Il Bicerin di Claudio Pasqua
- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda
Torino continua a raccontarsi come capitale dei festival, dell’innovazione, della mobilità del futuro e dell’attrattività internazionale. Poi però arrivano tre giorni di caldo e la città va in crisi perché i cittadini hanno avuto l’ardire di accendere un ventilatore.
E così salta tutto: corrente, ascensori, semafori, negozi, frigoriferi, condizionatori. Con loro, soprattutto, salta la favola della Torino “smart”, europea, resiliente, sostenibile e probabilmente pure gluten free. Perché alla prova più banale di tutte — fine giugno e temperature alte — la città del futuro assomiglia più a una ciabatta elettrica malridotta.
Il punto, però, non è neppure il blackout. Il caldo arriva, i consumi salgono, la rete va sotto stress: non è una rivelazione mistica, è estate. Il punto è che a Torino questa storia si ripete con la puntualità di un’abitudine amministrativa. Cambiano assessori, dichiarazioni e facce contrite, ma appena il termometro sale Palazzo Civico riesce sempre nello stesso capolavoro: fingersi sorpreso da un problema già visto, già raccontato e già promesso come risolto.
Nel frattempo la città vende se stessa come capitale dei grandi eventi. Tra pochi giorni arriva il Kappa FuturFestival, vetrina internazionale, migliaia di turisti, alberghi pieni, locali, taxi, aeroporto. E il rischio è offrire ai visitatori l’esperienza torinese definitiva: check-in al buio, aria condizionata come optional di lusso e receptionist costretti a spiegare che no, non è un’installazione sul collasso urbano, è semplicemente Torino d’estate.
Il vero cortocircuito, infatti, è politico. Il Comune alza la voce, diffida, protesta, si indigna. Tutto molto teatrale, se non fosse che governa la città e dovrebbe occuparsi di prevenzione, programmazione e pressione vera, non solo di conferenze stampa. Torino oggi sembra questo: bravissima a vendere la vetrina, molto meno a garantire l’ordinario.
Forse il vero problema non è che Torino finisca al buio. È che continui ostinatamente a raccontarsi illuminata.