Sei casi in tutta Italia: così operiamo le ernie che nessuno vuole toccare - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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domenica 10 maggio 2026

Sei casi in tutta Italia: così operiamo le ernie che nessuno vuole toccare

a cura di Giovanni Firera



La dottoressa Silvia Pessione, viceprimario di Chirurgia all’Ospedale Santa Croce di Moncalieri, racconta una tecnica mini-invasiva d’avanguardia che sta cambiando la vita di pazienti considerati fino a oggi “inoperabili”.


Dottoressa Pessione, partiamo dall’inizio. In cosa consiste l’intervento di cui si parla e in quale contesto è stato realizzato?

Il gruppo di Chirurgia dell’Ospedale Santa Croce di Moncalieri è relativamente giovane: è nato due o tre anni fa con l’arrivo del dottor Pozzo come nuovo primario, un chirurgo a tutto campo con una specializzazione nell’esofago e nello stomaco.

La sua visione è stata quella di costruire un’équipe con competenze diversificate. Io sono stata chiamata inizialmente come chirurgo esperto e oggi ricopro il ruolo di viceprimario. Ho portato con me una competenza specifica nella chirurgia della parete addominale, maturata negli anni trascorsi alle Molinette, dove eravamo pionieri in Piemonte nella gestione dei grandi traumi addominali con addome aperto.

Da quell’esperienza è nata la mia passione per la chirurgia di parete.







Di cosa si occupa, in concreto, la chirurgia di parete?

Si estende da un estremo all’altro dello spettro chirurgico.

Da un lato vi è la chirurgia mini-invasiva, la laparoscopia, utilizzata nei casi più semplici. Dall’altro c’è quella che definisco la chirurgia dei “disastri addominali”: pareti gravemente compromesse che richiedono interventi complessi e non mini-invasivi.

In questo secondo ambito, insieme al dottor Falcone, siamo tra i pochi specialisti in Piemonte.

L’intervento di cui parliamo oggi è straordinario proprio perché riesce a unire questi due mondi.


Come avviene questo incontro tra mini-invasività e complessità?

Grazie a uno strumento relativamente recente chiamato Fasciotens.

Il problema fondamentale delle ernie complesse è che il “contenitore”, cioè la parete addominale, non riesce più a contenere gli organi interni, che tendono a fuoriuscire. È quindi necessario creare spazio all’interno dell’addome.

Il Fasciotens funziona come una sorta di argano meccanico con tiranti che esercitano una trazione progressiva sulla parete addominale, inducendola a cedere spazio in modo graduale e controllato.

Fino a oggi questo strumento veniva utilizzato esclusivamente in chirurgia tradizionale, con apertura completa dell’addome. In questo intervento, invece, i tiranti sono stati posizionati per via laparoscopica, a pancia chiusa, attraverso piccole incisioni.


Il caso specifico che avete operato: cosa rendeva questa situazione così eccezionale?

Il paziente presentava un’ernia inguinale di dimensioni enormi, con cui conviveva da circa vent’anni.

Una condizione che lo aveva progressivamente isolato dalla vita sociale, costringendolo a indossare pantaloni speciali e a limitare fortemente ogni attività quotidiana.

In un grande ospedale torinese gli era stato detto, all’età di sessant’anni, che non vi era alcuna possibilità di intervento e che avrebbe dovuto imparare a convivere con quella situazione.

Grazie alla tecnica con il Fasciotens in laparoscopia, siamo riusciti a riportare tutti i visceri in sede e a riparare l’ernia attraverso la sola incisione inguinale, senza alcun taglio lungo la parete addominale anteriore.

La complessità era altissima, ma il trauma chirurgico per il paziente è stato minimo.


Quanto è diffusa questa tecnica? Perché se ne parla così poco?

I numeri sono molto eloquenti: siamo al di sotto della decina di casi in tutta Italia, e solo pochi di più in Europa.

Le ragioni sono principalmente due.

La prima è che lo strumento esiste da pochi anni e il suo impiego in laparoscopia è ancora più recente.

La seconda è che i casi adatti a questa tecnica sono fortunatamente rari, perché ciò significa che i pazienti si fanno visitare prima di arrivare a condizioni così estreme.

Vi è però anche un terzo fattore, forse il più importante: senza una specializzazione specifica nella chirurgia della parete addominale, è difficile persino immaginare questa soluzione.

Serve una competenza molto mirata per riconoscere quando tale tecnica possa essere applicata.


Questa tecnica potrà aprire la strada a nuovi protocolli?

Assolutamente sì.

La comunità scientifica si sta già muovendo. Presenteremo questo caso a un congresso e stiamo lavorando alla sua pubblicazione. Anche altri gruppi stanno seguendo lo stesso percorso.

L’obiettivo è far sapere a chi si occupa di chirurgia di parete che questa possibilità esiste.

Ci sono persone che da anni si sentono dire che non esiste alcun rimedio, che si chiudono in casa e smettono di vivere pienamente.

Non sono molte, ma esistono, e meritano una risposta medica all’altezza della loro condizione.


Una domanda finale, sul piano umano. Come si gestisce il rapporto con un paziente che ha convissuto per vent’anni con una patologia così invalidante?

È probabilmente la parte più delicata di tutto il percorso.

Chi arriva da noi dopo così tanto tempo spesso ha smesso di sperare e ha interiorizzato la malattia come una condanna definitiva.

Il lavoro clinico e quello relazionale devono procedere insieme: occorre ricostruire la fiducia, spiegare con chiarezza ogni passaggio e restituire al paziente la consapevolezza di avere ancora una possibilità.

Quando questo accade, il risultato non è soltanto chirurgico.

È una vera rinascita.


L’équipe e il contesto

L’Ospedale Santa Croce si trova a Moncalieri (TO).

Il gruppo di Chirurgia Generale è diretto dal dottor Pozzo.

La dottoressa Silvia Pessione ricopre il ruolo di viceprimario ed è specializzata nella chirurgia della parete addominale complessa.


Scheda tecnica

La dottoressa Silvia Maria Pessione è una chirurga specializzata in chirurgia generale e laparoscopica, attualmente in servizio presso l’ASL TO5. La sua attività professionale è legata all’Ospedale Santa Croce di Moncalieri e, in precedenza, all’area chirurgica delle Molinette di Torino.

In particolare:

  • dal luglio 2024 è responsabile della Struttura Semplice di Chirurgia laparoscopica ad alta complessità presso l’ASL TO5;
  • opera nell’ambito della Chirurgia Generale dell’Ospedale Santa Croce di Moncalieri;
  • si è laureata e specializzata in Chirurgia Generale presso l’Università di Torino;
  • dal 2008 al 2023 ha lavorato presso l’ASL Città di Torino, soprattutto in Chirurgia Generale e Chirurgia d’Urgenza, con attività collegate anche all’Ospedale Molinette e alla Città della Salute;
  • ha svolto attività di volontariato chirurgico in Madagascar, presso l’ospedale di Henintsoa a Vohipeno.

Principali aree di attività

  • Chirurgia laparoscopica avanzata
  • Chirurgia della parete addominale
  • Chirurgia oncologica mini-invasiva
  • Chirurgia d’urgenza

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