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giovedì 16 luglio 2026

Noi greci e Nolan: siamo quelli che chiamiamo "Οδύσσεια" e non "Odyssey"

di Claudio Pasqua 


Credo di avere  una certa titolarità per parlare di Grecia. Mio padre e gran parte della mia famiglia è nata e vissuta in Grecia. Siamo stati cresciuti ad halva (non a Corn Flakes) e il film "Il mio Grosso Grasso Matrimonio greco" è uno specchio della nostra famiglia. 

Inoltre quando ero piccolo non mi raccontavano le fiabe dei Grimm: sono cresciuto con i miti di Circe, le Sirene, Polifemo, il fedele cane Argo e di Euriclea (se non sapete chi è cercate su Google). Fu l'unica a riconoscere Ulisse di ritorno ad Itaca. Mi vengono le lacrime agli occhi se ripenso a quelle scene epiche! E avevo solo 8-9 anni.

Nolan è uno dei miei registi preferiti, adorati. Ma lasciatelo perdere per un attimo e andate a riprendere la miniserie televisiva co-prodotta da svariati paesi nel 1968! La vidi quando ero bambino:  Bekim Fehmiu (Sarajevo, 1º giugno 1936 – Belgrado, 15 giugno 2010) è stato un attore jugoslavo.
Per me lui è Odisseo! E lo sarà sempre!



E Irene Papas per me sarà sempre Penelope: la moglie fedele (fin troppo), nata a Chiliomodi, un piccolo paese della Corinzia (nel Peloponneso)




Mentre in Italia il film di Nolan viene discusso soprattutto sul piano estetico — il casting, gli accenti americani, le armature che sembrano più da Gotham che da Micene — in Grecia, dove il film è uscito il 16 luglio, la conversazione ha preso una piega diversa, e per certi versi più interessante.

Le prime reazioni, entusiaste

Le anteprime hanno acceso un coro di elogi quasi unanime da parte della critica internazionale ripresa dai portali greci: le prime impressioni vengono descritte come qualcosa di più che entusiaste, con i critici che parlano di un'opera cinematografica grandiosa capace di sfruttare al massimo la potenza del grande schermo. Anche una voce non scontata come quella dello storico Tom Holland (l'autore, non l'attore) si è schierata a favore: ha definito il film il miglior adattamento cinematografico di un mito greco che abbia mai visto, sottolineando come riesca a combinare fedeltà all'originale e uno sguardo cinematografico contemporaneo

Ma il vero nodo, in Grecia, non è l'estetica: è chi ha il diritto di raccontare il mito

Qui la stampa greca apre un fronte che da noi è rimasto marginale.  CNN Greece nota che diversi accademici e studiosi di letteratura greca antica hanno sostenuto che l'Odissea è un testo mitologico che nei secoli ha conosciuto innumerevoli riscritture e non può essere trattato come un documento storico, mentre altri commentatori hanno criticato l'assenza di attori greci nei ruoli principali di un'opera che è fondamento del patrimonio culturale ellenico. 

Una parte del pubblico è arrivata anche più in là: si è organizzato un vero e proprio boicottaggio del film, accusato di non onorare a sufficienza la fonte "greca" della storia, e non sono mancate critiche al design delle armature, giudicate da molti più vicine all'estetica moderna di Batman che all'epoca micenea.


La destra nazionalista greca ci ha messo lo zampino — ma non è la Grecia

Il piccolo partito nazionalista Niki ha protestato per il casting e per il finanziamento pubblico alla produzione: secondo un reportage AP ripreso dalla stampa greca, il partito ha sostenuto che i contribuenti greci stessero finanziando l'imposizione di un'"ideologia woke" sulla storia e l'identità culturale greca, citando Elon Musk come sponsor implicito della polemica. 

Ed è proprio qui che una parte della stampa greca, quella più a sinistra, rovescia il tavolo. C'è chi scrive senza mezzi termini che il clamore scoppiato attorno al tema — non a caso partito dalla destra americana — corrisponde alle "preoccupazioni" politiche e culturali di chi lo orchestra, per nulla interessato a una resa "fedele" del poema omerico né tantomeno alla presunta "profanazione" del patrimonio antico greco, definendo le reazioni contro Elena di Troia interpretata da un'attrice nera un'esplosione isterica di puro razzismo classico. 

