di Claudio Pasqua
Nel centro storico di Bussoleno, lungo la strada pedonale che ricalca un tratto dell'antica Via Francigena, si erge un edificio che porta in sé secoli di storia, lavoro e trasformazioni tecnologiche. È il Mulino del Piano, conosciuto universalmente come Mulino Varesio, un'autentica testimonianza di archeologia industriale incastonata nel tessuto urbano medievale della cittadina valsusina. Il fabbricato si affaccia sulla strada pedonale che percorre il centro di Bussoleno, corrispondente a un tratto dell'antica Via Francigena.
La sua storia non è soltanto la storia di un edificio o di una macchina. È la storia di una comunità, del suo rapporto con l'acqua, con la farina, con il progresso tecnologico e con il lavoro quotidiano di intere generazioni. È anche la storia di una famiglia, i Varesio, che per oltre ottant'anni ha impresso il proprio nome e la propria identità in questo luogo, trasformandolo in un simbolo della memoria collettiva della bassa Val di Susa.
Le radici medievali: un mulino prima delle mura
Il mulino del Piano affonda le sue origini nel tardo medioevo. L'anno in cui fu impiantato e iniziò a funzionare è ignoto, ma di certo precedente alla costruzione della cinta muraria, risalente alla seconda metà del XIV secolo.
Questo dettaglio è di straordinaria importanza storica: il mulino non nacque all'ombra delle mura difensive del borgo, ma anzi le precedette. Ciò significa che l'impianto molitorio era già una realtà consolidata e funzionante quando fu deciso di erigere le mura che avrebbero delimitato e protetto il nucleo abitato di Bussoleno. Il mulino era dunque uno degli elementi fondanti della comunità locale, una struttura produttiva attorno alla quale si sviluppò parte della vita economica e sociale dell'abitato.
Il Mulino Varesio è anche l'unico in Val di Susa che risulti collocato all'interno di una cinta muraria medievale. Questa unicità geografica e architettonico-urbanistica lo rende un unicum di assoluto valore nel panorama regionale.
La presenza dell'acqua era ovviamente il presupposto fondamentale per il funzionamento dell'impianto. La canalizzazione idrica che alimentava le ruote del mulino costituiva al tempo stesso un bene economico di primaria importanza e un elemento di potere feudale: chi controllava l'acqua controllava la produzione di farina, dunque il nutrimento della popolazione.
Il mulino si inserisce in un paesaggio di passaggi e soste legato all'importanza di Bussoleno come stazione di sosta e rifornimento lungo la Via Francigena, la grande direttrice di pellegrinaggio e commercio che collegava il nord Europa a Roma passando per le Alpi occidentali. I pellegrini, i mercanti e i viandanti che attraversavano la Valle di Susa avevano bisogno di pane, e dunque di farina, e il mulino del Piano rispondeva direttamente a questa necessità strutturale.
Il complesso monumentale: mulino, locanda e dimora nobiliare
Il Mulino Varesio non va considerato in isolamento, ma all'interno di un contesto architettonico e storico di eccezionale coerenza. Il mulino, unitamente a Casa Amprimo, sede della locanda quattrocentesca della Croce Bianca, e alla vicina Casa Aschieri, forma un complesso monumentale d'indubbia rilevanza storica, che fu oggetto di studio da parte di Alfredo D'Andrade, che usò Casa Amprimo e Casa Aschieri come modello per il Borgo medievale del Valentino, realizzato a Torino per l'Esposizione generale del 1884.
Questo collegamento con il celebre Borgo Medievale del Valentino di Torino — una delle realizzazioni più ambiziose dell'Esposizione Generale Italiana del 1884, concepita per ricreare fedelmente l'atmosfera di un borgo alpino medievale piemontese — testimonia il valore assoluto di queste architetture agli occhi degli studiosi e dei progettisti dell'epoca. Alfredo D'Andrade, architetto e restauratore portoghese trapiantato in Piemonte, scelse proprio queste strutture di Bussoleno come modelli di riferimento per la sua ricostruzione filologica, conferendo loro un riconoscimento di autenticità storica difficilmente superabile.
La locanda della Croce Bianca, ospitata in Casa Amprimo, ricordava poi la funzione ospitaliera che Bussoleno svolgeva per i viaggiatori della Via Francigena, mentre Casa Aschieri rappresentava la dimora di una delle famiglie nobili che avevano segnato la storia locale. Mulino, locanda e palazzo nobiliare: tre facce di una stessa comunità medievale.
