Dal Marocco a Torino: la storia di Mouh Nassa, tra integrazione, lavoro e impegno sociale.
A cura di Lorella Pallavicino
Una vita costruita tra due Paesi, senza rinunciare alle proprie radici e senza sottrarsi alle responsabilità dell'integrazione. Mouh Nassa racconta l'arrivo in Italia, il lavoro, gli studi e il desiderio di trasformare la propria esperienza in un servizio concreto per la comunità marocchina e, più in generale, per i cittadini di origine africana presenti in Piemonte.
Sei arrivato in Italia molto giovane. Qual è stato il tuo primo impatto con il nuovo Paese?
Sono arrivato nel 2004, insieme a mia sorella, quando avevo tredici o quattordici anni. Sono nato a Khouribga, in Marocco, città conosciuta a livello internazionale per i fosfati. Il primo sguardo verso l'Europa, non soltanto verso l'Italia, è quello di un paradiso. Quando sentiamo la parola Europa, l'associamo al paradiso, perché viviamo con il sogno di arrivare qui e trovare tutto facile, tutto bello, quasi dovuto. Invece la realtà è diversa: bisogna studiare, lavorare, affrontare la burocrazia e imparare a orientarsi in una società nuova. Ero però abbastanza giovane da potermi integrare e costruire qui il mio futuro.
Quale percorso hai seguito tra scuola e lavoro?
Ho iniziato gli studi scientifici al Galileo Ferraris di Torino, ma un problema burocratico mi ha costretto a rimanere per mesi in Marocco e a interrompere quel percorso. Ho dovuto reinventarmi: mentre lavoravo ho frequentato corsi serali, conseguendo una qualifica in ambito elettromeccanico e un diploma nel settore turistico ed economico-aziendale. Mi sono anche iscritto al corso di Banca, Borsa e Assicurazione della Scuola di Management. Non ho potuto completarlo, ma resta un obiettivo personale. Nel frattempo ho lavorato per circa quattordici anni nel settore alberghiero e in altri ambiti, imparando che dignità, costanza e rispetto delle regole sono la base di ogni vera integrazione.
Oggi ti senti più marocchino o più italiano?
Mi considero pienamente parte di entrambe le realtà. La mia identità marocchina e quella italiana camminano insieme: rispetto la mia cultura e la mia religione, ma nutro lo stesso rispetto per l'Italia, che è diventata il mio secondo Paese e di cui sono cittadino. Non voglio scegliere tra due appartenenze. Questa identità plurale è la mia forza e mi permette di comprendere le esigenze di chi arriva e, allo stesso tempo, il punto di vista delle istituzioni italiane.
Che cosa rappresenta Torino nel tuo percorso?
Torino è la città che mi ha accolto e che non ho mai abbandonato. È una città importante, con una dimensione internazionale, ma resta a misura d'uomo. Qui ho studiato, lavorato e conosciuto persone che mi hanno dato fiducia. Anche lavorando nel turismo ho avuto modo di raccontare Torino ai visitatori. Credo che la città possa diventare sempre di più un luogo di incontro fra Italia, Marocco e Mediterraneo, anche attraverso nuovi rapporti culturali, sociali ed economici.
Qual è oggi il bisogno più urgente della comunità marocchina?
La comunità marocchina è numerosa, radicata e presente in molti settori della vita torinese e piemontese. Tuttavia, tante persone non conoscono pienamente i propri diritti, i servizi disponibili o le procedure da seguire. Le difficoltà riguardano il lavoro, la previdenza, la fiscalità, le pratiche amministrative e il rapporto con gli enti pubblici. Spesso le informazioni esistono, ma manca chi sappia tradurle in un linguaggio accessibile e accompagnare concretamente le persone. Il mio obiettivo è diventare un punto di riferimento affidabile, capace di ascoltare i problemi e indirizzare verso le soluzioni corrette.
Come nasce la collaborazione con UNSIC Piemonte?
Da circa un anno è iniziato un confronto con UNSIC Piemonte e con il suo presidente regionale, Giovanni Firera. Abbiamo riconosciuto la necessità di mettere in collegamento la comunità, il mondo del lavoro, le associazioni, il Consolato e le istituzioni del territorio. UNSIC possiede competenze e servizi essenziali; io posso portare la conoscenza diretta delle esigenze della comunità e favorire un rapporto di fiducia. Il lavoro svolto da ciascun soggetto è già importante, ma unendo energie e competenze può diventare un modello efficace, replicabile anche oltre il Piemonte. Voglio occuparmi e studiare il mondo del Lavoro, I diritti dei lavoratori, voglio occuparmi di immigrazione, capire le regole del Sistema previdenziale, ecc.Quale contributo può offrire il presidente Giovanni Firera a questo progetto?
Il lavoro di raccordo ha trovato impulso nella lungimiranza e nell'esperienza internazionale di Giovanni Firera. Il presidente regionale di UNSIC Piemonte è un profondo conoscitore delle politiche internazionali e ha già ricoperto ruoli di mediazione e diplomazia con l'Albania, Paese strategico dell'area balcanica. Questa esperienza gli consente di comprendere quanto siano importanti l'ascolto, il rispetto delle identità e la costruzione di relazioni stabili fra comunità, rappresentanze consolari e istituzioni. Per me è un accompagnatore, un tutor e una persona di riferimento. Sapere di poter contare sulla sua esperienza e sulla struttura dell'UNSIC rappresenta una responsabilità, ma anche una grande opportunità di servizio.Vogliamo promuovere momenti pubblici dedicati all'immigrazione, alla dignità del lavoro e alle nuove generazioni. Chi cresce tra due culture può vivere una crisi di identità: occorre intervenire prima che il disagio diventi esclusione. Il progetto dovrà offrire informazione, orientamento e occasioni reali di partecipazione, in collaborazione con UNSIC Piemonte, le istituzioni marocchine e le associazioni presenti sul territorio. Desidero far conoscere meglio la comunità marocchina all'Italia e, nello stesso tempo, avvicinare i miei connazionali alle istituzioni italiane. Il vero risultato sarà creare un ponte stabile, capace di trasformare la convivenza in partecipazione e la presenza in cittadinanza attiva.
Il progetto in sintesi
Il collegamento sociale sarà sviluppato attraverso la collaborazione già avviata con UNSIC Piemonte e il lavoro di raccordo promosso dal presidente regionale Giovanni Firera.