Il Bicerin - Il buongiorno del mattino in chiave sabauda
Per anni ci hanno raccontato del mansplaining: lui che ti spiega il fuorigioco a un'arbitra di calcio. Lui che illustra il funzionamento del motore a una ingegnere. Lui che descrive un libro alla sua stessa autrice. E fin qui, purtroppo, la cronaca.
Poi però la vita ti sorprende.
Perché esiste anche il womansplaining. Non è una categoria sociologica, non ha ancora una voce su Wikipedia, ma io convivo con un caso clinico.
La mia dolce metà mi corregge con lo stesso sguardo con cui un professore universitario guarda uno studente che ha appena sostenuto che Napoleone perse a Waterloo perché gli inglesi giocavano in casa.
Il problema è che ha pure ragione. Io, ingenuamente, pensavo di essere il nerd della coppia. Illusione durata circa una settimana.
Un giorno, durante una conversazione del tutto innocente, mi dice: "No, guarda che nel test della Kobayashi Maru il punto non è vincere. È capire come affronti una situazione senza soluzione."
Io la guardo.
Lei continua.
Cita Star Trek, i diversi capitani, la filosofia della simulazione, James T. Kirk che modifica il programma...
A quel punto ho capito una cosa: io guardavo Star Trek. Lei lo studiava.
Ogni tanto provo a recuperare terreno.
"Il tallone di Achille nel testo di Omero.."
Non faccio in tempo a finire la frase. Lei ha studiato greco antico, io no.
"Guarda che nell'Iliade il suo famoso tallone non viene mai nominato. È una tradizione successiva. Omero non racconta né l'immersione nello Stige né la morte di Achille.." e via a citare i primi versi dell'Iliade a memoria: Μῆνιν ἄειδε, θεά, Πηληϊάδεω Ἀχιλῆος. / οὐλομένην, ἣ μυρί᾽ Ἀχαιοῖς ἄλγε᾽ ἔθηκε. (tradotto Cantami, o dea, l'ira del Pelide Achille, ira funesta che inflisse infiniti dolori agli Achei)
Arrivederci e grazie.
Sul design, poi, la situazione è disperata.
Io sono un uomo semplice.
Davanti all'armadio penso che il nero stia bene con tutto e che una maglietta regalata a una maratona del 2009 abbia ormai acquisito un valore affettivo sufficiente per essere considerata alta moda.
Lei, invece, distingue le tonalità di grigio con la precisione di un restauratore del Louvre.
Se fosse per me uscirei tranquillamente con una camicia hawaiana, pantaloni mimetici, calzini bianchi da tennis e sandali. Convinto persino di avere un certo stile.
Lei mi guarda in silenzio.
Quel silenzio che vale più di mille critiche.
Cinque minuti dopo mi ritrovo impeccabile, ancora ignaro di come sia successo.
Anche l'arredamento è materia proibita.
Io appenderei in salotto un'insegna luminosa "Save Water. Drink Beer.", una poltrona a forma di pallone da calcio accanto a un frigorifero color arancione anni Settanta.
Lei riesce invece a spiegarmi, con pazienza quasi zen, perché il brutalismo non dialoga con lo stile giapponese, perché quella lampada "uccide la prospettiva" e perché il mio gusto estetico rappresenta un interessante esperimento sociale.
Naturalmente conclude sempre con la frase più disarmante del mondo:
"Fai come vuoi..."
Che tradotto significa:
"...ma sappiamo entrambi che se fai come vuoi questa casa finirà su una rivista. Nella sezione Errori da non commettere."
Temo che, alla fine, il vero nerd della coppia non sia io.
Io sono soltanto quello autorizzato a portare le borse dell'IKEA.
Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram e Facebook