di Claudio Pasqua
Le Origini: Un Bastione ai Piedi delle Alpi (XII secolo)
Su un dosso arrotondato a 633 metri di altitudine, nella verde cornice del "versante inverso" della Valle di Susa, sorge un edificio che osserva il fondovalle da quasi mille anni. Situato su un'altura nei pressi della frazione Baroni di Bussoleno, il Castello Borello è un edificio a pianta quadrangolare la cui costruzione risale al XII secolo. Sorge sulla riva destra della Dora, in posizione dominante sul territorio circostante e sull'antica Strada di Francia.
Sulle sue origini più remote la storia si intreccia con la leggenda. Secondo alcune fonti, la costruzione sarebbe stata addirittura edificata dai Cavalieri Templari, monaci e guerrieri che costruivano sui luoghi un tempo abitati dai Druidi. Che si tratti di una suggestione romantica o di un fondo di verità, rimane il fatto che il sito dovette avere un'importanza strategica riconoscibile sin dall'antichità.
La tradizione storica più accreditata collega invece la fondazione del maniero a figure ben documentate della storia piemontese. Il nome del castello deriva dalla famiglia Borello, che ricevette il feudo da Adelaide di Susa, personaggio emblematico del Piemonte e dei Savoia nell'XI secolo. Adelaide, chiamata "marchesa delle Alpi Cozie" dal popolo che la amava, permetteva alle persone di rifugiarsi nella residenza in caso di guerra.
La posizione non era certo scelta a caso. La localizzazione è complementare a quella del castello di San Giorio, situato anch'esso sulla riva destra della Dora. Entrambi in posizione dominante, avevano il controllo di ampie aree del territorio e, in particolare, della strada di Francia che percorreva il fondovalle. Il castello era inoltre in comunicazione visiva diretta con i presidi di Chianocco e con la maestosa Sacra di San Michele, formando così una rete di vedette capace di coprire l'intera media Valle di Susa.
L'Architettura: Pietra, Merli e Torri Pensili
L'insediamento ha pianta quasi quadrata, con cinta coronata da merli e da cammino di ronda, ancora quasi intatto per l'intera estensione. La muratura in ciotoli e scapoli di pietra è ben apparecchiata e presenta zone di tessitura a spina di pesce; gli spigoli sono rinforzati da conci di pietra squadrati. Sul fronte nord si apre la porta principale, sormontata da un rialzo difensivo del recinto murario, con feritoie per frecce e balestre; sugli spigoli laterali si trovano due belfredi a pianta circolare, sostenuti da beccatelli in pietra, pure muniti di feritorie.
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| Foto del 1929 |
Il bene è costituito da un'alta cinta muraria merlata con torrette circolari pensili sui due angoli a Nord, con ampio cortile centrale e maniche rettangolari a due piani disposte sui due lati, una ad Est e l'altra ad Ovest. Le strutture verticali sono in muratura a vista in ciottoli e pietra con legante in malta; le strutture orizzontali presentano volte a padiglione, piane e a botte; la copertura è a falde con orditura lignea e manto in lose.
Il Medioevo e i Passaggi di Proprietà (XIV–XVI secolo)
Il castello viene menzionato per la prima volta nelle investiture comitali del Trecento come "castrum quod dicitur Castrum Borellum". In questo periodo la struttura è già pienamente inserita nel sistema feudale sabaudo, e la villa di Bussoleno era legata ai conti di Savoia fin dalla fine del Duecento.
Nel corso dei secoli il maniero cambiò diverse volte padrone, riflettendo le alterne fortune delle famiglie nobili valligiane. Non vi sono notizie documentate del castello prima del XIV secolo, quando viene menzionato come parte del patrimonio dei Rotari e successivamente dei Calvi e dei Bonini. Poi passò agli Aschieri, ai Bartolomei, e di nuovo ai Rotari di Susa, in un ciclo di transazioni, eredità e acquisizioni tipico del sistema feudale piemontese.
Il Seicento: La Peste e il Medico Fiocchetto (1630–1633)
Tra tutti i personaggi che abitarono Castel Borello, uno spicca per la sua eccezionale levatura morale e scientifica: il medico Gian Francesco Fiocchetto. Già protomedico e consigliere di stato del duca Carlo Emanuele I di Savoia, nel 1633 ricevette in feudo Bussoleno e Castel Borello.
