domenica 1 novembre 2026

Una poltrona per Cavour

Il Bicerin - Il buongiorno del mattino in chiave sabauda



Il 2 novembre 1852, mentre su Torino gravava quella nebbia sabauda che spinge l'uomo saggio a barricarsi al Caffè Fiorio con un vermouth doppio, Vittorio Emanuele II prese una decisione destinata a rovinare la digestione alle cancellerie di mezza Europa: nominò come presidente del Consiglio del Regno di Sardegna tale Camillo Benso, conte di Cavour.


Bisogna ammettere che il Sovrano, uomo che preferiva di gran lunga i cinghiali ai ministri e le contadine ai trattati, compì il gesto con lo stesso entusiasmo con cui un gentiluomo inglese accetta di ospitare per il weekend una zia particolarmente acida del ramo materno. Cavour, del resto, non aveva il fisico dell’eroe romantico. Basso, rotondetto, con quegli occhialini a pince-nez e la fastidiosa abitudine di alzarsi alle cinque del mattino per fare i conti, sembrava più un maggiordomo troppo zelante che il futuro architetto di una nazione.


Eppure, dietro quell’aria da ragioniere di Leri che controlla il prezzo del guano, si celava un cervello di prim’ordine, una sorta di Jeeves in versione sabauda. Mentre il Re sognava cariche di cavalleria e baffi impomatati, Camillo capì che per fare l’Italia bisognava prima far quadrare i bilanci, scavare canali, posare ferrovie e, soprattutto, convincere i francesi a farsi sparare al posto nostro.


Con il suo celebre "connubio" parlamentare, aveva già dimostrato un talento quasi soprannaturale nel mettere d’accordo persone che fino al giorno prima si sarebbero volentieri sfidate a duello dietro la Gran Madre. Da quel fatidico 2 novembre, prese il timone del sonnolento Regno di Sardegna e, tra una tazza di caffè, un pizzico di diplomazia spregiudicata e qualche bugia ben assestata ai tavoli di Parigi, trasformò un piccolo Stato pieno di debiti e nebbia nel motore dell’Unità d’Italia.


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Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi su Torino.plus e Facebook


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