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giovedì 28 maggio 2026

Torino unplugged

Il Bicerin di Claudio Pasqua
- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda



Torino ha deciso di affrontare l'estate con la consueta eleganza sabauda: tornando all'Ottocento. Senza luce elettrica, senza condizionatori funzionanti, e con una serenità d'altri tempi che fa quasi invidia — finché non si scopre che l'ascensore è bloccato al quarto piano con dentro la signora Erminia.


Non tutta in una volta, si badi bene — quello sarebbe da metropoli isterica, da Milano o da Napoli. No, la nostra città procede con metodo, con misura, con quella discrezione che ci contraddistingue da secoli. Un quartiere per volta. Ieri Crocetta, stanotte Madonna del Pilone, stamattina Barriera di Milano alle 5:40 — ora in cui un torinese perbene non è ancora sveglio, e quindi il blackout disturba il minimo indispensabile. C'è, in tutto ciò, una certa considerazione per il cittadino. 


La rete elettrica, spiegano, è vecchia.  Era stata progettata per una Torino in cui d’estate si scappava a Pragelato e l’elettrodomestico più energivoro era il frullatore del punch al Vermouth. Oggi invece migliaia di torinesi accendono il condizionatore simultaneamente alle due del pomeriggio, con la precisione sincronizzata di una manovra NATO.


Il dialogo istituzionale è magnifico nella sua purezza zen. Il sindaco Lo Russo dice a Iren: “Bisogna intervenire”. Iren risponde: “La rete è vecchia e continueranno i blackout”. Fine. Nessuna polemica, nessun litigio. Solo due soggetti adulti che constatano serenamente che il Titanic ha preso un iceberg e che probabilmente continuerà a imbarcare acqua anche nelle prossime settimane.


Nel frattempo Torino continua a inseguire il suo destino di capitale green. Torino è così avanti nella transizione ecologica che ormai usa direttamente la candela: una città alimentata a nostalgia industriale.


Intanto i cabarettisti torinesi stanno caricando le battute prima dei cellulari:
 
  • La rete elettrica torinese è così vecchia che quando c’è un blackout qualcuno prova ancora a chiamare la SIP.
  • A forza di parlare di “smart city”, Torino è diventata una “dark city”.
  • Il lato positivo? Con la città al buio finalmente non si vedono i cantieri infiniti.
  • In certe zone il blackout dura così tanto che quando torna la luce i bambini chiedono: “Papà, cos’era il Wi-Fi?”. 

Ieri sera, al lume di candela in corso Casale, un pensionato osservava il Po immerso nell’oscurità: «In compenso», ha detto, «si vedono meglio le nutrie»



Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram, Facebook e su Substack.





 



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