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mercoledì 8 aprile 2026

Torino tra energia, visione e cultura: dall’innovazione industriale al “miracolo” artistico di Sant’Ambrogio di Susa

A cura di Giovanni Firera
Direttore editoriale Torino Plus

C’è una Torino che continua a pensare, a interrogarsi, a costruire visioni. E lo fa nei luoghi dell’incontro, dove l’economia dialoga con la cultura e dove il futuro prende forma attraverso il confronto tra uomini e idee. 


L’iniziativa promossa da DUMSEDAFE, con protagonista l’Amministratore Delegato di Iren Energia, Giuseppe Bergesio, si inserisce pienamente in questa tradizione, offrendo uno spazio di riflessione che va ben oltre i confini del settore energetico.

Coordinato con intelligenza e sensibilità da Piero Gola, l’incontro ha assunto i tratti di un vero laboratorio civico: un momento conviviale, certo, ma anche un luogo in cui leggere i profondi cambiamenti della società contemporanea. Non si tratta più, infatti, di semplici occasioni di networking, ma di contesti nei quali si costruisce una nuova consapevolezza collettiva.


La relazione dell’Amministratore Delegato di Iren Energia ha offerto uno spaccato concreto della trasformazione in atto: una multiutility con oltre 11.300 dipendenti, milioni di cittadini serviti e un ruolo sempre più centrale nella gestione sostenibile delle risorse energetiche, idriche e ambientali. Non solo numeri, ma una visione: quella di un’impresa che diventa infrastruttura sociale, capace di incidere direttamente sulla qualità della vita delle persone e sulla competitività dei territori.


Le SLIDE della presentazione IREN 



Ma ciò che ha reso particolarmente significativo l’incontro è stata la presenza attiva di autorevoli rappresentanti del sistema economico e culturale torinese. Tra gli intervenuti, l’industriale Giuseppe Ferrero, il direttore di Torino Cronaca Giuseppe Fossati, l’avvocato Ennio Galasso e il già Presidente di Unicredit Giovanni Quaglia, oltre a molti altri ancora, che hanno condiviso la necessità di unire sviluppo economico e responsabilità sociale, innovazione e radicamento territoriale.




E proprio il territorio, inteso non solo come spazio geografico ma come luogo identitario e culturale, è emerso come filo conduttore dell’intera serata. In questo senso, uno dei momenti più intensi è stato il riferimento a quella che, senza timore di esagerare, può essere definita una vera e propria impresa culturale: la nascita del museo dedicato allo scultore Mario Giansone a Sant’Ambrogio di Susa.


Un progetto fortemente voluto e realizzato grazie alla visione e alla determinazione del curatore Giuseppe Floridia, che ha saputo trasformare un’idea in una realtà concreta, restituendo al territorio un patrimonio artistico di straordinario valore. Non è solo l’apertura di uno spazio espositivo: è, piuttosto, il compimento di un percorso che restituisce dignità, memoria e centralità a un artista e alla comunità che lo ha visto nascere.


Il museo rappresenta, in questo senso, un piccolo “miracolo” contemporaneo. In un’epoca in cui spesso si lamenta la marginalizzazione della cultura, l’esperienza di Sant’Ambrogio di Susa dimostra che è ancora possibile investire nell’arte come motore di sviluppo, identità e coesione sociale. È la prova concreta che la cultura non è un accessorio, ma una leva strategica per il futuro dei territori.


Il dialogo tra energia e cultura, emerso nel corso dell’incontro, assume così un valore simbolico ancora più profondo. Da un lato, l’energia come infrastruttura invisibile che alimenta le città e le economie; dall’altro, la cultura come energia immateriale che alimenta le coscienze, le comunità e le visioni.


Torino e il suo territorio si confermano, ancora una volta, come un ecosistema capace di tenere insieme questi due livelli: quello della grande industria e quello della produzione culturale. Un equilibrio non scontato, che nasce dalla capacità di creare connessioni, valorizzare le competenze e costruire occasioni di confronto autentico.


In questo scenario, iniziative come quella promossa da DUMSDAFE e progetti come il Museo Mario Giansone non sono episodi isolati, ma segnali di una direzione possibile. Una direzione che guarda al futuro senza dimenticare le radici, che unisce innovazione e memoria, sviluppo e identità.


Perché, in fondo, il vero progresso non è solo crescita economica, ma capacità di dare senso al cambiamento. E Torino, ancora una volta, sembra averlo capito.

Qui le SLIDE della presentazione IREN 




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