Torino festeggia i cento anni dalla nascita di Jerry Lewis con una rassegna che è molto più di un omaggio nostalgico: è un piccolo laboratorio su uno dei comici più enigmatici del Novecento, capace di trasformare la gag in un sistema quasi scientifico.
Nel cuore di Torino, dentro uno dei palazzi storici più iconici della città, prende vita una mostra che invita a guardare con occhi nuovi ciò che spesso si dà per scontato: i monumenti urbani. “MonumenTO, Torino Capitale. La forma della memoria” è un’esposizione ospitata a Palazzo Madama che racconta come statue e monumenti pubblici abbiano costruito nel tempo l’identità simbolica di Torino.
La rassegna si svolge in via Verdi, nel principale spazio torinese dedicato al cinema d’autore. Le proiezioni sono in lingua originale con sottotitoli italiani e i biglietti possono essere acquistati anche online poco prima dell’inizio. Il programma attraversa l’intera carriera dell’artista, partendo dai film in coppia con Dean Martin, come Artisti e modelle, fino alle opere più mature e inaspettate come Re per una notte e Arizona Dream. Accanto ai titoli più noti, trova spazio anche una pellica meno citata ma particolarmente curioso come Tre sul divano (1966), che merita attenzione perché mostra un Jerry Lewis regista sempre più libero, alle prese con una struttura narrativa frammentata e quasi sperimentale. Alcune serate sono accompagnate da presentazioni e interventi critici, trasformando la visione in un’esperienza più ampia, quasi una lezione dal vivo su come funziona la comicità.
Questo tipo di celebrazione non è isolato. Il centenario di Jerry Lewis sta generando attenzione anche a livello internazionale, soprattutto in Europa dove la sua figura è sempre stata interpretata in modo più radicale rispetto agli Stati Uniti. In Francia, ad esempio, è stato considerato un autore totale, un regista capace di controllare ogni elemento del film, dal corpo dell’attore allo spazio scenico. Non è una definizione esagerata: osservando con attenzione i suoi lavori, si nota come ogni movimento, ogni pausa e ogni caduta siano costruiti con una precisione quasi matematica.
Jerry Lewis nasce nel 1926 e costruisce la sua carriera in due fasi molto diverse. La prima è quella del celebre duo con Dean Martin, che domina gli anni Cinquanta con una comicità immediata e travolgente. La seconda è più personale e sperimentale: Lewis diventa regista dei propri film e sviluppa uno stile unico, in cui il personaggio comico è spesso fragile, infantile e al tempo stesso inquietante. Pellicole come Il professore matto non sono solo commedie, ma riflessioni sull’identità e sulla trasformazione, temi che oggi sembrano modernissimi ma che lui affrontava già negli anni Sessanta.
Per orientarsi nella sua filmografia, vale la pena partire da alcuni titoli chiave. Il periodo con Dean Martin offre esempi perfetti della comicità classica americana, mentre la fase da autore include opere come Le folli notti del dottor Jerryll, Il professore matto, Jerry 8 e 4/4 e lo stesso Tre sul divano, che rappresenta una tappa interessante proprio per la sua natura irregolare e meno convenzionale. Più tardi, la sua presenza in film come Re per una notte di Scorsese mostra un lato sorprendentemente oscuro e misurato.
Chi non può partecipare alla rassegna può comunque avvicinarsi a Lewis online, anche se in modo meno ordinato. Su YouTube si trovano alcuni suoi film completi, soprattutto quelli meno protetti o diffusi nel tempo, come The Bellboy o Cinderfella, oltre a numerosi spezzoni e raccolte di gag. Va detto con onestà che la situazione dei diritti non è sempre chiara: internet funziona più come un archivio spontaneo che come una cineteca ufficiale, quindi la disponibilità dei contenuti cambia spesso.
Per approfondire davvero il suo lavoro, è utile affiancare la visione a qualche lettura. Tra i testi più interessanti c’è The Total Filmmaker, scritto dallo stesso Lewis, che è insieme manuale tecnico e manifesto artistico. A questo si aggiungono saggi come King of Comedy: The Life and Art of Jerry Lewis di Shawn Levy e studi italiani che analizzano il suo stile come un fenomeno culturale complesso.