Un'ulteriore testimonianza dell'antichità e del valore architettonico del fabbricato viene da un dato documentato: nell'anno 1861 venne realizzato un porticato (con alloggio sovrastante, ad uso del mugnaio) per porre al riparo i banchi di vendita dei mercanti. Un dettaglio che ci parla della vivacità commerciale del luogo ancora in pieno Ottocento.
Il regime feudale e il passaggio al Comune (fino al 1797)
Per secoli il Mulino del Piano rimase saldamente nelle mani dei signori feudali di Bussoleno. In Val di Susa, come in tutto il Piemonte, i mulini erano strutture strategiche: erano beni banali, ovvero attività sulle quali il feudatario deteneva il monopolio e dalla cui gestione traeva profitti significativi. I contadini e i cittadini erano obbligati a portare il proprio grano a macinare nel mulino del signore, pagando una quota della farina prodotta come tassa di macinatura.
Nel territorio del Comune di Bussoleno esistevano anticamente due mulini ad acqua per la macinazione: quello della Ravoira Grande e quello del Piano, proprietà dei feudatari locali. Nel 1797 entrambi i mulini furono ceduti dal Marchese di Bussoleno Ercole Ferdinando Lavilla di Villastellone al Comune, che iniziò ad affittarli, per periodi di tre o quattro anni, a famiglie di mugnai.
Il 1797 è un anno carico di significato storico: siamo nel pieno dell'epoca napoleonica, con le armate francesi che stanno ridisegnando la mappa politica e sociale dell'Europa. In Piemonte e in tutta Italia si assiste in quegli anni all'abolizione dei privilegi feudali, alla redistribuzione dei beni nobiliare e alla nascita di nuovi rapporti di proprietà. Il passaggio del Mulino del Piano al Comune di Bussoleno si inserisce esattamente in questa stagione di trasformazioni epocali.
Il mulino del Piano fu di proprietà dei signori feudali fino al 1797, quando l'ultimo Marchese di Bussoleno lo cedette, insieme ai diritti sulle acque che lo alimentavano, al Comune di Bussoleno, che non lo gestì mai direttamente ma lo diede in affitto.
La decisione del Comune di non gestire direttamente l'impianto, bensì di affittarlo a famiglie di mugnai, rifletteva sia la complessità tecnica della gestione molitoria, che richiedeva competenze specializzate, sia la logica economica del tempo. Gli affitti venivano rinnovati a rotazione con contratti triennali o quadriennali, garantendo al Comune una rendita costante.
L'alba dell'elettricità: 1890 e la centralina del mulino
Prima ancora che la famiglia Varesio entrasse nella storia del mulino, il fabbricato fu teatro di un evento che avrebbe cambiato la vita quotidiana di Bussoleno per sempre. Nei locali del mulino ebbe inizio l'era dell'elettricità a Bussoleno: la Ditta Ajnardi e Garrone vi installò nel 1890 una centralina elettrica per l'illuminazione pubblica del centro del paese.
L'energia idraulica del mulino, quella stessa forza che per secoli aveva mosso le macine per trasformare il grano in farina, veniva ora sfruttata per produrre elettricità e illuminare le strade del centro abitato. Era una svolta modernissima per l'epoca: siamo nel 1890, solo pochi anni dopo le prime dimostrazioni pubbliche di illuminazione elettrica in Italia, e Bussoleno si dotava già di un impianto funzionante grazie alla versatilità della propria risorsa idrica.
Questo episodio trasforma il mulino in qualcosa di più di un semplice impianto produttivo: esso diventa il "motore tecnologico" della comunità, il luogo dove la tradizione medievale dell'energia idraulica si incontra con la modernità della corrente elettrica.
L'arrivo dei Varesio: Michele (1905–1911)
Nel 1905 Varesio Michele (San Marzanotto 1859, Bussoleno 1929), appartenente a una famiglia astigiana da sempre impegnata nella conduzione di mulini, affittò il mulino del Piano in Bussoleno, e lo gestì fino al 1911, andando poi a rilevare il mulino di Condove.
Michele Varesio portò con sé un bagaglio di esperienza e conoscenza tecnica che aveva accumulato nel corso di una vita interamente dedicata alla professione di mugnaio. Tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento Michele Varesio affittò il mulino di Bruzolo e poi nel 1905 quello di Bussoleno. Era dunque un professionista itinerante, abituato a spostarsi da un impianto all'altro seguendo le opportunità offerte dal mercato degli affitti comunali.
