Decreto sicurezza, stretta sui cortei violenti: fino a 5 anni di carcere e sanzioni per le famiglie dei minori - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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martedì 20 ottobre 2026

Decreto sicurezza, stretta sui cortei violenti: fino a 5 anni di carcere e sanzioni per le famiglie dei minori

Il governo introduce nuove misure contro le violenze durante le manifestazioni pubbliche. 



Dopo gli scontri e i saccheggi registrati a Milano e in altre città italiane, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che interviene sui reati commessi nei cortei, sulla responsabilità dei minorenni e sui risarcimenti per i danni provocati a negozi, infrastrutture e beni pubblici.




Il provvedimento, illustrato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, punta a rafforzare gli strumenti di prevenzione e repressione dei disordini. Tra le principali novità figurano un nuovo reato per la partecipazione violenta alle manifestazioni, pene più severe per chi organizza gruppi violenti e misure specifiche per i giovani coinvolti negli episodi di criminalità.


Partecipazione violenta alle manifestazioni: le nuove pene

Una delle innovazioni più rilevanti riguarda l'introduzione del reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, indicato anche come partecipazione violenta a una manifestazione.


La norma riguarda chi prende parte a un gruppo organizzato, composto da almeno cinque persone, che durante un corteo utilizza o lancia oggetti pericolosi, armi improprie o altri strumenti offensivi, creando un concreto pericolo per l'incolumità delle persone.


Per queste condotte sono previste pene detentive da due a cinque anni e una multa compresa tra 10.000 e 20.000 euro. Le sanzioni possono aumentare in presenza di specifiche aggravanti, per esempio quando i responsabili agiscono con il volto travisato o prendono di mira infrastrutture e servizi pubblici.


Il decreto interviene anche su chi organizza o promuove gruppi destinati a compiere violenze durante le manifestazioni, comprese le attività svolte attraverso piattaforme digitali e social network. Per queste condotte sono previste pene più elevate, che possono arrivare fino a dodici anni di reclusione.


L'obiettivo dichiarato è distinguere la partecipazione pacifica alle proteste dalle azioni violente organizzate che mettono a rischio cittadini, forze dell'ordine e attività commerciali.


Danni durante i cortei: responsabilità e risarcimenti

Il provvedimento interviene anche sul recupero delle somme necessarie a riparare i danni causati durante gli scontri.


Per i beni pubblici, come semafori, pensiline, arredi urbani e altri impianti, è previsto un percorso che consente al prefetto di emettere un'ingiunzione di pagamento nei confronti dei responsabili, secondo le condizioni stabilite dalla norma.


Quando vengono danneggiati beni privati, come automobili, vetrine o negozi, i proprietari possono rivolgersi al giudice per ottenere un decreto ingiuntivo, con l'obiettivo di accelerare il recupero delle somme dovute.


Il principio richiamato dalla presidente del Consiglio è quello secondo cui chi provoca un danno deve risponderne economicamente. Nel caso dei minorenni, il decreto prevede specifiche sanzioni amministrative per chi esercita la responsabilità genitoriale, fatte salve le condizioni e le possibilità di esonero previste dalla normativa.


La responsabilità dei genitori, quindi, non va interpretata come un obbligo automatico e indiscriminato di pagare qualsiasi danno: occorre considerare le disposizioni applicabili e le circostanze del singolo caso.


Minorenni coinvolti nelle violenze: cosa cambia

Una parte significativa delle nuove disposizioni riguarda la criminalità minorile.


Per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni viene introdotta una presunzione relativa della capacità di intendere e di volere: in base alla nuova disciplina, tale capacità viene presunta fino a prova contraria. La modifica interviene sulle regole che disciplinano l'imputabilità dei minorenni, senza eliminare le altre garanzie previste dal sistema della giustizia minorile.


Il decreto estende inoltre l'applicazione dell'arresto in flagranza differita nei casi contemplati dalla legge. Questo strumento permette di procedere all'arresto anche successivamente al fatto, quando ricorrono i presupposti normativi e sono disponibili elementi documentali, come immagini o registrazioni, utili a identificare il responsabile.


Sono previste anche misure preventive che consentono, in determinate circostanze e sulla base di elementi concreti di pericolosità, l'accompagnamento e il trattenimento presso gli uffici di polizia per un periodo limitato, nel rispetto delle garanzie stabilite per i minorenni.


Il provvedimento interviene infine sulle risorse della giustizia minorile e sulle procedure necessarie a gestire gli arresti e i procedimenti connessi agli episodi di violenza.


Milano, in arrivo altri 500 militari

Tra gli interventi annunciati figura anche il rafforzamento della presenza dello Stato a Milano. Il governo prevede l'impiego di altri 500 militari fino al 31 dicembre 2026, con il compito di contribuire al presidio del territorio e alla sicurezza pubblica.


La misura arriva dopo i gravi disordini registrati nel capoluogo lombardo, caratterizzati da danneggiamenti, saccheggi e aggressioni alle forze dell'ordine.


È importante precisare che, nella versione del provvedimento approvata dal Consiglio dei ministri, non sono stati attribuiti ai militari nuovi poteri autonomi di polizia giudiziaria ipotizzati nelle bozze iniziali. Il loro impiego è destinato a supportare i dispositivi di sicurezza, in coordinamento con le forze di polizia.


Manifestare resta un diritto, ma le violenze hanno conseguenze penali

Il nuovo decreto si inserisce nel dibattito sulla sicurezza urbana e sulla gestione dell'ordine pubblico durante le proteste. La finalità dichiarata dal governo è contrastare le azioni violente senza mettere sullo stesso piano chi partecipa pacificamente a un corteo e chi commette reati.


Le nuove disposizioni introducono strumenti più incisivi sul piano penale, preventivo ed economico. La loro applicazione concreta dipenderà dai presupposti previsti dalle singole norme, dagli accertamenti delle autorità e dalle decisioni degli organi competenti.


Il provvedimento è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 20 ottobre 2026. Essendo un decreto-legge, dovrà seguire l'iter parlamentare di conversione previsto dalla Costituzione entro sessanta giorni dalla pubblicazione, pena la perdita di efficacia sin dall'inizio, salvo gli effetti disciplinati dalla stessa Costituzione.


La questione centrale resta dunque quella di garantire la sicurezza delle città e la tutela dei cittadini, assicurando al tempo stesso che le misure adottate siano applicate nel rispetto delle garanzie costituzionali e dei diritti di chi manifesta pacificamente.


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