La Storia del Mulino Varesio a Bussoleno: dalle origini medievali al Museo contemporaneo - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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venerdì 10 aprile 2026

La Storia del Mulino Varesio a Bussoleno: dalle origini medievali al Museo contemporaneo

di Claudio Pasqua 


Nel centro storico di Bussoleno, lungo la strada pedonale che ricalca un tratto dell'antica Via Francigena, si erge un edificio che porta in sé secoli di storia, lavoro e trasformazioni tecnologiche. È il Mulino del Piano, conosciuto universalmente come Mulino Varesio, una delle più significative testimonianze di archeologia industriale della Val di Susa, incastonata nel tessuto urbano medievale della cittadina.


Il fabbricato si affaccia sulla via storica che attraversa il borgo, percorsa per secoli da pellegrini, mercanti e viandanti diretti verso i valichi alpini o verso Roma. Qui, nel cuore di Bussoleno, il mulino non è stato soltanto un luogo di lavoro, ma un punto vitale della comunità, un luogo dove si incontravano economia, tecnologia e vita quotidiana.



La sua storia non è soltanto quella di un edificio o di una macchina. È la storia di una comunità, del suo rapporto con l’acqua, con la farina, con il progresso tecnologico e con il lavoro quotidiano di intere generazioni. È anche la storia di una famiglia, i Varesio, che per oltre ottant’anni ha impresso il proprio nome e la propria identità in questo luogo, trasformandolo in un simbolo della memoria collettiva della bassa Val di Susa.


Le radici medievali: un mulino prima delle mura

Il Mulino del Piano affonda le sue origini nel tardo Medioevo. L'anno esatto di costruzione non è noto, ma è certo che fosse già attivo prima della costruzione della cinta muraria del borgo, risalente alla seconda metà del XIV secolo. Questo dettaglio è di straordinaria importanza: il mulino non nacque all'ombra delle mura difensive, ma le precedette, diventando uno degli elementi fondanti dello sviluppo urbano e produttivo di Bussoleno.


Le ricerche storiche indicano che già tra XI e XIII secolo, con la diffusione degli impianti protoindustriali ad energia idraulica, anche Bussoleno si dotò di strutture molitorie alimentate dalle acque del torrente Gillardo. Nel tardo Medioevo erano presenti: due nella zona della Ravoira e due nel borgo chiuso. Il Mulino del Piano era uno di questi e mantenne nel tempo la funzione principale di macinazione del grano.


Un elemento che rende il Mulino Varesio particolarmente unico è la sua collocazione all'interno della cinta muraria medievale: è l’unico caso documentato in tutta la Val di Susa. L’acqua che alimentava il mulino non serviva soltanto alla macinazione, ma contribuiva anche alla vita urbana del borgo, fornendo acqua per la pulizia delle strade e per la prevenzione degli incendi.


Nel sistema feudale il controllo del mulino rappresentava un importante strumento economico e sociale. I contadini erano obbligati a macinare il grano presso il mulino del signore, pagando una quota della farina prodotta. Il mugnaio veniva nominato dal feudatario e rispondeva della gestione dell’impianto, mentre la manutenzione restava a carico del proprietario.


Il complesso monumentale: mulino, locanda e dimora nobiliare

Il Mulino del Piano si inserisce in un contesto architettonico di grande valore storico. Insieme a Casa Amprimo, sede della locanda quattrocentesca della Croce Bianca, e alla vicina Casa Aschieri, forma un complesso monumentale di grande coerenza storica.

Questi edifici furono studiati dall’architetto Alfredo D’Andrade, che li utilizzò come modelli per la realizzazione del Borgo Medievale del Valentino a Torino, costruito per l’Esposizione Generale del 1884. Questo collegamento conferma l’importanza storica e architettonica del complesso bussolenese.

Mulino, locanda e dimora nobiliare rappresentavano tre funzioni fondamentali della vita medievale: produzione, accoglienza e potere.


Dal regime feudale al Comune

Per secoli il Mulino del Piano rimase proprietà dei feudatari locali. Nel territorio di Bussoleno esistevano due mulini principali: quello della Ravoira e quello del Piano. Nel 1797, in un periodo di grandi trasformazioni politiche legate all’epoca napoleonica, entrambi i mulini furono ceduti dal marchese Ercole Ferdinando Lavilla di Villastellone al Comune di Bussoleno.


Il Comune non gestì direttamente l’impianto, ma lo diede in affitto a famiglie di mugnai con contratti di durata variabile. Proprio grazie agli inventari redatti alla stipula dei contratti è possibile conoscere la struttura del mulino nell’Ottocento.


Nel XIX secolo il mulino era composto da tre palmenti del diametro di circa 1,50 metri, ciascuno azionato da una ruota idraulica in legno a cassette del diametro di circa 3 metri. Il Mulino del Piano aveva dunque tre ruote idrauliche indipendenti, una configurazione che permetteva di lavorare contemporaneamente più cereali e aumentare la produttività dell’impianto.


Nel 1861 venne costruito un porticato con alloggio sovrastante ad uso del mugnaio, destinato a proteggere i banchi dei mercanti di granaglie. Questo intervento testimonia la vivace attività commerciale che si sviluppava attorno al mulino.





