Dalle porte divelte ai vetri infranti, dai banchi distrutti agli impianti compromessi: fondi pubblici per le riparazioni, ma quando vengono identificati i responsabili è possibile chiedere il risarcimento. Ecco cosa prevede la legge.
Vetri infranti, porte divelte, banchi distrutti, muri imbrattati, servizi igienici danneggiati e impianti di sicurezza compromessi. Sono alcuni degli episodi che possono trasformare una scuola in un cantiere, costringendo le amministrazioni a intervenire con urgenza per ripristinare gli ambienti e garantire il regolare svolgimento delle lezioni.
Per sostenere gli istituti scolastici colpiti da furti e atti vandalici, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha previsto fondi specifici. Tra gli stanziamenti figura un fondo da 3 milioni di euro per il periodo 4 novembre 2020 – 4 novembre 2023, seguito da un ulteriore stanziamento di pari importo per il periodo 5 novembre 2023 – 30 giugno 2026.
È importante precisare che questi importi riguardano specifici periodi e misure di sostegno: non rappresentano una spesa media annua accertata né il costo complessivo di tutti gli atti vandalici commessi nelle scuole italiane. A queste risorse possono aggiungersi gli interventi finanziati direttamente dagli enti locali e dalle istituzioni scolastiche.
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| immagine tratta da fotogramma video ed elaborata digitalmente con AI |
La domanda è quindi inevitabile: chi paga quando una scuola viene danneggiata? Il conto ricade sempre sui cittadini oppure è possibile recuperare le somme dai responsabili e, quando ne ricorrono i presupposti, dalle loro famiglie?
Chi paga inizialmente le riparazioni?
La prima distinzione riguarda la proprietà dell'edificio e la natura dell'intervento necessario.
In linea generale, per gli edifici delle scuole statali, la manutenzione è di competenza degli enti locali proprietari: i Comuni per le scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado; le Province e le Città metropolitane per le scuole secondarie di secondo grado.
Se un atto vandalico rompe le finestre, danneggia le porte, rende inutilizzabile un'aula o compromette un impianto, l'ente competente deve attivarsi per valutare e realizzare gli interventi necessari. Per i computer, gli arredi e le altre attrezzature, occorre invece verificare la proprietà dei beni e le responsabilità relative alla loro gestione.
La scuola deve segnalare tempestivamente l'accaduto e collaborare alla ricostruzione dei fatti. Quando sono necessari interventi urgenti, la priorità è ripristinare le condizioni di sicurezza e consentire la ripresa delle attività didattiche.
Questo non significa, però, che il costo debba necessariamente rimanere a carico della collettività. Quando gli autori vengono identificati, può essere possibile richiedere il risarcimento dei danni.
I responsabili devono risarcire i danni?
Il principio generale è stabilito dall'articolo 2043 del Codice civile: chi provoca ad altri un danno ingiusto, con dolo o colpa, è tenuto a risarcirlo, quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge.
Nel caso di un edificio scolastico danneggiato, l'amministrazione proprietaria o il soggetto che ha subito il danno può quindi richiedere il rimborso delle spese sostenute, purché siano accertati i presupposti della responsabilità.
Il risarcimento può riguardare, secondo le circostanze, la riparazione delle strutture, la sostituzione degli arredi distrutti, il ripristino degli impianti e gli altri costi direttamente riconducibili all'episodio.
Per procedere è importante documentare i danni con fotografie, verbali, preventivi, fatture e, quando necessario, perizie tecniche. Le autorità competenti possono inoltre essere chiamate ad accertare i fatti e identificare gli autori.
Recuperare le somme non è sempre semplice: occorre individuare i responsabili, dimostrare il collegamento tra il loro comportamento e il danno e verificare le condizioni concrete per ottenere il risarcimento.
Se a danneggiare la scuola sono minorenni, pagano i genitori?
È una delle questioni più delicate. Il Codice civile prevede specifiche ipotesi di responsabilità dei genitori per i danni provocati dai figli minorenni.
L'articolo 2048 disciplina la responsabilità dei genitori per i danni cagionati dai figli minori non emancipati che abitano con loro, secondo le condizioni stabilite dalla legge. La norma contempla anche la possibilità di fornire la prova liberatoria prevista dall'ordinamento.
Non è quindi corretto affermare che i genitori debbano sempre pagare automaticamente qualsiasi danno provocato dai figli. La responsabilità va valutata caso per caso, considerando le circostanze, l'età del minore e gli altri elementi rilevanti.
Occorre inoltre distinguere la responsabilità civile da quella penale. Sul piano penale, i minori di quattordici anni non sono imputabili; tra i quattordici e i diciotto anni, l'imputabilità dipende dalla capacità di intendere e di volere al momento del fatto.
Questo non esclude, di per sé, la possibilità di conseguenze sul piano civile. Le eventuali responsabilità risarcitorie devono essere esaminate separatamente, sulla base delle norme applicabili.
Quali conseguenze per gli studenti che compiono atti vandalici?
Danneggiare una scuola può comportare conseguenze disciplinari, civili e, quando ne ricorrono i presupposti, penali.
Le istituzioni scolastiche possono applicare le sanzioni previste dal proprio regolamento e dallo Statuto delle studentesse e degli studenti, nel rispetto delle procedure e delle garanzie previste dalla legge.
Il D.P.R. n. 249 del 1998, modificato nel tempo, stabilisce che i provvedimenti disciplinari abbiano finalità educativa e siano proporzionati alla gravità dell'infrazione. Prevede inoltre, per quanto possibile, il principio della riparazione del danno e la possibilità di convertire le sanzioni in attività a favore della comunità.
