Negli ultimi anni Torino e il Piemonte stanno assistendo a un fenomeno sempre più evidente: migliaia di giovani qualificati scelgono di trasferirsi all’estero per studiare, lavorare e costruire la propria carriera. Un flusso continuo che, secondo i dati più recenti, supera di gran lunga il numero di talenti che invece arrivano sul territorio.
Il risultato è quello che molti osservatori definiscono un vero e proprio squilibrio strutturale: il Piemonte forma giovani altamente qualificati, ma fatica a trattenerli.
Sempre più laureati tra chi lascia il Piemonte
Secondo il rapporto del CNEL sull’attrattività dell’Italia per i giovani delle economie avanzate, negli ultimi anni è cresciuta sensibilmente la percentuale di laureati tra i giovani che emigrano. La quota è passata da circa il 22,5% nel 2012 a oltre il 40% nel periodo più recente, segno che la mobilità internazionale riguarda sempre di più profili altamente qualificati.
Nel caso del Piemonte, il fenomeno è particolarmente marcato. Negli ultimi anni oltre 30 mila giovani hanno lasciato la regione per trasferirsi nelle principali economie avanzate, mentre gli arrivi dall’estero si fermano a circa 4 mila. Questo divario evidenzia le difficoltà del territorio nel competere con altre aree europee e internazionali nell’attrazione di talenti.
I dati mostrano inoltre che ogni anno circa il 13% dei neolaureati piemontesi sceglie di trasferirsi fuori dalla regione. Complessivamente, tra il 2011 e il 2024, oltre 44 mila giovani under 35 hanno lasciato il Piemonte, con un saldo migratorio negativo superiore a 30 mila unità.
Le destinazioni più scelte dai giovani piemontesi
Le mete principali dei giovani che partono sono i Paesi con economie più dinamiche e maggiori opportunità lavorative. In particolare:
- Regno Unito
- Francia
- Germania
- Svizzera
- Spagna
- Stati Uniti
Queste destinazioni coincidono con quelle più scelte anche dai giovani italiani in generale, con Regno Unito e Germania ai primi posti tra le preferenze per lavoro e carriera internazionale.
Il paradosso piemontese: si parte molto, si arriva poco
Il confronto tra partenze e arrivi evidenzia un forte squilibrio: a fronte di oltre 32 mila giovani piemontesi trasferiti all’estero, poco più di 4 mila talenti stranieri hanno scelto il Piemonte nello stesso periodo.
Questo dato mette in luce una criticità strutturale del sistema territoriale, che fatica a rendersi competitivo sul piano internazionale, soprattutto rispetto a città europee più attrattive per ricerca, lavoro e innovazione.
Il ruolo delle università per attrarre talenti
Nonostante il saldo negativo, le università torinesi stanno cercando di invertire la tendenza attraverso progetti internazionali e investimenti in ricerca.
Il Politecnico di Torino, ad esempio, sta puntando su grandi poli di innovazione e infrastrutture di ricerca, in particolare nei settori della manifattura avanzata e dell’aerospazio. Proprio recentemente è stata avviata la collaborazione tra Regione Piemonte e Politecnico per la cosiddetta "Città dell’Aerospazio", con nuovi laboratori e spazi dedicati a imprese e ricerca.
Secondo il rettore Stefano Corgnati, la creazione di grandi hub tecnologici è fondamentale per rendere il territorio più competitivo e attrarre non solo aziende ma anche ricercatori e studenti internazionali.
L’Università di Torino punta sulle collaborazioni globali
Anche l’Università di Torino sta rafforzando la propria dimensione internazionale attraverso partnership strategiche. Tra queste, la collaborazione con l’Institute for Basic Science della Corea del Sud, che ha dato vita a programmi di dottorato congiunti e scambi di ricerca.
Uno di questi programmi ha attirato oltre 90 candidature da 18 Paesi, confermando la capacità di Torino di competere sul piano scientifico globale quando vengono attivati progetti di alto livello.
Il programma prevede periodi di ricerca sia in Italia sia in Corea, con borse di studio e finanziamenti condivisi, favorendo la mobilità internazionale e la costruzione di reti accademiche globali.
Un fenomeno che riguarda tutta l’Italia
Il caso piemontese si inserisce in un quadro più ampio. Secondo il CNEL, tra il 2011 e il 2024 circa 630 mila giovani italiani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato il Paese. Il saldo migratorio resta fortemente negativo, con molti più giovani in uscita rispetto a quelli in entrata.
Le regioni del Nord, Piemonte compreso, rappresentano quasi la metà delle partenze, dimostrando che il fenomeno non riguarda solo il Sud ma interessa l’intero Paese.
La sfida: trasformare Torino in un ecosistema attrattivo
Secondo università e istituzioni, per trattenere i giovani non basta offrire opportunità accademiche. Serve costruire un ecosistema completo che includa:
- lavoro qualificato
- infrastrutture innovative
- servizi per famiglie e ricercatori
- collaborazioni tra università e imprese
- investimenti in ricerca e sviluppo
Solo attraverso questa rete integrata Torino e il Piemonte potranno competere con le principali città europee e invertire la tendenza alla fuga dei talenti.
Fonti
- Rapporto CNEL “Attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati”
- Fondazione Migrantes, Rapporto Italiani nel Mondo 2025, 20 anni di mobilità italiana: non “fuga”, né “cervelli”, ma talenti che scelgono
- Politecnico di Torino, progetto Città dell’Aerospazio
- Università di Torino, collaborazione Institute for Basic Science
- CNEL, dati emigrazione giovani italiani 2011-2024
- IRES Piemonte e comunicazioni su attrazione talenti
