Tav, il fronte del Sì attacca: “Basta blocchi ideologici. I No Tav costano 200 milioni l’anno”
| Come nacque davvero la prima grande Manifestazione SITAV di Piazza Castello del 2018 |
Altro che dibattito: sul Tav lo scontro è ormai frontale. Da un lato chi continua a rallentare, dall’altro chi presenta il conto. E il conto è salato: 200 milioni di euro all’anno. A dirlo è il viceministro Edoardo Rixi, che accusa senza giri di parole anni di stop, proteste e rinvii.
“Ogni fermo pesa sulle tasche degli italiani”, è la sintesi politica di una posizione sempre più netta: la stagione dei “no” è finita, ora si deve costruire. Perché la Torino-Lione, per il governo, non è più un progetto teorico ma una priorità strategica europea, già in marcia nonostante le resistenze.
@lineaitaliapiemonte TORINO, PRESIDIO SI' TAV: “È ORA DI METTERCI LA FACCIA” “Da questa giornata parte un presidio permanente”: lo ha affermato a Torino dal palco della manifestazione “Si' Tav, no alla violenza”, il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. La manifestazione che si è svolta sotto forma di presidio davanti al Comune di Torino, secondo i promotori ha avuto lo scopo di verificare chi c’è e chi non c’è, chi ci mette la faccia e chi non ce la mette. Al centro di interventi di esponenti del centrodestra l'assenza del sindaco di Torino Stefano Lo Russo, favorevole all'opera ma impegnato altrove. La manifestazione è stata promossa dall’ex sottosegretario ai Trasporti , Mino Giachino (Udc), dal radicale Igor Boni, presente il parlamentare Benedetto Della Vedova, Spazio Libero di Giorgio Merlo e Azione con la parlamentare Daniela Ruffino. La manifestazione ha avuto anche il sostegno della Cisl, presente in piazza il segretario Luca Caretti. Condivisione del centro destra e presenza di molti di essi come il consigliere comunale Ferrante De Benedictis, intervenuto sul palco, la deputata Augusta Montaruli e il vicepresidente della Regione, l'assessore Maurizio Marrone che ha dichiarato: “La differenza tra chi sulla Tav ci mette la faccia e chi si nasconde dietro agli alibi di agenda è l'assunzione di un impegno puro e semplice che ripropongo a tutte le forze politiche presenti oggi in piazza: non allearsi in coalizione ad altri partiti apertamente contrari alla Torino - Lione. Altrimenti chi oggi organizza o partecipa o ancora benedice da assente la manifestazione Sì Tav prende in giro i cittadini perché chiede consenso proclamandosi a favore dell'opera, ma poi aiuterà a vincere alleanze ambigue e ostruzionistiche. Se AVS da sola peserà nel centrosinistra più di radicali, azione, italia viva e moderati un eventuale Lo Russo bis ostacolerà la Tav esattamente come aveva fatto Appendino: il re è nudo” #tav #torino ♬ audio originale - lineaitaliapiemonte
A ribadire il concetto arriva anche il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che liquida le contestazioni con una frase destinata a far discutere: “Se lo mettano in testa: la Tav è realtà”. Tradotto: indietro non si torna.
Nel frattempo, mentre i cantieri avanzano e il dialogo con la Francia resta costante, il governo prova a smontare una delle principali critiche, rilanciando sulle opere compensative: 32 interventi sul territorio per accompagnare l’impatto dell’infrastruttura nei Comuni più coinvolti. Ma per Roma il punto resta uno solo: fermarsi ancora significherebbe buttare altri milioni e perdere competitività.
Nel campo del Sì Tav il fronte è compatto, anche se non mancano le frizioni politiche. Fratelli d’Italia protesta per essere stata esclusa da alcune iniziative, rivendicando una linea favorevole “nel Dna”. Assente Carlo Calenda, bloccato dall’emergenza Etna.
Ma il messaggio che arriva da governo e Regione è più netto che mai: la Tav si farà, con o senza il consenso di chi continua a opporsi con violenza e al di fuori della legge. E questa volta, oltre alle parole, ci sono i numeri a pesare come macigni.
PER APPROFONDIRE
Breve storia della TAV: progetto di Alta Velocità in Val di Susa