Il periodo di Michele fu probabilmente un periodo di consolidamento e di prima familiarizzazione con la struttura, in attesa che la gestione passasse alla generazione successiva con ambizioni più decisive e durevoli.
Secondo Varesio: il mugnaio che trasformò tutto (1913–1949)
Se Michele fu il capostipite, fu suo figlio Secondo a rappresentare il vero artefice della trasformazione del mulino in una struttura moderna e competitiva. Nel 1913 suo figlio, Varesio Secondo (1886–1949), affittò a suo nome lo stesso mulino, aprendo anche, in locali contigui, un laboratorio di falegnameria.
Secondo non era soltanto un mugnaio nel senso tradizionale del termine: era un uomo di iniziativa, un artigiano-imprenditore che intuiva le potenzialità del luogo e del momento storico. Le sue innovazioni furono molteplici e radicali.
Il figlio di Michele, Secondo, nel 1913 ritornò a Bussoleno ed affittò il mulino che gestì fino alla morte nel 1949, apportandovi notevoli migliorie: sostituì le vecchie macine con nuove macine francesi La Fertè, fece costruire, in sostituzione delle tre ruote precedenti, un'unica grande ruota idraulica di ferro a cassette del diametro di 4 m., e aprì nei locali attigui una nuova attività di falegnameria.
La sostituzione delle vecchie macine in pietra con le macine francesi "La Ferté" — un marchio rinomato per la qualità delle pietre molitorie estratte a La Ferté-sous-Jouarre, in Francia — rappresentava un aggiornamento tecnologico di prim'ordine. Le macine francesi garantivano una macinatura più fine e uniforme, rispondendo alle crescenti esigenze qualitative del mercato. Analogamente, la costruzione di un'unica grande ruota idraulica in ferro a cassette da 4 metri di diametro in sostituzione delle tre ruote precedenti costituiva un notevole salto di efficienza: una singola ruota ben progettata permetteva di concentrare la forza motrice in modo più razionale e potente.
All'inizio degli anni '20 Secondo iniziò a progettare e costruire macchine per mulini, e nel 1930 acquistò dal Comune il mulino, i locali adibiti all'attività artigianale e l'abitazione di servizio.
L'acquisto del 1930 rappresenta il coronamento di un percorso: il Mulino del Piano cessa di essere un bene comunale in affitto e diventa proprietà privata dei Varesio. Da quel momento la famiglia può investire liberamente nell'impianto, sapendo di costruire su una base propria. Dal 1930, ne è divenuto il proprietario.
L'attività di progettazione e costruzione di macchine per mulini avviata da Secondo agli inizi degli anni Venti merita una sottolineatura particolare. Il percorso museale inizia nell'antica officina, attiva per oltre trent'anni a partire dal 1915 per la costruzione di macchine molitorie. Il mulino diventa dunque non solo un luogo di produzione di farina, ma anche un laboratorio di innovazione tecnologica applicata al settore molitorio: i Varesio progettano e costruiscono le macchine che vendono ad altri mulini della valle. Una piccola industria artigianale locale, nata dall'esperienza diretta e dalla necessità di sopperire alle proprie esigenze manutentive.
Giuseppe Varesio: la modernizzazione e l'ultimo mugnaio (1949–1988)
Alla sua morte, nel 1949, il figlio Giuseppe riprese la gestione del mulino, che per qualche anno era stata affidata al cugino Camillo. Progettò e realizzò il nuovo mulino pneumatico a cilindri (laminatoi), un impianto industriale moderno ed efficiente al passo con i tempi.
Nel 1950 Varesio Giuseppe, dopo la scomparsa del padre Secondo, riprese la gestione del mulino, progettando e realizzando nel giro di due anni un più moderno mulino a cilindri. Il passaggio dalle macine tradizionali ai cilindri metallici era il grande salto tecnologico del dopoguerra nel settore molitorio: i mulini a cilindri garantivano una resa superiore, una maggiore costanza della qualità del prodotto e una produttività molto più elevata rispetto alle vecchie macine in pietra.
Giuseppe si trovò tuttavia ad affrontare un problema antico quanto il mulino stesso: la disponibilità d'acqua. Negli anni '70 avvenne l'ultima ristrutturazione: per sopperire alla cronica carenza d'acqua della canalizzazione, integrò la forza motrice con un potente motore diesel.
