Sono conosciuti come i “magnifici tre”: e sono Rita Levi-Montalcini, Salvador Luria e Renato Dulbecco. Tre menti straordinarie, tre amici inseparabili, ma soprattutto tre illustri studenti formatisi all’Università di Torino, una delle più prestigiose istituzioni accademiche del Paese, capace di generare eccellenza scientifica e talento riconosciuto in tutto il mondo.
Nella seconda metà degli anni Trenta, i tre futuri Nobel frequentarono insieme l’ateneo torinese, studiando nella rinomata scuola dell’istologo Giuseppe Levi. Quelle aule, quei laboratori e quell’ambiente intellettualmente vivace furono il terreno fertile in cui germogliarono carriere straordinarie. Per l’Università di Torino rappresentano ancora oggi un motivo di immenso orgoglio: raramente un solo ateneo può vantare di aver formato contemporaneamente tre futuri vincitori del Premio Nobel.
Da Torino partirono percorsi destinati a cambiare la storia della scienza. Luria e Dulbecco furono premiati per i loro studi pionieristici sulla genetica e sui meccanismi legati ai tumori. Rita Levi-Montalcini ottenne invece il Nobel per la scoperta del fattore di crescita delle cellule nervose, aprendo nuove frontiere nella neurologia e nella medicina moderna.
Il legame tra Rita Levi-Montalcini e Salvador Luria era nato ben prima dell’università. «Eravamo amici – raccontava Rita – ci conoscevamo dall’età di dieci anni e anche le nostre famiglie erano legate». Ma fu proprio negli anni torinesi che quell’amicizia si consolidò, arricchita da studio, confronto e passione comune per la ricerca.
Forte anche il rapporto con Renato Dulbecco, che ricordava con emozione il periodo universitario trascorso sotto la Mole. «Con Rita abbiamo avuto occasione di vederci sempre», raccontava, ricordando come i rispettivi interessi scientifici – lo sviluppo embrionale per lei, le colture cellulari per lui – li portassero a continui scambi di idee.
Torino non fu soltanto il luogo della loro formazione accademica, ma la culla di una stagione irripetibile della scienza italiana. Nei corridoi dell’università si intrecciavano intuizioni, amicizie, discussioni sui geni e perfino pomeriggi dedicati alla musica classica, altra passione condivisa.
I “magnifici tre” non furono soltanto tre premi Nobel: furono tre studenti dell’Università di Torino che portarono nel mondo il prestigio del loro ateneo. La loro storia resta una delle pagine più luminose della tradizione universitaria italiana e un’eredità di cui Torino può andare fieramente orgogliosa.