Nel 1630 il medico utilizzò il castello per ospitare e curare i malati di peste. In quel periodo anche la Valsusa venne colpita dalla cosiddetta "peste manzoniana", epidemia descritta da Alessandro Manzoni ne "I Promessi Sposi". La sua opera non si limitò all'assistenza pratica: la fama di Fiocchetto è legata anche alla descrizione di quegli eventi contenuta nel suo "Trattato della peste o sia contagio di Torino". Il castello divenne così, in quei drammatici anni, non soltanto rifugio di guerra come era stato pensato dai Borello, ma anche luogo di cura e di pietà umana.
Il Settecento: Gli Allasio e il Declino del Regime Feudale (XVIII secolo)
Con il Settecento il castello entrò in una nuova fase della sua storia. Nel corso del XVIII secolo fu di proprietà degli Allasio di Bussoleno, una famiglia nobile di origine franco-tedesca, sorta in Bretagna all'epoca dell'Impero carolingio e fuggita dalla Francia all'epoca della cacciata degli Ugonotti nel 1685. Essi tennero il castello fino all'inizio del Novecento.
Furono dunque gli Allasio, stirpe di profughi religiosi che avevano trovato rifugio nelle terre sabaude, a presiedere al destino del maniero nel momento più trasformativo della storia moderna italiana. Nelle loro mani il castello visse la fine dell'Antico Regime, le tempeste napoleoniche e infine il travolgente Risorgimento ottocentesco.
Il Periodo d'Oro e di Transizione: 1850–1900
La Val di Susa nel cuore del Risorgimento
Nessun periodo nella storia di Castel Borello è più denso di significati del cinquantennio che va dal 1850 al 1900. Mentre il castello giaceva silenzioso sul suo poggio — abitato dagli Allasio come residenza signorile e in parte adibito ad uso agricolo — il fondovalle sotto di esso era teatro di rivoluzioni epocali.
Il paese di Bussoleno rimase di dimensioni contenute fino a quando il governo piemontese non decise di farci passare la ferrovia, prima diretta solo a Susa e poi in Francia attraverso il Traforo ferroviario del Frejus. La posizione dell'abitato, all'intersezione delle due linee, ne fece un importante snodo del traffico ferroviario.
Era il sogno di Cavour che prendeva corpo a pochi chilometri dalle mura del castello. Lo scavo del traforo del Frejus durò tredici anni, fra il 1857 e il 1871, e richiese l'impiego di tremila uomini durante gli inverni e quattromila d'estate. Dalle finestre del castello, nelle giornate limpide, la famiglia Allasio poteva scorgere il via vai di operai, ingegneri e materiali che risalivano la valle verso Bardonecchia. Era uno spettacolo inedito: per la prima volta nella storia, non erano soldati né pellegrini a percorrere quella strada millenaria, ma i costruttori del futuro.
Il Castello come Testimone Silenzioso
Mentre la Val di Susa si modernizzava con una velocità mai vista, il profilo del Castel Borello rimaneva immutato sul suo colle, quasi a far da contrappunto al fragore del progresso. L'ultimo erede degli Allasio che visse stabilmente il castello era — stando a una testimonianza preziosa dell'epoca — un ecclesiastico anziano, ritiratosi tra quelle mura a trascorrere la vecchiaia.
Fu proprio in quegli anni che il maniero catturò l'attenzione di un illustre viaggiatore straniero. Il narratore inglese Samuel Butler, nel suo libro "Alpi e santuari" (1881), annotava: "Lungo la strada vidi una radura su una collina poco sopra di me, degna del pennello di Cima da Conegliano, su cui sorgeva fra i castagni una specie di maniero turrito. Il nome del posto è Castel Burrello ed è tenuto da un vecchio prete che si è ritirato qui a finire in pace i suoi giorni. Mi spiegò che il vecchio castello non era mai stato un luogo fortificato, ma che serviva soltanto come residenza estiva dei baroni di Bussoleno, che erano soliti recarvisi durante il periodo in cui il caldo era più intenso, tempi permettendo. Il luogo, comunque, con i prati in declivio dominati dal castello, è di impareggiabile bellezza."