Questa soluzione ibrida — ruota idraulica integrata da un motore a diesel — racconta meglio di qualsiasi altra cosa la complessità della gestione di un impianto storico nel secondo Novecento: da un lato la fedeltà alla tradizione e all'impianto originale, dall'altro la necessità pragmatica di assicurare continuità produttiva in un contesto di risorse idriche sempre più incostanti.
L'attività del Mulino Varesio cessò definitivamente l'11 maggio 1988, dopo oltre ottanta anni di gestione familiare e tre generazioni di mugnai: Michele, Secondo e Giuseppe, che morì improvvisamente il 17 giugno dello stesso anno.
La data dell'11 maggio 1988 è impressa nella memoria storica di Bussoleno. Dopo più di ottant'anni di gestione ininterrotta da parte dei Varesio, e dopo secoli di vita molitoria che affondavano le loro radici nel Medioevo, il mulino smise di macinare. Giuseppe Varesio non sopravvisse a lungo alla chiusura: morì improvvisamente poche settimane dopo, il 17 giugno dello stesso anno, quasi che la fine del mulino e la fine della sua vita fossero legate da un filo invisibile.
Il recupero: dal mulino dismesso al museo (2003–oggi)
La chiusura del 1988 avrebbe potuto segnare la definitiva fine di un luogo storico, come è accaduto a tanti altri mulini in Italia e in Europa. Invece, per il Mulino Varesio si apriva una seconda vita, grazie all'iniziativa delle amministrazioni comunali succedutesi a Bussoleno e all'impegno di singoli studiosi e volontari.
Il recupero passa attraverso l'intervento di diverse amministrazioni comunali. È iniziato con l'interesse, nel lontano 2003, da parte della Giunta Benetto, con lo stanziamento in bilancio dei fondi necessari per l'acquisto della sola area occupata dal mulino. Fu invece la Giunta Joannas a portare a termine l'acquisto dello stabile del mulino e di tutti i macchinari, a cui sono stati aggiunti i magazzini adiacenti. Il restauro conservativo è stato portato avanti dalla Giunta Allasio, che ha ottenuto un finanziamento ALCOTRA (cooperazione transfrontaliera) ed un contributo da una ditta privata locale.
Il programma di restauro ha beneficiato anche di fondi straordinari. Ulteriore grosso e inaspettato aiuto è arrivato dai contributi dell'8 per 1000 donati dai cittadini.
Per la consulenza tecnica e storica si ricorse alle competenze più autorevoli disponibili. Il restauro ha avuto la sua punta di diamante, per la consulenza storica, nel Prof. Sergio Sacco, e per quella tecnica nel signor Dino Varesio, figlio e nipote esperto e appassionato, oltre all'aiuto di abili volontari.
Il percorso museale è stato concepito con una filosofia di intervento minimalista e rispettosa dell'esistente. Il contenitore è già storia, storia stratificata, che va fatta emergere. È per questo che il percorso è stato studiato per condurre il visitatore prima di tutto alla scoperta del mulino come edificio, come luogo storico di lavoro e produzione, con l'officina afferente di inizio secolo scorso; poi, in secondo luogo, come spazio espositivo di altri contenuti affini e di complemento.
Il Mulino Varesio di Bussoleno è ora diventato un Museo, che inizia con una saletta dedicata all'acqua, da cui si possono osservare la ruota del mulino in movimento e la turbina funzionante, da cui si raggiunge il cuore storico del fabbricato: tre piani in cui si possono osservare tutte le componenti originali del mulino ligneo.
Il museo oggi: un'esperienza immersiva
Il cuore pulsante del mulino si svela con la spettacolare ruota idraulica verticale di fine Ottocento, ancora perfettamente funzionante. Il suo maestoso movimento trasmette attraverso un complesso sistema di ingranaggi, pulegge e cinghie la forza motrice alle macchine molitorie disposte sui tre piani.
Il fatto che la ruota sia ancora funzionante è un elemento di eccezionale valore dal punto di vista museale e didattico. Non si tratta di una ricostruzione o di un modello in scala: è il meccanismo originale, che gira ancora come girava all'epoca di Secondo e Giuseppe Varesio, permettendo ai visitatori di vedere con i propri occhi e udire con le proprie orecchie il funzionamento reale di un mulino ottocentesco.
