- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda
Un anno che, se ci pensate, ha qualcosa di mitologico, come Atlantide o un romance che finisce con “dai, restiamo amici”. Perché nel 1976, almeno qui a Torino, il Toro vinceva anche il suo ultimo scudetto. Da allora sono cambiate le automobili, i sindaci, le ideologie e perfino i bar hanno smesso di servire certi vermouth con la convinzione di un tempo.
L'unica cosa rimasta intatta è la nostalgia, che a Torino si conserva meglio del gianduiotto: avvolta con cura, leggermente polverosa, e con la silenziosa certezza che il passato, a differenza del presente, sapesse esattamente cosa stava facendo.
Mentre al Lingotto il Salone del Libro chiude oggi sul tema "il mondo salvato dai ragazzini", uno di questi "ragazzini" lo stava salvando davvero al Foro Italico, riuscendo in un'impresa prima solo di Djokovic. A ventiquattro anni. Noi, a ventiquattro anni, avevamo appena imparato a parcheggiare in via Po senza prendere la multa.
L'umorismo sabaudo prevede che di fronte a un trionfo non si esulti: si annuisca. Sinner, in fondo, è il più piemontese dei campioni pur essendo altoatesino: vince senza alzare la voce, ringrazia il fisioterapista come si ringrazia il commercialista, e quando il pubblico esplode pare quasi chiedere scusa per il disturbo. Uno di noi.
Resta una malinconia tutta nostra. Roma ha riavuto la sua gioia dopo mezzo secolo in un pomeriggio; noi granata lo scudetto del '76 lo aspettiamo ancora, con la pazienza di chi sa che il tram, prima o poi, passa. Magari non sul nostro binario.
Buon lunedì. Oggi il mondo, per una volta, l'ha salvato un ragazzino riservato. Oggi tocca di nuovo a noi: si torna in ufficio.