La descrizione di Butler — parzialmente inesatta dal punto di vista storico, poiché il castello aveva ben svolto funzioni difensive — restituisce però un'immagine vivida della condizione del maniero in quegli anni: un luogo sospeso nel tempo, abitato da un'unica figura solitaria, immerso in una bellezza arcadica che contrastava con il rumore del cantiere del Frejus a pochi chilometri di distanza.
Uso agricolo e trasformazioni
Durante l'intera seconda metà dell'Ottocento, come già era avvenuto in precedenza, il castello subì modifiche legate al suo utilizzo pratico. Fu adibito anche a cascina agricola, senza alcun riguardo per il suo valore architettonico. Le destinazioni d'uso che si alternarono portarono all'apertura di nuove porte e finestre e alla costruzione di un balcone nella parete a levante del recinto.
Non era un'eccezione: nell'Italia post-unitaria molti castelli medievali che non avevano più ragione militare d'essere venivano trasformati in rustici, stalle o magazzini. Castel Borello ebbe tuttavia la fortuna di mantenere intatte le sue strutture portanti, mentre la cinta merlata e le bertesche cilindriche continuarono a svettare sulla Valle di Susa come sentinelle della storia.
Bussoleno si trasforma: industria e ferrovia
Il paese crebbe di pari passo con la stazione ferroviaria e le officine. Lo sviluppo si ebbe inoltre con l'industria cotoniera e dell'acciaio, che ne fecero un polo tessile per molto tempo. In quegli stessi decenni attorno al castello si moltiplicarono le borgate contadine, i campi terrazzati, le vigne e i frutteti che disegnavano il paesaggio dell'altopiano su cui sorge il maniero.
Gli Allasio, nobili di tradizione ma inseriti in un contesto sociale profondamente cambiato, videro il loro mondo feudale dissolversi definitivamente con l'Unità d'Italia. Il castello rimase il simbolo di una grandezza passata, ma anche — nella sua austera bellezza — il punto di riferimento visivo inconfondibile dell'intera media Valsusa.
Il Novecento: Restauri, Frane e Nuova Vita (1900–oggi)
Gli Allasio tennero il castello fino all'inizio del Novecento. Nei decenni successivi l'edificio conobbe ulteriori trasformazioni. I lavori di adattamento del 1920 portarono alla demolizione di una cappella appoggiata ai lati nord ed est, alterando ulteriormente l'aspetto originario del complesso.
A partire dagli ultimi anni Settanta, il complesso fu fatto oggetto di restauri e lavori per adattarlo a residenza. Tra le opere eseguite figurano il recupero del cammino di ronda, il rifacimento delle coperture e la sostituzione dei manti in coppi con tetti in lose, il ripristino di orizzontamenti lignei e gli interventi necessari sulla merlatura e sul paramento esterno.
Il castello incontrò tuttavia una nuova avversità agli albori del terzo millennio: nel 2000 una frana interessò il pendio retrostante, danneggiando i tipici terrazzamenti a gradoni che caratterizzavano il paesaggio circostante.
Oggi Castel Borello non è soltanto un monumento al passato: è anche sede della Società Meteorologica Subalpina, che sfrutta la posizione elevata e isolata del maniero — la stessa che per secoli aveva servito da torre di avvistamento — per lo studio del clima e delle condizioni atmosferiche alpine.
Castel Borello è uno dei pochi castelli rimasti della Valle di Susa ancora integri nelle strutture principali. Il suo profilo volumetrico è rimasto intatto; isolato su un poggio i cui verdi declivi sono liberi da altre costruzioni, è un punto di riferimento visivo inconfondibile, divenuto parte integrante del panorama della Valle di Susa.
Nove secoli di storia, innumerevoli proprietari, pestilenze, guerre, rivoluzioni industriali e terremoti sociali: il Castello di Borello ha attraversato tutto questo conservando la sua sagoma intatta sul colle di Bussoleno. Nel cuore di quella Valle di Susa che è stata per millenni la porta d'Italia verso l'Europa, il maniero rimane una delle più eloquenti testimonianze di come architettura, paesaggio e storia umana possano fondersi in un racconto senza fine.