L’alba dell’elettricità: 1890

Nel 1890 il mulino divenne protagonista di una svolta tecnologica fondamentale. Nei locali dell’edificio la ditta Ajnardi e Garrone installò una centralina elettrica per l’illuminazione pubblica del paese. L’energia idraulica del mulino venne così utilizzata per produrre elettricità, segnando l’inizio dell’illuminazione pubblica a Bussoleno.


Il mulino diventò così il primo motore tecnologico della comunità, dove la tradizione medievale dell’energia idraulica si incontrava con la modernità dell’elettricità.





L’arrivo della famiglia Varesio

All’inizio del Novecento arrivò a Bussoleno la famiglia Varesio, originaria dell’Astigiano. Michele Varesio affittò il mulino nel 1905 e lo gestì fino al 1911, per poi trasferirsi a Condove.


Nel 1913 il figlio Secondo Varesio tornò a Bussoleno e affittò il mulino con contratto ventennale. Avviò subito una completa ristrutturazione dell’impianto. Le tre ruote idrauliche in legno dell’Ottocento furono sostituite da una grande ruota idraulica in ferro a cassette del diametro di quattro metri. Le macine vennero sostituite con le moderne macine francesi La Ferté e la disposizione dell’impianto venne completamente riorganizzata.





Nello stesso periodo Secondo aprì una falegnameria nei locali attigui e, negli anni Venti, iniziò la costruzione di macchine per mulini. La ditta Varesio produsse pulitori da grano e altre attrezzature vendute in tutta Italia e anche all’estero.





Nel 1930 Secondo Varesio acquistò definitivamente il mulino dal Comune, trasformandolo in proprietà familiare.


Giuseppe Varesio e la modernizzazione

Giuseppe Varesio

Alla morte di Secondo, nel 1949, la gestione passò al figlio Giuseppe Varesio. Tra il 1950 e il 1952 progettò e realizzò un moderno mulino pneumatico a cilindri e introdusse una turbina idraulica Francis per aumentare la potenza dell’impianto.

Negli anni Settanta, per sopperire alla carenza d’acqua, Giuseppe integrò la forza motrice con un motore diesel, garantendo continuità alla produzione.


L’attività cessò definitivamente l’11 maggio 1988, dopo oltre ottant’anni di gestione familiare. Il 17 giugno dello stesso anno morì improvvisamente Giuseppe Varesio, ultimo mugnaio di Bussoleno.


Dal mulino al museo

Dopo la chiusura, il mulino fu recuperato grazie all’impegno delle amministrazioni comunali, di studiosi, volontari e della famiglia Varesio. Dal 2003 iniziò il percorso di recupero che portò alla nascita del Museo del Mulino Varesio.





Oggi il mulino è uno dei più affascinanti esempi di archeologia industriale della Val di Susa. La ruota idraulica è ancora funzionante e il complesso sistema di ingranaggi distribuito su tre piani consente di osservare il funzionamento originale.




Il percorso museale conduce il visitatore attraverso officina, saletta dell’acqua, tre piani di macchinari storici e spazi espositivi. Il museo è gestito dall’Associazione Amici del Mulino Varesio MuliVar e ogni anno accoglie migliaia di visitatori.






L’associazione MuliVar, costituita a marzo 2025 a Bussoleno, è dedicata alla conservazione e valorizzazione del Mulino Varesio e denominata “Amici del Mulino Varesio”, che si aggiunge alle molte altre attive sul territorio. Durante l’assemblea costitutiva, composta da nove soci fondatori, sono stati assegnati i ruoli principali: Secondo Varesio è stato nominato presidente, Gualtiero Guglielminotti vicepresidente e Martina Vrola segretaria. Tra gli altri soci fondatori figurano Chiara Guglielminotti, Antonella Arianos, Gabriele Sapino, Paolo Borea, Valentina Tolotti e Marinella Beretta.


Il Mulino Varesio è oggi uno dei più antichi mulini medievali funzionanti del Piemonte e partecipa alle Giornate Europee dei Mulini, attirando visitatori da tutta la regione e oltre.


La memoria viva di una comunità

La storia del Mulino Varesio è la storia di un rapporto millenario tra una comunità e l’acqua. Dal Medioevo fino al 1988 il mulino ha accompagnato la vita economica e sociale di Bussoleno. Oggi, trasformato in museo, continua a raccontare questa storia.


Visitare il Mulino Varesio significa compiere un viaggio nel tempo, scoprendo l’ingegno umano e la forza dell’acqua che, per secoli, ha alimentato il lavoro e la vita della comunità.


Fonti e riferimenti



MULINI STORICI DEL PIEMONTE 

Una guida diversa, una chiave di lettura originale per andare alla scoperta della storia e delle tradizioni del territorio piemontese, dalla prima cintura torinese al Canavese, dal Cuneese all’Ossola, dal Pinerolese al Vercellese, dalla Valsesia alla valle di Susa, dalla val Sangone al Novarese alla collina chierese.

PAGINE CORRELATE


Allegati


Descrizione Mulino [.pdf 1,95 Mb - 03/01/2012]

Brochure [.pdf 5,63 Mb - 03/08/2016]

 

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