Il Bicerin di Claudio Pasqua
- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda
Oggi il mondo festeggia il World Emoji Day. La ricorrenza nasce nel 2014 e cade proprio il 17 luglio perché questa è la data raffigurata sul calendario dell'iPhone. Come dire: una festa scelta da un'icona per celebrare tutte le altre.
Le emoji, si scopre, non sono affatto un linguaggio universale: il pollice in su che per un torinese vale un "vabbè" rassegnato, in tribunale canadese è bastato a far firmare un contratto da 82 mila dollari a un agricoltore che intendeva solo dire "ho letto".
Altrove le manine giunte non pregano ma ringraziano, la faccina sorridente in Cina è un modo elegante per dirti che sei un poveretto, e la nostra sacra mano a carciofo — che da queste parti significa "ma cosa vuoi da me" con l'autorità di una sentenza — in Turchia diventa un complimento entusiasta. Ci si fraintende con tre puntini più facilmente che con tre ore di silenzio subalpino, il che è tutto dire.
Persino Wall Street ci è cascata: un'emoji sbagliata, denunciata come prova falsa, ha affossato una causa per frode in borsa. Il tribunale l'ha "carbon datata" come si fa coi reperti archeologici. A Torino, in compenso, non serve datare niente: basta un silenzio della durata giusta, e il messaggio arriva lo stesso — senza processo, senza pollice, senza fraintendimenti.