di Claudio Pasqua
Dallo scaltro "Volpone" Vittorio Amedeo che si fece abbindolare dalla propria amante, la Verrua, a momenti di storia militare, il Piemonte è ricco di aneddoti curiosi.
Quello che si commera oggi è la fama di un uomo, un generale, che si trova a dover scegliere fra il buon senso e il proprio carattere, e sceglie quest'ultimo con la tranquillità di chi ordina il tè delle cinque durante un'incursione aerea. Il conte Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio, gentiluomo piemontese del Settecento, fu esattamente un uomo di quella tempra — sebbene, va detto, con meno tè e considerevolmente più moschetti.
La faccenda ebbe luogo il 19 luglio 1747, su un'altura chiamata Assietta, che a giudicare dalla quota (poco sotto i tremila metri) doveva sembrare più un suggerimento della natura a lasciar perdere che un campo di battaglia. I francesi si presentarono in circa ventimila. Il conte disponeva di settemilacinquecento uomini e, presumibilmente, di un'ottima cartografia. La sproporzione era del tipo che di solito induce un comandante ragionevole a scrivere lettere accorate alla propria famiglia.
Fu a questo punto che qualcuno — la storia non registra con quanta cautela — si avvicinò al conte per suggerirgli che una posizione più arretrata sarebbe forse stata, tutto sommato, meno esposta alle intemperie francesi. Il Bricherasio accolse il consiglio con la stessa gratitudine con cui un maggiordomo inglese accoglierebbe la richiesta di servire il porto prima del formaggio: e cioè, per nulla. La sua risposta, tradotta liberamente dal piemontese, suonava pressappoco così: "Grazie tante, ma resto qui". In originale era assai più concisa — "nojautri i bogioma nen da sì" — il che dimostra che la brevità, in Piemonte come a Blandings Castle, è sempre stata una forma di eleganza.
Seguirono cinque ore di quello che i libri di storia chiamano "aspri combattimenti" e che il conte, verosimilmente, avrebbe descritto come "una giornata piuttosto impegnativa". Alla fine furono i francesi a ritirarsi, il che è un dettaglio che la modestia piemontese tende a menzionare solo se interpellata direttamente.
Da quell'episodio nacque il termine "bogianen" — colui che non si smuove — etichetta che i piemontesi indossano tuttora con l'aria di chi non è del tutto certo se si tratti di un onore o di una diagnosi clinica. Il conte, per parte sua, non si lasciò circondare dalla propria leggenda: sopravvissuto alla battaglia con la disinvoltura di chi ha semplicemente rifiutato un secondo invito a ballare, proseguì una carriera tranquilla come viceré di Sardegna e governatore di due città, per morire poi di vecchiaia nel proprio paese natale — la fine più sovversiva possibile per un eroe di battaglia.