Matota 2026 a Torino: oltre 60 eventi gratuiti tra cultura, giovani e partecipazione - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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giovedì 24 settembre 2026

Matota 2026 a Torino: oltre 60 eventi gratuiti tra cultura, giovani e partecipazione

A Torino c’è un momento dell’anno in cui i ragazzi smettono di sentirsi “trascinati” agli eventi culturali e iniziano a dire: “Ok, questo è figo”. Quel momento si chiama Matota 2026. Non è solo un festival, è una piccola rivoluzione organizzata con oltre sessanta eventi gratuiti, idee fresche e una domanda implicita che aleggia tra le vie della città: e se i giovani non fossero il pubblico, ma i veri registi?


Partiamo dal “chi”, perché qui la faccenda si fa interessante. Dietro le quinte c’è l’associazione Babelica APS, che da anni lavora sul territorio torinese con una missione abbastanza chiara: far succedere cose intelligenti senza annoiare nessuno. Accanto a loro ci sono scuole, biblioteche, associazioni e istituzioni, tra cui la Città di Torino e la Città Metropolitana di Torino, che hanno capito che investire sui giovani non è una frase da convegno, ma qualcosa da fare davvero.


E poi c’è il “cosa”. Matota è un festival pieno, ricco, vivo. Dentro ci trovi spettacoli, incontri, laboratori, cinema, dibattiti e momenti in cui si impara senza accorgersene. Non è la solita rassegna dove si ascolta e basta: qui si parla, si discute, si crea. Tra una sfilata ideata direttamente dai ragazzi e un concerto della Aikar Orkestra, ci si ritrova a riflettere su temi seri… ma senza la sensazione di essere a lezione alle otto del mattino.


Il “dove” ha il suo perché. Tutto ruota attorno alla Cartiera, che già dal nome promette trasformazione. Un luogo che da spazio industriale è diventato spazio culturale, perfetto per un festival che parla di cambiamento. Qui, tra muri che hanno visto altro e idee che guardano avanti, prende forma la parte più intensa della manifestazione.


Arriviamo al “quando”, che in realtà è un piccolo calendario strategico. Si parte il 25 settembre con l’inaugurazione, una specie di antipasto che però è già un piatto completo, con sfilata, musica e persino una merenda antispreco (perché anche salvare il pianeta può essere gustoso). Poi si entra nel vivo tra il 1° e il 4 ottobre. I primi due giorni sono per le scuole, quindi studenti in missione culturale; il weekend invece è aperto a tutti, comprese famiglie, curiosi e genitori che fingono di accompagnare i figli ma in realtà si divertono quanto loro.



E adesso il “perché”, che è la parte più interessante. Il tema di quest’anno è “Le Svolte”. Non quelle a destra o a sinistra nel traffico torinese, ma quelle che cambiano davvero le cose. Si passa dal suffragio universale del 1946 al ’68, fino al G8 di Genova, per arrivare a questioni attualissime come il clima, la pandemia e l’intelligenza artificiale. In pratica, un viaggio tra passato e presente che prova a rispondere alla domanda: cosa ci ha portati fin qui, e soprattutto, dove stiamo andando?


La vera svolta, però, è un’altra. A Matota i giovani non sono solo spettatori, ma anche organizzatori. Due direzioni artistiche – una under 25 e una under 14 dedicata al cinema – dimostrano che fidarsi delle nuove generazioni non è un rischio, ma un investimento. Tutto nasce dal progetto Road to Matota, partito a marzo 2026, che ha coinvolto ragazzi veri, con idee vere, in incontri veri. Non una simulazione, ma un processo concreto che ha portato a costruire il festival pezzo dopo pezzo.


E poi c’è il momento che nessuno si aspetta ma che tutti vogliono vedere: il referendum sul registro elettronico. Sì, proprio quello che ogni studente guarda con sospetto ogni giorno. Qui diventa tema di discussione pubblica, tra diritto alla disconnessione e comunicazione dei voti alle famiglie. Il gran finale? Lo spoglio in diretta domenica 4 ottobre alle 17. Altro che reality show: qui la tensione è vera.


Matota 2026 funziona perché non prende i giovani dall’alto in basso, ma li mette al centro. Non li intrattiene soltanto, li coinvolge. Non li studia, li ascolta. E in un’epoca in cui spesso si parla di ragazzi senza dar loro davvero voce, questo fa tutta la differenza.


Alla fine, il festival lascia una sensazione chiara. Che la cultura può essere viva, accessibile e perfino divertente. Che si può parlare di storia, tecnologia e futuro senza risultare pesanti. E che, forse, il modo migliore per capire il mondo è costruirlo insieme, anche solo per quattro giorni, in uno spazio come la Cartiera.


Dal 25 settembre al 4 ottobre, Torino non ospita semplicemente un evento. Ospita un’idea. E, a giudicare dall’entusiasmo, è un’idea che funziona.


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