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sabato 20 giugno 2026

Il cafone atomico


Il Bicerin
di Claudio Pasqua

- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda





Ci sono uomini che invecchiando diventano saggi. Altri diventano nonni affettuosi. Poi c’è Donald Trump, che invece con l’età si è specializzato nel ruolo di ex fidanzato rancoroso: uno di quelli che, dopo essere stato lasciato, passa le serate a raccontare agli amici che in realtà era lui a non essere più interessato, che lei lo chiamava, lo cercava, lo implorava, ma lui niente, irremovibile, un monumento al distacco. 


Nelle ultime ore il presidente americano ha pensato bene di spiegare anche a noi italiani come sarebbero andate le cose con Giorgia Meloni. Secondo la sua versione, la premier avrebbe voluto tornare a essere “amica” sua perché in Italia sarebbe in calo, e al G7 gli avrebbe praticamente chiesto con insistenza una foto, come una turista che incrocia Luciana Littizzetto in piazza Castello. 


Ora, bisogna dirlo con il dovuto aplomb sabaudo: Trump ha un talento raro. Riesce a prendere un vertice internazionale, una guerra, la Nato, i rapporti tra alleati, e a trasformare tutto in una puntata di Uomini e Donne. 


Ha questa straordinaria capacità di parlare dell’Occidente come se fosse il proprietario del lido e gli altri capi di governo fossero lì a chiedergli un lettino in seconda fila.  “E comunque il mojito lo pago io, ma solo per chi mi applaude”.

Naturalmente Meloni gli ha risposto per le rime, con quella formula che in Italia funziona sempre: “pensi alla sua”. Tradotto in piemontese istituzionale: "mej cit e svicio che grand e picio".

 

Trump è fatto così: se non può fare lo statista, almeno fa il suocero sgradevole. Ha bisogno di umiliare qualcuno, preferibilmente un alleato, perché con gli alleati si rischia meno. 


A Torino, davanti a una scena del genere, non si alzerebbe neppure un sopracciglio e si emetterebbe il verdetto più severo possibile, quello che stronca senza urlare: “Madòna, che figura da cioccolataio.”


Ed è forse questa la sintesi migliore della vicenda. Non perché Meloni vada assolta per definizione, né perché l’Italia debba riscoprirsi improvvisamente ferita nell’orgoglio nazionale. Ma perché un presidente americano che riduce gli equilibri tra alleati a una questione di foto, simpatie e ripicche personali non incute timore: incute imbarazzo e preoccupazione.


Perché, converrete, non è rassicurante che un cafone si sieda davanti ai pulsanti delle testate nucleari.




Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram e Facebook




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