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giovedì 23 aprile 2026

Torino si racconta da sola

Il Bicerin di Claudio Pasqua 


Il buongiorno del mattino in chiave sabauda



Allora. Torino ha una nuova brand identity, un termine che tradotto significa: come vuoi essere visto dal mondo… anche quando il mondo non ti ha chiesto niente.


Ci sono voluti due anni per produrla — due anni, che è il tempo che ci vuole per scrivere un libro,  prendere una laurea magistrale o attraversare per intero Piazza Baldissera.


No, dico, ci rendiamo conto? Abbiamo fatto una gara internazionale, l'ha vinta un'agenzia di Milano — di Milano, Boja Fauss! come se a Torino non ci fossero creativi, ma vabbe' -  e dopo anni di riunioni, focus group, tavoli di lavoro, tavoli di ascolto, tavoli di restituzione degli esiti del tavolo di ascolto e probabilmente anche qualche pranzo di lavoro con il vino delle Langhe pagato dalla collettività, il risultato è che i testimonial, tutti famosi, appaiono, ammiccano e, per la prima volta, scelgono di non dire nulla. Guardano in camera, accennano un sorriso, fanno una pausa. Come a dire: non serve spiegare.


Geniale. Veramente. 


Per chi ha tempo da perdere, di seguito il video di questa campagna: ci sono Chiambretti, la Chiabotto, Brachetti, i Subsonica e Sonego che recitano, appunto, in silenzio. Tutti bravissimi, tutti torinesi doc. Ma tutti muti. Praticamente il cast ideale per un film di Bresson.



Il silenzio, del resto, è una forma di comunicazione antichissima, validata dalla scienza e dalla filosofia: “Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere” scriveva Ludwig Wittgenstein.  Subito ripresa da Mark Twain e adattata in "Meglio tacere e sembrare stupidi che parlare e togliere ogni dubbio"

Gli "esperti dello storytelling"  — provate a dirlo ad alta voce senza ridere — hanno stabilito con perizia professionale che il silenzio trasmette autenticità. E l'autenticità, come è noto, vale più delle parole.  


Ma è anche il riflesso di un carattere preciso, molto torinese. Misurato. Sobrio. Il carattere di una città che alla domanda «come stai?» risponde «soma sì» — siamo qui — come se la propria esistenza in vita fosse già una notizia sufficiente e non richiedesse ulteriori commenti.


Una città che ha inventato la nitroglicerina, dove lo stesso banco universitario ha prodotto tre premi Nobel, ospita il mercato all'aperto più grande d'Europa, custodisce il Museo Egizio più importante del mondo fuori dal Cairo, vanta diciotto chilometri di portici pedonali, ha proiettato il primo film della storia d'Italia, e ha tenuto imbattuto Buffon per 973 minuti consecutivi — quasi mille minuti senza subire un gol. Ha tutto questo. E non lo dice. Non perché non lo sappia. Lo sa benissimo. Lo sa e tace perché sbandierare è volgare, e la volgarità, come è noto, è di Milano.


Il che rende la scelta del payoff leggermente ironica. «Torino si racconta da sola» è una frase evidentemente scritta da un milanese. Perché un piemontese doc — uno vero, di quelli che al complimento rispondono con un «va bin» e cambiano argomento — non avrebbe mai scelto cinque parole per dire una cosa che si dice benissimo con due.


Esageruma nen.


Che tradotto per i non addetti ai lavori significa: non esageriamo.


Due parole. Nessuna agenzia di Milano. Nessun rimborso spese.


Già compreso nel prezzo del bicerin.



Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano.






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