La sede del Museo Mulino Varesio è caratterizzata da una molteplicità di contenuti, racchiusi in uno spazio storicamente stratificato: l'ingresso si apre sulla porzione che fu officina dai primi decenni del 1900; il percorso prosegue nella saletta dedicata all'acqua, da cui si potranno osservare la ruota del mulino in movimento e la turbina funzionante; ci si sposta poi nel cuore storico del fabbricato: tre piani in cui si possono osservare tutte le componenti originali e funzionanti del mulino ligneo. Sale e salette al piano primo e secondo sono luogo ideale per riunioni, laboratori, mini-biblioteca e gadget-shop; completa la ricchezza di questo luogo un terrazzo che dà la possibilità di creare eventi esterni.
La gestione delle visite è affidata all'Associazione Amici del Mulino Varesio MuliVar. Secondo Varesio, presidente dell'Associazione MuliVar, descrive il museo come un luogo "ricco di storia e di fascino". Migliaia di persone hanno avuto l'opportunità di visitare il mulino in questi anni, godendo dello spettacolo affascinante e dell'atmosfera un po' magica che viene ricreata ogni volta che il complesso sistema meccanico entra in funzione.
Un simbolo riconosciuto a livello regionale e nazionale
Il Mulino Varesio ha acquisito nel corso degli anni un riconoscimento che va ben oltre i confini locali. La guida "Mulini storici del Piemonte", promossa dall'Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici (AIAMS), evidenzia il Mulino Varesio di Bussoleno come caso virtuoso di cura pubblica, dimostrando come gli investimenti e il volontariato siano essenziali per la tutela di queste architetture storiche.
Il mulino partecipa regolarmente alle Giornate Europee dei Mulini e del patrimonio molitorio, iniziativa che ogni anno porta centinaia di visitatori. In occasione delle Giornate Europee dei Mulini e del patrimonio molitorio, promosse dall'Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici nell'ambito del Maggio Europeo dei Mulini, il Piemonte si prepara ad aprire le porte di dieci siti di grande interesse storico e culturale, tra cui spicca Bussoleno con il suo prezioso Museo del Mulino Varesio.
Il paese di Bussoleno ospita uno dei più antichi mulini medievali funzionanti del Piemonte. Questa distinzione — mulino medievale funzionante — è rara e preziosa nel panorama regionale, e costituisce il principale elemento distintivo del Museo Varesio rispetto agli altri siti molitorie piemontesi.
Conclusione: la memoria viva di una comunità
La storia del Mulino Varesio è, in ultima analisi, la storia di un rapporto millenario tra una comunità e la propria risorsa fondamentale: l'acqua. Dall'impiantamento medievale — in data ancora ignota ma certamente precedente alla seconda metà del XIV secolo — fino alla chiusura del maggio 1988, il mulino non ha mai smesso di essere al centro della vita economica e sociale di Bussoleno.
Ha macinato il grano dei contadini medievali soggetti al regime feudale. Ha illuminato le strade del paese quando ancora l'elettricità era una novità assoluta. Ha visto passare tre generazioni di mugnai, ciascuna capace di rinnovare e aggiornare l'impianto senza tradire la sua essenza. Oggi, trasformato in museo, continua a raccontare queste storie a migliaia di visitatori ogni anno.
La visita al Museo del Mulino Varesio è un vero e proprio viaggio indietro nel tempo, alla scoperta di tecnologie che, seppur superate, testimoniano l'ingegno umano e l'importanza cruciale dell'energia dell'acqua come principale forza motrice per oltre un millennio, alla base di ogni progresso economico e sociale.
In un'epoca in cui si torna a riflettere sull'energia rinnovabile e sull'utilizzo intelligente delle risorse idriche, il Mulino Varesio ci parla anche di futuro: ci ricorda che le soluzioni ai problemi energetici del domani possono trovare ispirazione nelle intelligenti ingegnosità del passato.
Fonti e riferimenti
- Laboratorio Alte Valli – Mulino Varesio: https://www.laboratorioaltevalli.it/storia-e-tradizione/mulino-varesio
- Varesio Family Name History – Mulini: http://varesio.altervista.org/htm/mulini.htm
- Guida Bussoleno Wiki – Mulino Varesio: https://rete.comuni-italiani.it/wiki/Bussoleno/Ritratto_della_Città/Mulino_Varesio
- Art Bonus – Museo Mulino Varesio: https://artbonus.gov.it/804-museo-mulino-varesio.html
- Vallesusa Tesori – Vita Medievale e antichi mulini: https://www.vallesusa-tesori.it/it/eventi/2024/11/17/vita-medievale-e-mulini-bussoleno/