La presa per i fondelli - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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lunedì 13 luglio 2026

La presa per i fondelli

Il Bicerin di Claudio Pasqua
- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda




Il 14 luglio, in Francia, non è una data qualsiasi. È la data. Quella in cui il popolo, stanco di teste coronate e stomaci vuoti, decide che è il momento di cambiare le cose. E lo fa con una certa energia: prende d’assalto la Bastiglia, simbolo del potere, e dà il via a quella che diventerà la Rivoluzione per antonomasia.


Beh! Sapete quanti prigionieri sono stati liberati alla Bastiglia? Sette!
 

Quattro falsari, due malati di mente e un nobile finito dentro più per imbarazzo familiare che per reale pericolosità sociale. Non esattamente la lineup che ti aspetti quando immagini “il popolo che libera gli oppressi”.


Insomma, più che una liberazione epica, sembra che, almeno per cinque di loro, la Bastiglia fosse più una soluzione che un problema.


Eppure, da quei sette — sette! — nasce uno dei momenti più celebrati della storia europea e a ben guardare, quella rivoluzione così rumorosa, così teatrale, così profondamente francese, arriva anche qui. Eccome se arriva.


Il Regno di Sardegna, con Torino capitale, si ritrova ben presto a fare i conti con quell’onda lunga fatta di libertà, diritti, costituzioni. Arrivano le armate francesi, arrivano le idee, arrivano anche i problemi – perché i francesi, quando esportano qualcosa, non si limitano mai al campioncino.


Ma c'è una seconda rivoluzione francese, quella che i manuali di storia non raccontano. Una  ricorrenza molto più precisa impressa nelle menti di tanti bambini e soprattutto bambine: la morte di Lady Oscar.


Altro che presa della Bastiglia. Altro che folla in armi e fine dei privilegi feudali. Qui il vero evento spartiacque è una fucilata animata che ha segnato un’intera generazione.


Perché diciamolo: quella scena non era prevista. Non nei nostri pomeriggi spensierati, non tra una merendina e un cartone. Oscar doveva salvarsi. Era implicito. Era ovvio. Era un diritto quasi costituzionale dello spettatore medio. E invece no: colpita, accasciata, dissolvenza emotiva e silenzio in salotto.


Da lì in poi, il trauma infantile. Pianti improvvisi. Domande esistenziali troppo grandi per l’età. Genitori vagamente in difficoltà davanti a una crisi che non prevedeva cerotti ma solo tempo e qualche “è solo un cartone animato” detto con scarsa convinzione.


Sette prigionieri liberati, milioni di bambini traumatizzati.



Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram e Facebook






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