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mercoledì 29 aprile 2026

Bella Ciao Cantina Band

Il Bicerin di Claudio Pasqua

Il buongiorno del mattino in chiave sabauda




Il Primo Maggio è quella festa in cui milioni di italiani si mettono contemporaneamente in macchina per rivendicare il diritto al riposo. Bollino rosso ovunque. Il riposo, in pratica, comincia a Settimo e finisce a Carmagnola.

A Torino, intanto, alle nove in punto, parte da corso Cairoli il corteo CGIL-CISL-UIL diretto a piazza Castello. Lo slogan del 2026 è per il Campo Largo: “SIAMO LA GALASSIA SINDACALE”.

Contemporaneamente, al MUFANT di Settimo, si celebra lo Star Wars Day. Decine di cinquantenni Nerd, in tunica Jedi, sciabole laser ricaricate la sera prima con una certa apprensione coniugale, marciano con la solennità di chi ha aspettato un anno intero per dire "che la Forza sia con te" senza arrossire troppo.


Immaginiamo per un attimo — in un esperimento mentale — che i due cortei si incontrino. Un Jedi sovrappeso si avvicina a un sindacalista, spada laser in mano: "Io combatto un Impero". E il sindacalista, perplesso: "Anche noi. Il nostro è a Palazzo Chigi e parla con la cadenza garbatella”.


C'è però un piccolo equivoco galattico che andrebbe risolto una volta per tutte.


I Jedi dicono: «Noi combattiamo il Lato Oscuro della Forza». La CGIL risponde: «Noi siamo la forza di via delle Botteghe Oscure».


Risolto il qui pro quo, marciano insieme verso piazza Castello. Cantano "Bella Ciao" sulla melodia di Cantina Band. Strano: è la prima volta che i componenti del "Campo Largo" riescono a stare sullo stesso spartito.


E quando un giovane Padawan di Mirafiori chiede al Segretario quale sia la via giusta da prendere, lui risponde come rispondono i Maestri da Yoda in poi.


«Dipende dal contratto nazionale».


In piazza Castello il corteo si scioglie. Resta a terra qualche bandiera arrotolata, e quella sensazione, familiare ma sfuggente, di aver partecipato a qualcosa di importante senza riuscire a ricordare cosa.
Alla fine tutti a un bar di Borgo Dora. E si ordina un bicchiere di rosso, perché il rosé non ha mai vinto una rivoluzione, e perché alla fine, in questa città, anche le rivoluzioni hanno bisogno di un tavolino all’ombra.




Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram e Facebook




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