Massimo Auci, dal CERN alla Shoah: «Il Tempo di Natan» - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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lunedì 4 maggio 2026

Massimo Auci, dal CERN alla Shoah: «Il Tempo di Natan»

Torino produce certi uomini che non stanno dentro una sola categoria, e di solito sono i più interessanti. Massimo Auci è uno di questi. Lo trovi nella fisica delle particelle e ti ritrovi in un romanzo. Lo cerchi al CERN e lui è in cattedra a spiegare che nell'universo, in fondo, funziona tutto con lo stesso principio — la sua Bridge Theory, costruita in trent'anni di ricerca ostinata. 

Poi un giorno arriva Il tempo di Natan, e scopri che quella stessa ostinazione l'ha messa in un medico ebreo tormentato e in una donna resiliente che si chiama Miryam, una storia che parla di Shoah e di ONU e di come si vive quando la memoria è più pesante del futuro. Massimo Auci è torinese nell'anima: preciso, malinconico e capace, all'improvviso, di commuovere.

Lo abbiamo intervistato.


                                                    

Professor Auci, lei è astrofisico, cosmologo, ha collaborato con il CERN. Come si spiega la narrativa nella biografia di uno scienziato? 


Professionalmente nasco come fisico sperimentale specializzato in Astrofisica e Cosmologia, ma è quest'ultima il mio vero campo di ricerca: comprendere l'universo e per farlo occorre capire come si è formato lo spaziotempo, la materia e non mi accontento mai di risposte incomplete che aprono la strada a nuovi interrogativi. Esiste una dimensione però, quella umana e sociale, che meglio di tutte rappresenta il mistero dell'universo. Com'è possibile che la vita sulla Terra, un prodotto così prezioso del nostro universo possa evolversi solo sviluppando odio e intolleranza verso l'altra umanità. A questa domanda non posso rispondere con delle equazioni, ma solo con l'analisi e l'introspezione di un dramma storico reale e la narrativa è l'unico strumento che ho a disposizione. Poi ognuno cercherà di darsi una propria risposta. 

Il titolo «Il tempo di Natan» richiama qualcosa di preciso. È un'allusione fisica, esistenziale, o entrambe le cose? 


Questa è una domanda che mi aspettavo, per un fisico parlare di tempo è un fatto comune, specialmente per un cosmologo. In questo caso però "Il tempo di Natan" ha una dimensione più umana, ma ha anche più sfaccettature. Posso dire che è il tempo soggettivo vissuto da Natan per rivivere e analizzare i propri drammi passati, ma è anche il tempo ciclico che si ripropone anno dopo anno a partire dallo Yom Kippur, un tempo che ci è dato per migliorarsi, per rendersi degni di essere iscritti nel libro della vita, quindi un tempo di riflessione, di introspezione per comprendere cosa non va in questa umanità".

Chi è Natan? Come è nato come personaggio?


Natan Cohen è un personaggio "sintetico", frutto di immaginazione, ma costruito con meticolosità su un modello profondamente umano. Come scrittore, ho prima costruito il passato storico della famiglia di Natan, poi il presente ed infine il futuro. Quello che più conta è che nonostante radici paterne olandesi, lui è un medico profondamente italiano, ha vissuto la Shoah solo nei racconti di famiglia e dei conoscenti, lì ha scoperto l'esistenza dell'antisemitismo e cosa vuol dire sentirsi ebreo, lì sono nati i primi "perché" e nel comprendere la futilità delle risposte a quei perché è rimasto profondamente turbato, quindi non per i racconti in sé, quanto per l'incapacità di trovare delle vere risposte a quelle domande.


E Miryam? Qual è il suo ruolo nella struttura narrativa?


Miryam è una figura fondamentale, in certi momenti sovrasta persino la figura di Natan. Senza Miryam Natan non avrebbe avuto la forza di fare tutto quel che ha fatto, forse sarebbe rimasto in Italia e non si sarebbe trasferito in Israele, il suo affetto incondizionato per la famiglia italiana è palese, quindi Miryam è il suo alter ego, è quanto di meglio lui avrebbe potuto sperare di incontrare in una donna per capire cosa vuol dire essere giusti e dare un senso al suo modo di essere e sentirsi.


La Shoah è centrale nel romanzo. Si è posto il problema di come trattare un tema così gravoso senza scivolare nella retorica? 


La Shoah nel romanzo è sicuramente centrale, però non come evento storico la cui narrazione rappresenta l’elemento narrativo principale del romanzo, ma come evento familiare, formativo, in grado di forgiare il carattere di Natan imponendogli un modus vivendi che piano piano diventa l’essenza della propria vita, un evento che ha forgiato non solo Natan, personaggio “sintetico” del romanzo, ma due generazioni di esseri umani veri, di ebrei cresciuti nella speranza che mai più avrebbe dovuto accadere. La Shoah, quindi è centrale nella formazione del carattere di Natan e nel suo modo di percepire il mondo che lo circonda come è centrale in milioni di ebrei europei che hanno vissuto direttamente o indirettamente quell’esperienza, e le emozioni non sono retorica.” 

Il romanzo critica aspramente la diplomazia internazionale e le missioni ONU. È una posizione politica o narrativa? 


Il romanzo si basa su fatti storici reali, in particolare sono due le missioni fallimentari, la missione ITALCON in Libano e la missione UNPROFOR in Bosnia ed Erzegovina; quindi, non è un problema politico ma un reale fallimento della diplomazia internazionale e delle missioni ONU; quindi, non è né una scelta narrativa né una scelta politica, è la realtà.

È stato detto che la scrittura del romanzo è «densa, evocativa, introspettiva». Come ha lavorato sullo stile? 


Il libro è stato recensito da professionisti del settore letterario che hanno espresso il loro parere. Se fosse così vorrebbe dire che sono riuscito nell’intento che mi ero prefisso, questo solo i lettori lo potranno giudicare. Lo stile, se di stile si tratta, è innato, molte cose sono state scritte di getto, poi riviste e corrette come si farebbe con un affresco. Questo è il mio modo di scrivere, descrivo le immagini che ho nella mente, anche in campo scientifico mi comporto nello stesso modo.


Il tempo di Natal si trova in libreria e store e sul sito del Gruppo Albatros Il Filo

Massimo Auci
Il tempo di Natan

ASIN ‏ : ‎ B0GRXBJPGC
Editore ‏ : ‎ Gruppo Albatros Il Filo
Data di pubblicazione ‏ : ‎ 24 aprile 2026
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 282 pagine
ISBN-13 ‏ : ‎ 979-1223618882
Peso articolo ‏ : ‎ 390 g
Dimensioni ‏ : ‎ 14.1 x 1.8 x 21.1 cm

  




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