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domenica 12 luglio 2026

Il sabaudo che conquistò Wimbledon


Il Bicerin
di Claudio Pasqua
- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda




Jannik Sinner ha vinto ancora Wimbledon, conquistando il suo quinto titolo del Grande Slam e confermandosi il numero uno del mondo. In pochi anni è riuscito in ciò che sembrava impossibile: entrare nella stessa conversazione di Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic.


Ma il vero segreto di Sinner non è il diritto, il rovescio o il servizio. È quello che gli inglesi chiamano "understatement".


Il ragazzo potrebbe vincere Wimbledon, ritirare il Nobel, trovare un parcheggio libero davanti a casa e ricevere la notizia con la stessa identica espressione. Un leggerissimo sorriso, forse. Se proprio è una giornata di entusiasmo.


Ed è qui che scopriamo una grande verità: Jannik Sinner è il più sabaudo degli italiani.


Il sabaudo autentico non urla. Non esulta come se avesse vinto alla lotteria. Al massimo concede un educatissimo: "esageruma nen".


Sinner è così. Sul 40-15 del match point sembra stia aspettando il suo turno alle Poste. Vince Wimbledon? Una stretta di pugno. Gli consegnano il trofeo? Ringrazia con la calma di chi ha appena ricevuto lo scontrino del supermercato.


Immaginate altri campioni. Nadal si trasformava in un gladiatore. Djokovic ruggiva. Federer sembrava danzare sull'erba. Sinner, invece, sembra uno che ha appena finito di sistemare la dichiarazione dei redditi.


Eppure dietro quella calma glaciale c'è una forza mentale impressionante. Non regala emozioni agli avversari, non concede spettacolo alle telecamere e, soprattutto, non perde mai il controllo. È un algoritmo con la racchetta.


E così, a Torino, siamo tutti in trepidante attesa delle ATP Finals 2026, in programma dal 15 al 22 novembre. Tradotto: una settimana in cui anche chi distingue a fatica una racchetta da una paletta da spiaggia improvvisamente diventa esperto di rovesci lungolinea.


Il torneo che chiude la stagione e incorona gli otto migliori tennisti del pianeta tornerà nella splendida Inalpi Arena, che per l’occasione si trasforma: da tempio polifunzionale a cattedrale del tennis, dove il silenzio è così sacro che basta uno starnuto fuori tempo per sentirsi squalificati moralmente.


E i torinesi, con la consueta discrezione, passeranno dal “mah, veduma” al commento tecnico su ogni scambio, spiegando con assoluta naturalezza traiettorie, tattiche e percentuali di prima di servizio. Del resto, è noto: a Torino tutti hanno un’opinione sul tennis. Alcuni hanno anche visto una partita.



Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram e Facebook





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