C'è una linea sottile, quasi invisibile, che lega l'inchiesta storica alla poesia. È la stessa linea che attraversa il lavoro di Rosanna Romanisio Amerio per i lettori — e che si rivelerà, nelle giornate del Salone Internazionale del Libro di Torino dal 14 al 18 maggio, in due opere apparentemente lontanissime: un'indagine sull'armistizio del 1943 e una raccolta poetica. Eppure, a leggerle in successione, ci si accorge che entrambe inseguono la stessa ossessione: ciò che resta nascosto, ciò che il tempo ha sepolto, ciò che bisogna riportare alla luce.
I lettori potranno incontrare l'autrice presso il PAD 1 e 76, allo stand del Gruppo Editoriale Tabula Fati / Edizioni Solfanelli, allo stand della Regione Abruzzo e al PAD 2 L 27.
Il signor armistizio non lo conosciamo (Solfanelli, 2025)
Bisogna avere una certa qualità di pazienza — quella che gli artigiani conoscono bene — per scrivere un libro come questo. Non l'urgenza dell'opinionista, non la scorciatoia del divulgatore, ma il passo lento di chi cammina sui luoghi, ascolta i silenzi, raccoglie carte ingiallite e le confronta una per una.
L'inchiesta di Rosanna Prochet sull'armistizio del settembre 1943 ha qualcosa che oggi si fatica a trovare: il rispetto per il dettaglio. Le copie inedite dei due armistizi — il "corto" del 3 settembre e il "lungo" del 29 settembre, con le firme di Castellano, Bedell Smith, Badoglio ed Eisenhower — non sono lì come reliquie da esibire, ma come pezzi di un puzzle che l'autrice compone sotto gli occhi del lettore. Ed è un puzzle che parte da Grazzano Badoglio, nel cuore del Monferrato, paese natale di quel Pietro Badoglio che dell'armistizio fu uno dei maggiori artefici, e arriva fino agli appezzamenti siracusani dell'antica Masseria di San Michele, in Santa Teresa di Longarini, dove fu allestito il Fairfield Camp, il posto di comando alleato in Sicilia.
Ma il vero colpo di teatro è che questo libro, pur essendo Storia con la S maiuscola, si legge come un giallo. C'è il "cippo-ricordo" dell'armistizio, posto dagli Alleati nel punto esatto della firma e poi misteriosamente asportato nel 1955 dal giornalista e scrittore Enrico de Boccard. Ci sono i testi inediti di Franco Montanari, il diplomatico-interprete al seguito di Castellano. Ci sono i Diari, anch'essi inediti, di Luca Pietromarchi, che al posto di Montanari avrebbe dovuto esserci e non c'era. E poi Dick Mallaby, il super agente segreto britannico dello Special Operations Executive, figura da romanzo di Le Carré prestata alla cronaca. E la rocambolesca missione di Giacomo Zanussi, che per primo ebbe fra le mani l'armistizio "lungo", mentre Castellano tornava a Roma da Lisbona con la copia del "breve".
Sembra una sceneggiatura, e invece è documento. Sembra fiction, e invece è la verità ricostruita con il rigore del giornalismo d'inchiesta — quel mestiere che Rosanna Prochet ha imparato sulle pagine del Monferrato e che qui restituisce in forma piena.
Il merito più grande del libro è che non sceglie da che parte stare. Non c'è la tesi precostituita, non c'è il giudizio morale calato dall'alto. C'è la testimonianza, c'è la prova, c'è la pazienza di mostrare le cose come furono: complicate, contraddittorie, umane. È così che si fa Storia, e il lettore — anche quello meno avvezzo alla saggistica — viene preso per mano e accompagnato dentro quei convulsi mesi del 1943 senza sentirsi mai in soggezione.
Un libro che andrebbe letto nelle scuole, e non solo: perché restituisce dignità a una vicenda che troppo spesso si è raccontata a colpi di slogan.
Quello che non dico lo scrivo (Tabula Fati, 2026)
«Quel che non dico lo scrivo. È già una poesia.»
Comincia così, con un verso che è una dichiarazione di poetica e insieme un atto di resistenza al silenzio. E forse è proprio questo il filo che lega — sottilissimo ma tenace — la poetessa alla storica: in entrambe c'è la stessa volontà di non lasciare che il non-detto vinca.
