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martedì 21 aprile 2026

Vesta: il click day che punisce i fragili

Il Bicerin di Claudio Pasqua 

Il buongiorno del mattino in chiave sabauda



La Regione Piemonte ha aperto ieri le porte alle famiglie in difficoltà con un bonus richiedibile online.
Il nome è un omaggio a Vesta, dea romana del focolare domestico. Scelta simbolicamente impeccabile per un voucher dedicato alle famiglie con bambini piccoli.


Peccato che la dea vegliasse su un fuoco che non doveva mai spegnersi. Il portale si è spento due minuti prima dell'accensione.
Come se la NASA battezzasse un razzo Icaro.
Ma non voglio essere pungente. Non è nel mio stile.

Procediamo.


Il 21 aprile, ventimila genitori piemontesi — SPID in mano, neonato sul ginocchio, mascella contratta — si sono lanciati sul portale alle dodici in punto con la concentrazione che Napoleone riservava alle mappe di battaglia. Il messaggio che li attendeva era lapidario: "Impossibile raggiungere il sito."

Qualche politico ha evocato un attacco hacker. Ma, anime mie, di attacco non c’era proprio nulla.


Il termine tecnico è DoS, Denial of Service: quando trentamila famiglie bussano contemporaneamente alla stessa porta digitale, il server collassa. No, non un attacco informatico, dunque. Qualcosa di molto più simile a una figura da cioccolataio - come diremmo qui in Piemonte - per chi ha architettato il tutto. Ventimila famiglie che avevano seguito le loro istruzioni alla lettera. 


Nei commenti della pagina Facebook della Regione Piemonte si è aperto quasi subito quello che la Chiesa cattolica chiamerebbe "un arricchimento significativo del suo calendario liturgico". Santi mai catalogati, invocati con una fervenza che neppure il Vaticano avrebbe saputo ispirare.


Ma la domanda vera è un’altra: perché il click day? Perché trasformare un sostegno alle famiglie bisognose in una gara di riflessi digitali? Il voucher non va a chi ne ha più bisogno: va a chi ha il mouse più rapido e la fortuna di non avere un neonato in braccio in quel preciso momento.


E c’è un’altra contraddizione evidente: come fa una famiglia indigente, già in difficoltà economica, a permettersi un PC, una connessione stabile o strumenti adeguati per partecipare a questa corsa digitale? Si finisce così per escludere proprio chi avrebbe maggiore necessità del sostegno.


Esiste la graduatoria, strumento antico ma collaudato, capace di assegnare le risorse secondo criteri di bisogno e non di velocità. Si è scelto diversamente. Per il secondo anno consecutivo.


Mia nonna era istriana. Donna di silenzi pesanti e viso eloquente, aveva attraversato le occupazioni tedesche e jugoslave della seconda guerra — cose di cui non si parlava, ma che il viso raccontava lo stesso. Durante la guerra faceva la coda per la tessera annonaria, la tessera della fame: ore in piedi, sporta di tela, freddo dell'Adriatico alle spalle, ad aspettare un bollino per cento grammi di pane. Solo la coda, il gelo, e la speranza che il buono non finisse prima del suo turno.


Oggi, nella stessa Italia, ottant'anni dopo una giovane donna - giovane come lo era lei -  fa la coda con il mouse in mano. Stessa speranza, stesso terrore che il buono famiglia finisca prima del proprio turno.


Ottant'anni di informatica, di progresso, e siamo ancora lì. Con la sporta di tela in mano.



Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano.


 

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