Lo stesso articolo ricorda un dato che spiazza chi grida al tradimento: i vasai del VI e V secolo a.C. raffiguravano già Odisseo ed Ettore come opliti contemporanei della loro epoca, non come guerrieri micenei, e dopo le guerre persiane i troiani venivano dipinti con abiti persiani — la riscrittura del mito, insomma, è greca quanto il mito stesso.


La gente comune e quella che l'Odissea la insegna a scuola, è più serena di tutti

Il pezzo forse più utile per capire il sentimento diffuso arriva da un reportage dell'AP: la polemica non ha trovato molta presa in Grecia, dove le persone sono abituate a vedere stranieri interpretare antichi greci — da Gerard Butler in "300" a Brad Pitt in "Troy", fino a Colin Farrell nei panni di Alessandro Magno. 


Un insegnante che porta l'Odissea in classe da anni, Filippos Mantzaris, ha spiegato ai suoi studenti che ogni nuova opera è, appunto, una nuova creazione, e ha ricordato che il poema è rimasto vivo per quasi tremila anni non nonostante le reinvenzioni, ma grazie ad esse. 


E il film in sé, tolta la politica?

Sul piano puramente critico, la rivista Move It firma una recensione più articolata e meno entusiasta dei tweet da premiere: nota che Nolan non cerca di "correggere" Omero ma di dialogare con lui, restituendo un'avventura vissuta come una sequenza di ricordi che riaffiorano in modo irregolare, quasi immagini emerse dal subconscio. 

Sul fronte cast, la rivista è severa proprio con uno degli attori più lodati altrove: giudica insufficiente Tom Holland nella linea narrativa parallela dedicata a Telemaco. 

Nolan, dal canto suo, non se ne cura

Alla fine è lo stesso regista a chiudere la questione a modo suo. Come riportano i portali greci, Nolan ha detto che le discussioni che si fanno prima che il pubblico veda il film sono sempre irrilevanti, perché nessuno di chi vi partecipa sa ancora davvero cosa sia il film, aggiungendo che la lunga esperienza con l'universo di Batman gli ha insegnato a non farsi influenzare dal rumore pre-uscita. 


COSA NE PENSANO I GRECI? 


In sintesi: i greci, nel complesso, non sono affatto scandalizzati — a differenza di quanto si potrebbe pensare guardando il chiasso online.

  • Il pubblico "comune" è il più tranquillo di tutti. In Grecia sono abituati da decenni a vedere stranieri interpretare eroi antichi (Gerard Butler in "300", Brad Pitt in "Troy"), quindi il casting non scandalizza quasi nessuno. Un insegnante che porta l'Odissea in classe ha detto ai suoi studenti che ogni nuovo adattamento è semplicemente "una nuova creazione" — coerente con una tradizione orale che per secoli si è riscritta da sola.
  • Gli accademici e i classicisti sono dalla parte di Nolan, di fatto. Sostengono che l'Odissea è un testo mitologico riscritto infinite volte nei secoli, non un documento storico intoccabile — quindi criticare il film per "infedeltà" ha poco senso filologico.
  • La polemica vera e propria è minoritaria e viene soprattutto da destra, in particolare dal piccolo partito nazionalista Niki, che ha protestato per i finanziamenti pubblici al film e per il casting, in scia alle polemiche USA innescate da Musk contro Lupita Nyong'o come Elena. Una parte della stampa greca più progressista (Documento) ha bollato questa reazione come pura ostilità razzista mascherata da purismo culturale.
  • Sul film in sé, tolta la politica, le critiche greche più serie sono di natura cinematografica, non identitaria: la struttura episodica rende il ritmo narrativo altalenante, e la sottotrama di Telemaco con Tom Holland viene giudicata debole.

Il quadro complessivo: nessun "tradimento sentito" collettivo, ma una minoranza rumorosa strumentalizzata politicamente, mentre chi il mito lo studia e lo insegna resta il più sereno di tutti.

Fonti:

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