La raccolta poetica di Rosanna Romanisio Amerio è un mosaico. Un mosaico coerente, dove ogni frammento esistenziale trova posto in un disegno più grande. La parola, qui, smette di essere semplice segno per farsi Immagine e infine Vita: una traiettoria che ricorda — pur senza imitarla — la lezione di Maria Zambrano sulla "ragione poetica", e che pesca nel grande serbatoio proustiano del tempo ritrovato.
Non c'è, in queste pagine, una poesia del presente. C'è una parola che recupera, che rimette insieme, che riannoda. Il ricordo diventa àncora metafisica, non nostalgico ripiegamento. È una distinzione importante, e l'autrice la mantiene con eleganza: non si rifugia mai nel passato, ma lo interroga, lo scava, lo fa parlare.
Il percorso attraversa quella che la stessa autrice — con un'immagine che suona platonica e insieme contemporanea — chiama la "caverna" della coscienza, e si avventura nel labirinto dell'esistenza alla ricerca di una scheggia di luce. È in quella scheggia che il quotidiano si trasfigura in mito e archetipo. Sono confessioni, queste poesie — necessarie, scomode, prive di compiacimento. Sradicano il silenzio per riconsiderare l'intero tracciato di una vita.
Il libro è essenziale nel doppio senso della parola: breve e indispensabile. Una silloge che si attraversa come un piccolo deserto — con il vento, con la sete, con la promessa di un orizzonte. E quando si chiude, lascia addosso quella sensazione tipica delle scritture vere: che qualcosa, dentro, si sia spostato di qualche millimetro.
Una coerenza profonda
Si potrebbe pensare che fra l'inchiesta storica e la poesia ci sia un salto. Ma chi conosce il lavoro di Rosanna Prochet sa che non è così. In entrambi i libri c'è la stessa fedeltà al particolare, la stessa diffidenza per le formule fatte, la stessa convinzione che le cose vere si trovino solo se si è disposti a cercarle dove nessuno guarda più. Nel cippo asportato di Cassibile come nel verso che recupera un istante perduto.
È una coerenza rara, e merita di essere riconosciuta.
L'autrice
Rosanna Romanisio Amerio è giornalista pubblicista, già corrispondente del Monferrato di Casale Monferrato (AL) per le pagine di cronaca, cultura e critica teatrale. Si occupa attualmente di una storica attività di famiglia, in Torino.
Innamorata del Monferrato e della Sicilia, appassionata di storia, nel 1993 ha aperto al pubblico nel comune di Grazzano Badoglio (AT) quella che fu l'abitazione avita di Pietro Badoglio, facendone una Casa Museo dove vengono allestite mostre ed esposizioni storiche.
Conduce da anni studi sull'armistizio del settembre 1943, con approfondimenti svolti direttamente sul posto, in particolare presso i terreni della Masseria San Michele, in Santa Teresa di Longarini, frazione di Cassibile (SR).
Ha curato con Gianfranco de Turris la riedizione di Le donne non ci vogliono più bene di Enrico de Boccard (Solfanelli, Chieti 2022), un romanzo-cronaca sulla guerra civile che insanguinò l'Italia tra il 1943 e il 1945, vissuta dalla parte dei vinti; in appendice, ha firmato un approfondimento sulla biografia di de Boccard e sul suo coinvolgimento nell'asportazione del "cippo di Cassibile", posto dagli Alleati a ricordo della firma dell'armistizio del 3 settembre.
È autrice del libro di indagine storica 3 settembre 1943. L'Armistizio è stato firmato qui. Appunti siracusani (Morrone, Siracusa 2023). Sullo stesso argomento ha pubblicato nel 2025 un più ampio approfondimento nel libro Il signor armistizio non lo conosciamo (Solfanelli, 2025). La sua più recente pubblicazione è una breve silloge di poesie, Quello che non dico lo scrivo (Tabula Fati, 2026).
Dal 2023 è Presidente onoraria dell'Associazione Culturale Lamba Doria di Siracusa.
Rosanna Prochet sarà al Salone Internazionale del Libro di Torino dal 14 al 18 maggio 2026, presso il PAD 1 e 76 — stand del Gruppo Editoriale Tabula Fati / Edizioni Solfanelli, allo stand della Regione Abruzzo e al PAD 2 L 27.