Dal 10 ottobre 2025 sono entrate in vigore ulteriori modifiche allo Statuto, introdotte dal D.P.R. n. 134 del 2025.
La scuola può quindi intervenire sul piano disciplinare, mentre l'eventuale risarcimento segue le regole della responsabilità civile. Se il comportamento può integrare un reato, spetta alle autorità competenti valutare il caso secondo la normativa vigente.
Le sanzioni, comunque, non possono essere applicate arbitrariamente: devono rispettare le disposizioni previste e basarsi su elementi concreti che consentano di accertare la condotta contestata.
Quanto costano gli atti vandalici nelle scuole italiane?
È difficile stabilire una cifra complessiva attendibile senza una rendicontazione nazionale che distingua i danni provocati da atti vandalici dalle normali spese di manutenzione.
I fondi ministeriali rappresentano soltanto una parte del quadro. Per calcolare il costo complessivo sarebbe necessario sommare le spese effettivamente sostenute da Comuni, Province, Città metropolitane e istituzioni scolastiche, oltre agli eventuali interventi finanziati con risorse specifiche.
Bisognerebbe inoltre considerare i risarcimenti ottenuti dai responsabili e gli eventuali indennizzi assicurativi, evitando di conteggiare due volte lo stesso intervento.
Una finestra rotta durante un atto vandalico, per esempio, costituisce un danno riconducibile a un episodio specifico. La sostituzione di una caldaia obsoleta o la ristrutturazione di un edificio, invece, rientrano in altre categorie di spesa e non possono essere attribuite automaticamente ai vandalismi.
Per conoscere il costo nazionale degli ultimi quattro anni servirebbero dati omogenei relativi almeno al periodo 2022-2025: numero degli episodi denunciati, valore dei danni, importi effettivamente spesi per le riparazioni e somme recuperate attraverso risarcimenti e assicurazioni.
Senza questi dati non è corretto presentare gli stanziamenti ministeriali come il totale della spesa sostenuta dall'Italia.
Il conto ricade sui cittadini?
Quando i responsabili non vengono individuati, oppure quando non è possibile ottenere il risarcimento, le spese possono restare a carico dell'amministrazione competente.
In ultima analisi, si tratta di risorse pubbliche utilizzate per garantire il funzionamento degli edifici scolastici. Questo non significa che ogni euro speso per riparare un danno venga necessariamente sottratto a un altro servizio, ma è evidente che le risorse impiegate per ripristinare ciò che è stato distrutto devono essere reperite nei bilanci pubblici o attraverso altre coperture disponibili.
Ai costi materiali possono aggiungersi disagi per studenti, famiglie e personale scolastico. Se un'aula diventa inutilizzabile o un impianto di sicurezza deve essere ripristinato con urgenza, possono rendersi necessari interventi straordinari e riorganizzazioni delle attività didattiche.
Il danno, dunque, non riguarda soltanto il valore degli oggetti distrutti, ma anche la disponibilità degli spazi e la continuità del servizio scolastico.
Prevenzione, controlli e trasparenza
Contrastare gli atti vandalici non significa soltanto riparare i danni dopo che si sono verificati. Sono importanti la prevenzione, la tempestiva segnalazione degli episodi, la collaborazione tra scuole ed enti locali e l'adozione di misure di sicurezza proporzionate alle necessità.
Quando si verifica un danneggiamento, è fondamentale documentare i fatti, conservare le prove disponibili, effettuare le segnalazioni necessarie e quantificare in modo trasparente le spese di ripristino.
Le amministrazioni dovrebbero inoltre rendere conoscibili i dati sugli episodi e sui costi sostenuti, nel rispetto delle norme sulla privacy e delle esigenze investigative. I cittadini hanno interesse a sapere quanto costa riparare i danni al patrimonio pubblico e quali iniziative vengono intraprese per recuperare le somme dai responsabili.
Una rendicontazione più completa permetterebbe anche di distinguere le spese ordinarie dai costi straordinari provocati dagli atti vandalici e di valutare l'efficacia delle misure di prevenzione.
Conclusione: chi danneggia deve rispondere delle proprie azioni
Danneggiare banchi, rompere finestre, imbrattare pareti o compromettere gli impianti di sicurezza non è una bravata priva di conseguenze. Sono comportamenti che possono comportare responsabilità disciplinari, civili e, nei casi previsti dalla legge, penali.
Quando gli autori vengono identificati, è opportuno verificare la possibilità di ottenere il risarcimento dai responsabili e, quando ne ricorrono i presupposti, dai soggetti civilmente responsabili.
La scuola è un bene della comunità e proteggerla significa tutelare gli spazi nei quali le nuove generazioni studiano e crescono. Significa anche assicurare che le risorse pubbliche siano impiegate con attenzione e che i danni al patrimonio collettivo non rimangano, quando esistono i presupposti per il recupero, senza conseguenze economiche per chi li ha provocati.
Il principio è semplice: chi provoca un danno deve risponderne secondo la legge. Alle istituzioni spetta il compito di accertare i fatti, documentare i costi e perseguire, attraverso gli strumenti previsti dall'ordinamento, il recupero delle somme dovute.
Fonti normative
Codice civile – Normattiva, articoli 2043, 2046 e 2048.
D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249 – Statuto delle studentesse e degli studenti.
Ministero dell'Istruzione e del Merito: provvedimenti e avvisi relativi ai fondi per le scuole che hanno subito furti e atti vandalici.
